Buste “bio”, quanti problemi

«Si fa un gran parlare delle buste vietate e delle nuove buste “biodegradabili”. Ma tutto è poco chiaro». Carlo C. - Ciampino
Effettivamente (e purtroppo) riecheggia il famoso detto «Fatta la legge trovato l’inganno». Comunque, al di là dei proverbi popolari, c’è un po’ di confusione nel famoso stop alle buste di plastica a partire dal 1 gennaio 2011. Intanto perché è uno stop allungato. Vuol dire che la grande distribuzione (gli ipermercati) avrà tempo fino al 30 giugno per smaltire le scorte. La media distribuzione (i supermercati) ha tempo fino ad agosto 2011 e la piccola (i negozi) potranno attendere fino a dicembre 2011. Quindi le buste ambientaliste, che si adeguano alla normativa europea in materia di tutela ambientale, entreranno a pieno regime solo tra un anno. Intanto ci si è avviati ad uno degli sport più praticati in queste circostanze, cioè lanciare allarmi a cui bisognerà guardare con una certa ragionevolezza per evitare inutili fantasie. Ad esempio, qualcuno dice: «Siamo sicuri che i materiali ecologici siano innocui», oppure c’è il rischio di falsificatori che spacceranno buste biodegradabili che non lo sono. Del resto penso che quest’ultima sia una sorpresa-non sorpresa! C’è anche chi guarda alla pubblicità e chi approfitterà di questa confusione.

 

Quello che spaventa di più sono i prezzi dei nuovi sacchetti, che pare si aggirino tra i 5 e i 30 centesimi l’uno. Ma da questo mutamento comportamentale che il rito della spesa ci induce a fare vi è una grande possibilità: sentirsi tutti più responsabili in tema di riuso e di riciclo e in tema di inquinamento. Si potrebbe essere un po’ meno consumisti (nel senso etimologico) adottando, come a volte molti fanno, una sporta di tela o di altro materiale che non costringe ad acquistare i sacchetti. Diveniamo tutti più equi, solidali e veramente ambientalisti.

 

p.demaina@libero.it

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