Burkina Faso,14 morti in un attacco a una chiesa

La serie nera continua nel Paese. Domenica primo dicembre, quattordici fedeli, tra cui alcuni bambini, sono stati uccisi durante un servizio religioso nella chiesa protestante di Hantoukoura
EPA/LEGNAN KOULA

L’ennesimo attacco terroristico contro una chiesa cristiana, questa volta il tempio protestante di Hantoukoura, è stato perpetrato da una dozzina di persone pesantemente armate, che hanno giustiziato i fedeli presenti, tra cui il pastore della chiesa e dei bambini. Il presidente del Burkina Faso, Roch Marc Christian Kabore, ha condannato «l’attacco barbaro» nel dipartimento di Foutouri al confine del Niger, nella provincia di Komondjarie.

Sono in corso rastrellamenti per trovare gli autori di questo attacco, afferma il governatore della regione. Sabato, a ovest, non lontano dal confine con la Costa d’Avorio, degli individui armati avevano già attaccato l’attraversamento del confine di Yendéré, facendo due feriti tra i passeggeri di un autobus di trasporto pubblico. «Gli assalitori, una ventina pesantemente armati, hanno bruciato un veicolo e portato via diverse motociclette», ha detto una fonte della polizia.

Yendéré, situato a circa 20 chilometri da Niangoloko, il principale posto di frontiera tra Burkina Faso e Costa d’Avorio, è già stato oggetto di due attacchi, di cui uno ha fatto tre morti in aprile. A ottobre, alcuni uomini armati sospettati di essere estremisti islamisti, hanno attaccato un convoglio che trasportava dipendenti della società mineraria con sede a Montreal, la Semafo, uccidendo almeno 37 persone.

Gli attacchi dei gruppi armati sono iniziati con la partenza forzata dal potere dell’ex presidente Blaise Compaore nel 2015. Sottodimensionati e scarsamente addestrati, esercito, polizia e gendarmeria non sono manifestamente in grado di fermare gli assalti jihadisti, che si sono intensificati nel 2019 fino a diventare quasi quotidiani.

Il record di attacchi in Burkina Faso quest’anno è in effetti agghiacciante: il 26 maggio quattro fedeli sono stati uccisi in un attacco contro una chiesa cattolica a Toulfe, una città nel nord del paese; il 13 maggio, quattro cattolici sono stati uccisi in una processione religiosa in onore della Vergine Maria a Zimtenga, ancora a nord; il giorno prima, sei persone, tra cui un sacerdote, sono state uccise durante un attacco durante una messa in una chiesa cattolica a Dablo, una città nella provincia di Sanmatenga, nel nord del Paese; il 29 aprile, sei persone sono state uccise nell’attacco alla chiesa protestante di Silgadji, nel nord; a metà marzo, padre Joël Yougbaré, parroco di Djibo (nord), è stato rapito da individui armati; il 15 febbraio don César Fernández, missionario salesiano di origine spagnola, è stato ucciso nel centro del Burkina Faso.

Diversi imam sono stati anche assassinati dai jihadisti nel nord del Burkina da quando gli attacchi sono iniziati quattro anni fa. In totale, gli attacchi attribuiti a una dozzina di gruppi jihadisti, tra cui Ansarul Islam, il Gruppo di supporto per Islam e musulmani (Gsim) e lo Stato islamico del Grande Sahara (Eigs), hanno ucciso quasi 700 persone dall’inizio del 2015, secondo un conteggio dell’Afp, e si contano circa 500 mila sfollati interni e rifugiati, secondo le Nazioni Unite.

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