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In profondità > Spiritualità

Buon compleanno Guru Nanak

di Ravindra Chheda

- Fonte: Città Nuova

Il due novembre, secondo il calendario cristiano, si commemorano i defunti. Alla scoperta di una ricorrenza sikh che cade nella stessa data.

Guru Nanak Jayanti

Il due novembre i sikhs celebrano il Guru Nanak Jayanti, il compleanno del fondatore della religione nata alla fine del XV secolo nello Stato del Punjub nel nord ovest dell’India. Nel sub-continente l’incontro-scontro fra il mondo islamico e quello induista aveva dato vita a cultura, pensiero, lingua ed arte di rara bellezza – basti pensare al celeberrimo Taj Mahal di Agra – ma aveva anche causato scontri sanguinosi. L’induismo, poi, aveva disegnato divisioni sociali codificate dal sistema castale.

 

Guru Nanak nasce indù, ma ancora ragazzino rifiuta il sacro filo che introduce nella vita adulta di questa religione. Pochi anni dopo, mentre si bagna in un fiume vicino al suo villaggio, sparisce misteriosamente per riapparire dopo tre giorni con un messaggio sconvolgente. «Non c’è né indù né musulmano perché Dio non è né indù né musulmano» proclama a tutti. E successivamente confida: «Sono stato alla corte di Dio che ora mi manda come suo menestrello ad annunciare quanto ho visto».

 

Da quel momento Nanak, sposato con due figli, inizia a viaggiare, raggiungendo Sri Lanka e Tibet, La Mecca e l’Afghanistan e predicando l’uguaglianza e la fraternità perché Dio è presente in ogni uomo, ed il fine della vita di ogni essere umano è di riunirsi a Lui. Migliaia di persone lo seguono. Il messaggio è semplice e per tutti. Non è necessario farsi asceta per seguirlo. Nanak predica che la religione aiuta a vivere «da puri nel mondo fatto di zozzura». Lui, guru, porta una luce nuova illuminando le tenebre. Gli altri sono i sikhs, seguaci nella lingua locale.

 

Poco prima di morire Nanak nomina Angad, uno dei suoi discepoli, suo erede spirituale. Da Angad in poi il processo continuerà per quasi cento anni fino a Guru Gobind Singh, il decimo nella successione, che vedendo la religione ormai ben avviata comprende che non c’è più bisogno di un leader spirituale. Nel 1708, alla vigilia della morte, affida dunque il compito di essere un guru immortale al Granth Sahib, il libro sacro, che raccoglie in 1430 pagine 5.930 versi di preghiere.

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