Bruce Springsteen: il sudore & le lacrime

Bastano una manciata di note per capire che il Boss è tornato al passato.  Ma bastano un paio di rime per capire che parla di questo presente.
Bruce Springsteen

Bastano una manciata di note per capire che il Boss è tornato al passato.  Ma bastano un paio di rime per capire che Springsteen parla di questo presente. E quando s’arriva al fondo degli undici brani (più due bonus-track) che compongono questo potentissimo Wrecking Ball, ci si rende conto che il Nostro ha di nuovo colpito al cuore, sfornando un capolavoro che possiede lo stesso carisma, la stessa forza di album leggendari come Born to Run e Darkness on the Edge of Town.
Il più carismatico fra i cantautori americani di questi ultimi decenni torna a ruggire, miscelando rhythm’n’blues urbano e hard-folk, rock-ballad struggenti e gospel, perfino uno schizzo di hip-hop.  Ma se in superficie sono la rabbia e il disincanto a dominare il campo (a tratti pare la cerimonia funebre di quell’American dream che nessuno come lui ha saputo celebrare e stigmatizzare insieme), nelle viscere ancora brucia quell’ansia di redenzione e di riscatto che ha sempre nutrito la sua poetica. Figlio della crisi finanziaria che ha colpito durissimo in America come in tutto l’Occidente, Wrecking Ball – una di quelle enormi palle di ferro che s’usano nelle demolizioni – è la metafora perfetta dei guasti di una politica troppo spesso antitetica alla sua missione. Probabilmente è l’album più arrabbiato dei diciassette che il Boss ha finora inciso in studio: dove l’epica s’interseca col quotidiano, e la disillusione più cupa con l’umanesimo. Facile predire che diverrà uno dei suoi classici.

Bruce Springsteen sa che il suo mestiere non è quello di dare risposte, ma piuttosto quello di far da catalizzatore di sempre nuove domande e, nel contempo, di tener desta l’indignazione che taluni di questi meritano. Sono canzoni scritte col sangue dei vinti e intrise di sudore; storie e personaggi immaginari, ma di straordinaria autenticità. Certo, rispetto al passato appaiono più abrasive che lenitive, ma ancora racchiudono e propongono l’unica ricetta plausibile per difendersi dal degrado circostante: l’amore, sì, l’amore. Quello che nasce dal basso, quello che trova sempre nuove vie per scardinare le serrature dell’indifferenza, che, al pari di noi, sa che la speranza non è mai un omaggio, ma una tremenda fatica.

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