Brexit: scarseggiano cibo, carburante e lavoratori

Tra le conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea vi sono le difficoltà di approvvigionamento dovute alla carenza di lavoratori stranieri
Brexit A veiw of closed pumps at a petrol station in Manchester, AP Photo/Jon Super

«Il Rinascimento britannico è iniziato», afferma David Frost, il ministro per la Brexit, mentre il Regno Unito è colpito dalla carenza di carburante, cibo e lavoratori. Invece Rishi Sunak, Cancelliere dello Scacchiere, promette che la Gran Bretagna diventerà «il posto più eccitante del pianeta». Evidentemente qualcuno, nel governo britannico, ha ancora poco chiara la reale portata della Brexit, l’accordo sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (UE) a seguito del referendum del 2016, raggiunto dopo anni di negoziato e approvato dal parlamento britannico nel dicembre 2020.

Oltre alle problematiche del confine tra Irlanda e Irlanda del nord, in queste settimane la Gran Bretagna sta vivendo una serie di problemi nella catena di approvvigionamento principalmente perché i lavoratori di quei settori più duri e malpagati hanno dovuto lasciare il Paese, in base alle rigide regole sull’immigrazione della Brexit, mentre con l’adesione alla Comunità Europea molti settori si erano basati, nel corso degli ultimi quarant’anni, su un afflusso costante di manodopera a basso costo da altri Stati membri europei.

Infatti, mancano circa 100.000 conducenti di mezzi pesanti ed il governo britannico ha dovuto frettolosamente introdurre un sistema di visti a breve termine per i conducenti stranieri. Per questo motivo, cibo e carburanti scarseggiano: alcune pompe di benzina sono a secco e gli scaffali dei supermercati sono vuoti. Nel Regno Unito mancano anche lavoratori qualificati, come gli infermieri, o semplici macellai da impiegare nei macelli, tanto che gli allevatori di suini temono che 120.000 animali in crescita dovranno essere macellati e inceneriti a causa della grave carenza di personale addetto alla macellazione.

Sebbene l’uscita dal mercato unico europeo, con la sua libera circolazione delle merci e delle persone, ne sia una causa, la carenza di lavoratori non è stata un risultato inevitabile della Brexit, laddove è il sistema di immigrazione definito dal Regno Unito dopo la Brexit, progettato per ridurre il numero di lavoratori non qualificati che arrivavano nel Regno Unito, ad essere un fattore critico.

Difatti, secondo il Primo Ministro britannico, Boris Johnson, «ci sarà un periodo di adattamento, ma questo è, credo, quello che deve accadere», mentre «questo Natale sarà meglio di quello dello scorso anno». La Brexit, nell’idea del Premier britannico, avrebbe mostrato che la Gran Bretagna aveva ripreso il controllo dei suoi confini e che i salari sarebbero aumentati.

Invece, il Regno Unito sembra isolato economicamente, con un malcontento che si diffonde ma del quale la Brexit non è l’unico motivo. Cionondimeno, il governo britannico continua a sostenere che nulla di tutto ciò ha a che fare con l’uscita del Regno Unito dall’UE, vantandosi del fatto che il lungo brutto sogno di adesione all’UE sia finito, mentre, in realtà, per il Paese si profila la prospettiva di scaffali vuoti nel periodo che precede il Natale.

 

 

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