Brevifilm

Last days. Gli ultimi giorni di Kurt Cobein, tratteggiati in un film introverso, fra interni squallidi e foreste solitarie dove il cantante vive un’odissea autodistruttiva. Metafora di un’icona senza più miti né ideali, protagonista un alienato Michael Pitt, l’opera è giocata sulla claustrofobia psicologica, fra tinte autunnali e riprese immobili, che guarda, senza commenti, la fine di una vita. Pur non riuscito come il precedente Elephant, il film è suggestivo nella sua laconicità. Regia Gus Van Sant; con Michael Pitt, Asia Argento, Harmony Corine. L’orizzonte degli eventi. La storia di un giovane scienziato nel laboratorio del Gran Sasso: vive solo per sé stesso e la scienza; di fronte al fallimento del progetto, tenta il suicidio. Lo salva un pastore albanese che potrebbe dargli un senso diverso alla vita, se lui fosse capace di accoglierlo, rinunciando al cinismo. Il finale non è buonista, resta aperto. Così il ritratto in fondo amaro della solitudine umana di oggi si sposa a immagini poetiche di altitudini solitarie, in cui, nella seconda parte, Mastrandrea dà il meglio, fra battute scarne, interni opprimenti e paesaggi pieni di respiro. Regia Daniele Vicari; con Valerio Mastrandrea, Gwenaelle Simon, Francesca Inaudi. Quo vadis, baby? Salvatores inventa un thriller psicologico con la raffinatezza del cinefilo che, grazie alla fotografia particolare, ricrea una Bologna piovosa e chiusa come la protagonista Giorgia che dopo sedici anni indaga sulla morte misteriosa della sorella. Incontri con un’umanità infelice e senza via d’uscita, mossi dalla visione di film – da Bertolucci a Lang – si intervallano a domande (la morte, Dio) che fibrillano qua e là in un film che talora perde il ritmo, ma rimane un alto esercizio di stile. Forse una pausa rispetto al precedente Io non ho paura. Bravissimi gli interpreti, specie Angela Baraldi. Regia Gabriele Salvatores; con Angela Baraldi, Gigio Alberti,Claudia Zanella.

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