Brevi solidarietà

Dall'Albania e dalla Bolivia
Extracomunitari

ALBANIA

 

Migranti di ritorno

Molti hanno espresso il desiderio di fare il parrucchiere. Oppure avevano esperienza nell’edilizia, come muratori, piastrellisti, idraulici. Qualcuno si è prodigato per aprire una pasticceria, una pizzeria, una sartoria. C’è chi ha inaugurato – assoluta novità – asili nido.

Non è insomma mancata la fantasia ai beneficiari di Warm (Welcome again: reinsertion of migrants), il progetto finanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Eneas, e realizzato da Caritas Italia e Caritas Albania, assieme ai comuni di Roma e Tirana.

Non è mancata la fantasia, ma soprattutto il coraggio e l’intraprendenza. Perché il progetto mirava proprio a questo: favorire il reinserimento sociale di “migranti di ritorno”, sostenendo il loro ingresso nel mondo del lavoro e dell’impresa.

Un modello per le istituzioni interessate a governare il tema dell’emigrazione – soprattutto irregolare – tramite l’ancor poco praticato strumento dei rientri assistiti. Tornare a casa, soprattutto per chi si scopre, nella terra d’approdo, eccedente e marginale, sarebbe reso più appetibile e fruttuoso, se accompagnato da politiche di reinserimento pilotato.

Possono confermarlo i 515 migranti albanesi – uomini e donne, tra i 19 e i 39 anni – che hanno potuto usufruire di borse-lavoro presso imprese e laboratori e di lezioni mirate su come si gestisce un’impresa.

Il tempo dirà quale e quanto successo avranno tali iniziative. Intanto si è dimostrato che la strada che riporta indietro i migranti può in realtà spingerli avanti, quanto a opportunità di lavoro e di affermazione.

 

 

BOLIVIA

 

Le caramelle di Pablo

Pablo è il quartogenito di una famiglia andina del dipartimento di Potosì, una delle zone più povere della Bolivia. La sua età è incerta, dato che possiede due certificati di nascita con due date differenti. Nel 2004 i genitori hanno deciso di trasferirsi dalla campagna alla città per dare una svolta alla propria vita e a quelle dei figli, ma ben presto la mamma è tornata a vivere nel villaggio d’origine, portando con sé il figlio più piccolo. Così Pablo è rimasto in una piccola casa di fango all’estrema periferia di Cochabamba, con tre fratelli e il padre alcolizzato.

La mattina va a scuola, ed è uno degli studenti migliori. Poi si reca alla sede del Nats (Ninos y adolesentes trabajadores, bambini e adolescenti lavoratori), uno dei progetti che la rete Caritas in Bolivia lancia per fornire un aiuto ai minori che sono costretti a lavorare. Il programma delle attività prevede il pranzo comune, il sostegno per lo studio, i compiti, sport e attività ricreative. Poi Pablo si reca al mercato, dove vende caramelle. Con i soldi guadagnati deve pagare le sue piccole spese, (l’uniforme per la scuola, quaderni e penne), ma anche quelle della famiglia. Ultimamente il ragazzo ha chiesto di non andare al progetto Nats per alcuni giorni: si stava avvicinando il compleanno del fratellino di quattro anni e c’era bisogno di più denaro per comprargli una torta. Lui per sé vorrebbe soltanto poter continuare a studiare.

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