Brasile, la tempesta perfetta

Il governo centrale ed anche 11 dei 26 stati hanno cambiato le loro autorità sanitarie, inceppando le cinghie di trasmissione della sanità pubblica, mentre la pandemia imperversa nel gigante sudamericano
Jair Bolsonaro. (AP Photo/Andre Borges)

San Tommaso insegnava che la principale virtù del governante è la prudenza. Ma, a quanto pare, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro non annovera il pensiero dell’aquinate tra le sue letture. Altrimenti avrebbe provveduto, come pare ovvio, a designare un nuovo ministro della salute, dopo averne licenziato due in piena pandemia. Invece vi ci mantiene uno ad interim, militare senza competenze in materia, proprio mentre il sistema sanitario nazionale è in ginocchio con 1.350.000 casi positivi e 58 mila decessi.

Ma non è questo l’unico problema di un dicastero oggi strategico, quanto il fatto che il suo “facente funzioni” ha affidato incarichi delicati ad altri militari e a professionisti senza esperienza. Il che ha ripercussioni sui meccanismi della sanità pubblica che, con luci ed ombre, da 30 anni porta avanti politiche che hanno dato buoni risultati e che i governi succedutisi non avevano modificato.

Un ministero di questo tipo è fatto di cinghie di trasmissione in questi mesi caotici si sono ormai bloccate, impedendo la coordinazione sul piano nazionale mentre lo stesso ministero ormai è di ostacolo alla risposta alla crisi. Persino ottenere informazioni statistiche è ormai problematico, ed è chiaro quanto sia decisivo contare su di esse.

C’è voluto un intervento della Corte Suprema per obbligare il governo a non dare informazioni “preconcette” e “parziali”. Nel frattempo, mentre Bolsonaro continua con una politica dissennata, vengono messi dei bastoni tra le ruote dei vari Stati (il Brasile è una federazione) ed i Comuni. Una confusione preoccupante anche perché in tre mesi si registra un gran viavai delle massime autorità sanitarie anche a livello locale in 11 Stati su un totale di 26.

Lo stato di Roraima ha cambiato ben cinque ministri della sanità; Acre, Amazonas, Amapá, Río de Janeiro ne hanno cambiati due; Minas Gerais, Paraíba, Santa Catarina, Sergipe, Tocantins, Distrito Federal, uno. A questo punto il problema non è solo il coronavirus, ma anche ad esempio il coordinamento in merito alla politica per combattere l’Aids, le varie epidemie di dengue e zika, la gestione delle giacenze di sangue, gli emoderivati, per citare solo alcuni casi.

Il Brasile in questi anni ha accumulato un’esperienza notevole, altamente positiva, nell’affrontare situazioni critiche, è il caso del dengue, ad esempio, risultato che oggi si rischia di perdere distribuendo personale militare che non ha la competenza e l’esperienza di quello civile. Una competenza che abbraccia anche l’esecuzione delle misure adottate dal governo. Meno di un terzo dei fondi assegnati per combattere la pandemia sono state utilizzate negli ultimi tre mesi, segnala il prof. Adriano Massuda, della Fondazione Getulio Vargas.

Come si spiega il fallimento di Bolsonaro di fronte alla crisi, al punto che si dubita che possa arrivare alla fine del suo mandato? Il presidente ha scommesso tutto sulla ripresa economica, un giro di 180 gradi con un ritorno alle privatizzazioni ed alla ortodossia neoliberista. La chiusura dell’attività produttiva, pertanto, gioca a sfavore del suo obiettivo di un nuovo mandato. Sa, come spesso sanno i demagoghi che arrivano al potere su una montagna di notizie false, che i suoi seguaci prenderanno come oro colato qualsiasi spiegazione che vorrà dare… ma che queste naufragheranno in due casi: in presenza di una nuova crisi per la quale non potrà affibbiare le colpe al governo precedente, e in presenza di un numero di decessi che dimostrerà che il Covid-19 non è una «influenzina». Il che spiega il goffo tentativo di appropriarsi dei dati numerici e, addirittura, di divulgarli fuori dall’orario di massima copertura dei tg, con i quali è ormai ai ferri corti, bloccato dai giudici della Corte Suprema.

In questo, come in altri casi di sovranisti ad oltranza, appare con tutta la sua forza l’inconsistenza di una politica che non ha la capacità di affrontare problemi, dei quali però si nutre per far leva sui malesseri che questi provocano, con l’illusione di poterli risolvere una volta ottenuti i pieni poteri, quelli ai quali aspira anche Bolsonaro. Quando però la soluzione sarà definitivamente fuori dalla loro portata.

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