Boris

È la mascotte di un regista, René Ferretti, alle prese con l'improbabile soap opera Gli occhi del cuore.
Boris
Tra le varie fiction in circolazione, ce n’è una che porta il nome di un pesciolino rosso, Boris: è la mascotte di un regista, René Ferretti, alle prese con l’improbabile soap opera Gli occhi del cuore. La strampalata troupe che Ferretti dirige è composta da attori incapaci e tecnici a corto di professionalità. Si girano scene approssimative, montate in totale anarchia di metodo; l’importante è “portare a casa la giornata”, ovvero, almeno una scena lavorata!

 

Boris ci racconta questo clima grottesco, ridicolo, ma verissimo, che si può vivere su un set, a metà tra comicità e disperazione, con punte satiriche davvero geniali.

È vero, il linguaggio e le situazioni narrate sono, a volte, piuttosto volgari, e tutta la fiction rappresenta i set come mondi assurdi forse in modo eccessivo: ma Boris resta una fiction di successo, pluripremiata in vari festival, il cui terzo ciclo è stato presentato recentemente al “RomaFictionFest”, ricevendone un’ottima accoglienza. È stata definita la fuoriserie italiana del settore, ed è la prima fiction originale di Sky Italia, trasmessa in chiaro sui canali Fox e Cielo il venerdì sera.

 

Boris rappresenta un “caso” di qualità, passatemi il termine, in un mercato televisivo scontato e sempre più povero di nuove idee. Attraverso il set di Ferretti si “osa” prendere in giro la televisione e il mondo che si muove dietro ad essa, toccando l’intoccabile e mostrando la fragilità di personaggi che in genere riteniamo invincibili, riportandoli così alla normalità. Nel mondo dei divi di cartone nel quale siamo immersi, la caricatura della tivù che Boris propone diventa un mezzo molto efficace per riflettere sui grandi limiti della nostra industria televisiva, ma non solo: attraverso le trovate più assurde di ogni puntata, ci si ricorda anche delle nostre insufficienze personali e delle situazioni molto più difficili che viviamo nella realtà. C’è la possibilità di non prenderci sempre troppo sul serio e di superare i nostri limiti anche grazie a delle sonore risate. Queste non mancano certamente in Boris ma, senza l’eccessivo turpiloquio, potremmo godercele molto di più.

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