Bode “killer”

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Nel New Hampshire gli abitanti non pagano le tasse e così dal governo non ricevono che minimi servizi sociali. Per questo oggi il piccolo stato del New England, la parte più orientale degli Stati Uniti, paga la sua miopia con una delle economie più depresse. In cambio però il suo territorio naturale è uno dei più affascinanti e meno degradati. Questione di scelte. Scelte che fecero anche i genitori hippy di Bode, fuggendo la bolgia di Los Angeles per andare a vivere in una casetta di legno, senza acqua corrente ed elettricità, a Franconia, piccolo villaggio fra laghi e foreste. Un’infanzia originale e selvaggia quella del piccolo Bode e dei suoi tre fratelli nella Easton Valley, trascorsa a pescare, ad osservare gli animali, a giocare con successo a tennis, a calcio, a fare snowboard. Lì ha temprato carattere e muscoli, abitudini e convinzioni. Convinzioni fuori dal coro, sempre, comunque. Anche oggi, quando afferma, a soli 27 anni, alla soglia della conquista della Coppa del Mondo di sci, con due medaglie mondiali al collo appena conquistate a Bormio: Ho in mente di ritirarmi – ha scritto nella rubrica che tiene sul Denver Post -. Amo sempre lo sci, amo gareggiare. Ma voglio correre gare meno importanti, senza media, senza sponsor. Questi vorrebbero coprirlo d’oro (un milione solo dalla Atomic) e lui li snobba. Cresciuto all’aria aperta, alle serate di gala ed alle passerelle preferisce la vita nomade e senza vincoli. Dopo i trionfi è solito festeggiare, musica country, pochi amici, un barile di birra, nel suo enorme camper, parcheggiato sotto le piste, una casa viaggiante, con tanto di antenna parabolica per vedere la Cnn, con cui gira le Alpi in compagnia di Jake, amico d’infanzia, cuoco ed autista. Anche oggi, che è ricco e famoso, d’estate torna fra le sue White Mountains a fare l’istruttore di tennis nel circolo di suo padre. Lo spirito libero e ribelle ne ispira la condotta in gara: spingere sempre al massimo, scegliere la linea più diretta fra un palo e l’altro, rischiando, supportato da straordinarie doti acrobatiche. Per anni, il più delle volte, Bode inforca, cade, spreca tutto. O vince con un distacco abissale o non arriva al traguardo dicevano di lui gli allenatori che lo rimproveravano di sciare in modo poco elegante, baricentro arretrato e busto dondolante. Lui, fra i primi a provare i carving, gli sci sciancrati che accelerano le curve, insiste per la sua strada: Non ho mai pensato – spiega oggi – che la tecnica fosse la prima cosa. Ho sempre puntato sulla velo- cità: la tecnica per me è una conseguenza della velocità . Scorretto stilisticamente e stravagante nei comportamenti. Al cancelletto di partenza, dove tutti fanno il pieno di adrenalina, Bode pare svagato, distaccato, per poi scatenarsi fra i paletti. Non ho mai visto nessuno sciare così veloce ha detto di lui Aamodt, il decano del circo bianco. Guardate la sua facilità: è leggero, non litiga con la neve gli ha replicato Ghedina. Stakanovista dello sci, da due anni è l’unico a gareggiare sempre, in tutte le specialità, e l’unico, con il grande Girardelli, ad aver vinto in ciascuna. Nel circuito di Coppa del Mondo non tutti lo amano. Non lo amano gli austriaci, cui ha rubato la scena in puro stile western: uno contro tutti. Non lo amano i giornalisti per la studiata noncuranza con cui si muove e per il suo atteggiamento pochi pensieri, tante risate, risposte sconcertanti: Vai forte davvero quando, oltre a star bene ed essere allenato, hai feeling, vivi in equilibrio ed armonia con l’ambiente. Non lo amano i dirigenti della Coppa cui contesta, ad esempio, le scelte sui criteri di assegnazione dei pettorali di partenza: nelle prove della libera a Bormio ha aperto il cancelletto con un braccio, buttando volutamente mezzo secondo, infischiandosene di partire con i migliori, per poi vincere comunque. Bode come Tomba? A Bormio, nella discesa della combinata, la gara tattica per definizione (chi cade non accede allo slalom), Bode parte invece a tutta, ma dopo 20 secondi perde uno sci e scende quasi due minuti su uno sci solo ad oltre 80 all’ora, per poi cadere, rischiando di compromettere i Mondiali. Mi chiedevate qualcosa di straordinario… ha commentato. Poi ha confessato di farlo anche in estate, come allenamento. Con Tomba ha in comune il grande talento sportivo: magico e spettacolare quello di Alberto, a tratti ispirato ed irregolare quello di Bode. Ma non la personalità: Tomba buffone ed istrione, Bode anarchico e new age. Bode ama stare solo, fuori dal circo, nella natura, fra boschi e montagne; Alberto è figlio dell’Emilia, della Ferrari, di Vasco Rossi, del culatello, di Rimini come luogo di culto. Al contrario di tanti atleti che si tirano indietro, Bode non rinuncia al suo istinto selvatico nemmeno di fronte a chi gli chiede di Bush: È stato molto deprimente. Per me il risultato del voto è stato come… cadere in piena discesa. Adesso occorre rialzarsi e non pensarci più. Voltare pagina: ecco, sono sicuro che l’America saprà rialzarsi.

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