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Cultura > Arte

Boccioni e la quarta dimensione

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova

“Genio e memoria” è il titolo di una retrospettiva dedicata al futurista Umberto Boccioni nella ricorrenza del primo centenario della sua morte. 180 opere tra disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste e documenti provenienti da importanti istituzioni museali e collezioni private italiane e straniere

L’ultima opera, nell’ultima stanza, è folgorante. È una scultura di bronzo in movimento, un uomo senza braccia, senza forme definite, si muove nello spazio immergendosi leggero in un’altra dimensione. Esprime il Manifesto tecnico dei futuristi nella forma più riuscita. «Non esiste più uno spazio che contiene gli oggetti – scrive Elena Pontiggia, storica dell’arte – ma forme che comprendono in sé lo spazio». L’uomo “buca” lo spazio, supera la tridimensionalità ed entra nel tempo, nella quarta dimensione, dove tutto è misteriosamente unito.

“Forme uniche della continuità dello spazio”

“Forme uniche della continuità dello spazio”

Un corpo in movimento, infatti, non è statico, ma dinamico, non si ferma più l’opera d’arte in un unico fotogramma come nella fotografia, ma diventa cinema, immagini in movimento. Colte in un istante dinamico. È l’idea mutuata da Eraclito: «Tutto si muove, tutto corre, tutto svolge rapido». Plasticamente espresso nel Manifesto tecnico dei futuristi: «I nostri corpi entrano nei divani in cui sediamo e i divani entrano in noi».

Umberto Boccioni

Umberto Boccioni

 

È un’intuizione geniale, la realtà vista in una forma unitaria, prima che ci sia validità scientifica. Siamo nel 1913. L’opera si chiama Forme uniche della continuità dello spazio. Ci giro attorno e mi sembra di essere avvolto in un vortice senza tempo. Spazio e tempo uniti.

 

Solo due anni dopo nel 1915 Albert Einstein ha la «più sorprendente combinazione di penetrazione filosofica, intuizione fisica e abilità matematica»: per descrivere l’universo non bastano le tre dimensioni dello spazio, ma bisogna adottarne una quarta, quella del tempo.

Con la teoria della relatività demolisce il concetto di spazio e di tempo assoluti e separati l’uno dall’altro, mentre ha preso il suo posto il concetto di spaziotempo, nel quale non c’è un sistema di riferimento privilegiato e per ogni evento le coordinate spaziali e temporali sono legate tra di loro in funzione dello spostamento relativo dell’osservatore.

Nel saggio Il fenomeno umano di Pierre Teilhard de Chardin scriverà, nel 1955, che: «Come tutte le cose in un universo in cui il tempo si è installato definitivamente a titolo di quarta dimensione, la vita è, e può essere soltanto, una grandezza di natura e di dimensioni evolutive».

E il fine ultimo dell’evoluzione, per Paolo Pasolini, è diventare Cristo, una realtà dinamica, espressa solo nella vita trinitaria, nella pienezza dell’unità, secondo quello che chiamava il principio cibernetico: il tutto è più della somma delle parti.

«Mi è sembrato – disse Piero Pasolini a dei giovani dei Focolari – di aver scoperto veramente il segreto delle cose, cioè che esiste un principio dinamico vitale che serve a mettere insieme le cose tra di loro non per sé stesse, ma per diventare un’altra cosa, cioè in vista di una terza cosa: e mi è sembrata una cosa meravigliosa perché combaciava perfettamente col Vangelo, combaciava perfettamente con quella visione delle cose che noi, al nostro livello, avevamo scoperto». L’unità è la quarta dimensione.

Al Mart di Rovereto fino al 19 febbraio 2017

Le forze di una strada

Le forze di una strada

 

 

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