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Mondo > Scenari

Board of Peace: a Trump mancano i soldi per fare la Riviera di Gaza?

di Bruno Cantamessa

Bruno Cantamessa Autore Citta Nuova

Secondo alcuni si tratta dell’unica iniziativa di pace esistente, per altri di un comitato d’affari coloniale. Molti partecipanti lo vedono come la strada per realizzare il mitico “due popoli, due stati”, per altri si tratta di un escamotage per togliere di mezzo i palestinesi. Cosa è emerso dalla prima riunione del Board of Peace del 19 febbraio scorso?

 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante la riunione del Board of Peace presso il Donald J. Trump U.S. Institute of Peace a Washington, 19 febbraio 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

A Washington, vicino al Lincoln Memorial e al ponte Roosevelt che attraversa il Potomac, giovedì 19 febbraio 2026 si è riunito per la prima volta il Board of Peace, il Consiglio per la pace di Trump. Sulla facciata dell’edificio in cui è avvenuta la riunione campeggia da tre mesi la scritta: “Donald J. Trump – United States Institute of Peace”. E lui, il presidente, ha detto scherzosamente: «Dare il mio nome all’Istituto della pace di Washington è stata un’iniziativa di Marco Rubio, io non c’entro niente».

In realtà l’appropriazione dell’edificio e dell’intera istituzione, che dal 1984 si chiamava soltanto “United States Institute of Peace” (Usip), era iniziata un anno prima, a febbraio 2025, un mese dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca, quando The Donald aveva firmato un ordine esecutivo per smantellare l’Usip, che fino ad allora era stato un istituto fondato e finanziato dal Congresso degli Stati Uniti, e che si occupava di ricerca, analisi e formazione diplomatica, mediazione e iniziative di alto profilo di peacebuilding.

A marzo 2025, Trump aveva quindi ordinato, attribuendosene il potere, il licenziamento del Consiglio di amministrazione dell’Usip e dato mano libera al Doge (Dipartimento per l’efficienza governativa, ideato da Elon Musk, che all’epoca ne era a capo). In quattro e quattr’otto il Doge, cioè Musk, aveva licenziato tutto il personale rimasto (200 dipendenti) e si era attribuito la proprietà dell’edificio. Dopo il “congedo” di Musk (maggio 2025) per le note divergenze con Trump, il Doge, questa volta nella persona del segretario di Stato Marco Rubio, aveva stabilito la chiusura definitiva della quarantennale esperienza dell’Usip, nonostante proteste e ricorsi dell’ente e dei dipendenti, tutti respinti tramite un giudice, ma a tutt’oggi pendenti.

A dicembre 2025, Rubio aveva fatto scolpire sulla facciata dell’edificio la scritta: “Donald J. Trump” sopra alla precedente “United States Institute of Peace”, che era diventato il nuovo “Donald J. Trump Institute of Peace”. L’istituto ha così potuto varare il suo nuovo programma: il Board of Peace, il Consiglio per la pace di Trump. O meglio, il Consiglio di Trump per la sua pace, perché il presidente titolare e non eletto è Donald J. Trump come persona, e non come presidente Usa. Il suo mandato non ha scadenza e di fatto può essere revocato solo con il suo consenso.

Ho sentito il bisogno di raccontare per sommi capi questa vicenda perché mi sembra emblematica dei metodi e delle affermazioni di Trump. Proseguendo lungo il filo del discorso tenuto da Trump il 19 febbraio 2026 alla prima convocazione del Board of Peace, il presidente ha detto anche, senza inutili modestie che non appartengono al personaggio: «Lavoriamo insieme per garantire un futuro migliore alla popolazione di Gaza, del Medio Oriente e del mondo intero».

Famiglie palestinesi sfollate in un campo informale a Khan Younis, sud della Striscia di Gaza, affrontano gravi condizioni umanitarie tra povertà estrema e clima rigido. EPA/HAITHAM IMAD/ANSA

Dunque non si tratta solo di Gaza, ma di un progetto globale, molto vasto. Tanto vasto che dà l’impressione di voler offrire-imporre un’alternativa al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, senza peraltro cercare consensi o mediazioni. Al Board of Peace di Trump, infatti, si accede ad un’unica condizione: un invito diretto di Trump. Una volta invitato, il Paese in oggetto può far parte del Consiglio di Amministrazione del Board se compra un seggio permanente versando 1 miliardo di dollari. Alla riunione di lancio del Consiglio, il 19 febbraio, erano stati invitati 65 paesi: 14 hanno rifiutato, 28 non hanno accettato e di uno è stato annullato l’invito.

Dei 22 rimanenti, si sono dichiarati disposti a pagare la quota per ottenere il seggio permanente Kazakhstan, Azerbaigian, Emirati Arabi, Marocco, Bahrain, Qatar, Arabia saudita, Uzbekistan e Kuwait. Se ai 7 miliardi di dollari promessi da questi paesi, si aggiungono i 10 miliardi assicurati da Trump come quota Usa, non si arriva a metà di quanto serve per spostare le macerie di Gaza. Per costruire la decantata “Riviera” ci vuole ben altro. Trump ha spiegato chi saranno gli altri soci che si aspetta: «Alcuni stanno facendo un po’ i furbi. Non funziona. Non lo si può fare con me. Stanno facendo un po’ i furbi, ma aderiranno». Il riferimento all’Europa è molto evidente.

Per intanto alla riunione erano presenti “osservatori” di alcuni paesi europei (Italia, Romania, Cechia, Grecia, Polonia, Slovacchia, Croazia, Olanda, Finlandia e Austria), e dell’Unione Europea in quanto tale, ma per adesso gli unici 3 paesi europei aderenti al Board (come non paganti) sono: Bulgaria, Kosovo e ovviamente Ungheria. Estendendo il concetto, forse si potrebbe considerare che sono in qualche modo vicini anche la Turchia e l’Albania. Comunque una rappresentanza decisamente poco qualificata.

Quello che mi devo essere perso è lo scopo: lo scopo di tutto ciò non avrebbe dovuto essere la pace a Gaza e in Palestina? Per il momento si parla di bombardare Teheran, di costruire a Gaza una mega-caserma per 5.000 militari di una super-accessoriata forza di controllo e di annientare Hamas se non consegna le armi. Cose molto poco pacifiche secondo un certo modo tradizionale di considerare la pace. Oppure lo scopo di Trump e del suo Board of Peace è qualcosa di molto più grande e prestigioso, ma cosa? Potrebbe essere una mossa che fa di nuovo grande l’America? O si tratta, come ha detto malignamente Elon Musk a Davos, della conquista (dopo il Venezuela) di un altro pezzo (piece) sotto le sembianze di una pace (peace)?

 

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