Bisturi

Italia uno, martedì ore 21. Facciamo un esperimento. Proviamo a ribaltare la situazione. Si prenda un programma come Bisturi, nessuno è perfetto. La trasmissione racconta il prima il durante e il dopo di italiani che decidono di cambiarsi i connotati, davanti alle telecamere. Domandiamocelo: cosa ha di positivo, per quale ragione vederlo? Abbiamo trovato un motivo: ridà il sorriso ai partecipanti al reality show, brutti anatroccoli che tornano cigni, passando per i ferri della sala operatoria. In effetti, in alcuni casi la chirurgia estetica può essere un buon aiuto per ridare fiducia in sé stessi a chi magari l’ha persa. Inoltre Bisturi offre la possibilità di effettuare un intervento costoso a chi magari non può permetterselo. Ma anche qui si paga, non tutto è gratis, il prezzo è altissimo: bisogna buttare al vento la propria dignità e la propria privacy. In cambio si chiede che il corpo del partecipante, magari imperfetto, sia esposto senza veli, sia sbattuto in faccia all’obiettivo, venga modificato, ricucito e mostrato come un’auto riparata dopo il passaggio in carrozzeria. Alla fine dell’operazione, per i partecipanti si prova tenerezza se non compassione, al punto che c’è chi ha parlato di Carramba per frustrati. Ancora una volta il corpo della donna viene utilizzato per fare ascolti, e non c’è dubbio che tra i tanti interventi quelli che riguardano i corpi femminili, soprattutto per interventi al seno, vengano seguiti con maggiore attenzione dalle telecamere che si spingono ben oltre la decenza e sconfinano con l’osé a buon mercato. Le immagini sono crude, splatter, degne di un simposio di chirurgia estetica. Nulla è risparmiato allo spettatore, martelletti, aghi, flebo, sangue, forbici e ovviamente bisturi. Uno spettacolo per stomaci forti, e amanti del trash. Peccato che siamo in piena fascia protetta per i minori. I conduttori rispecchiano in pieno lo spirito di una trasmissione in cui tutti si mascherano per essere diversi da quel che sono: l’uomo che vuol sembrare una donna (il deejay Platinette), la donna che vuol sembrare un uomo (l’ex presidente della Camera Irene Pivetti). Non è accettabile trasferire ad un minore il concetto che per risolvere l’accettazione del suo corpo in crescita si rivolga al chirurgo ha notato il Moige. Interventi importanti di chirurgia estetica vengono banalizzati – hanno tuonato quelli della Sicpre, la società dei chirurghi estetici -, il programma fa insorgere nei telespettatori confusione, inducendo nel pubblico bisogni superflui ed aspettative ingiustificate e non sempre realizzabili. Una trasmissione che amplifica le crisi d’identità ha aggiunto la società Italiana degli psicologi. Una cosa è certa: Bisturi è un enorme spot che farà impennare le richieste di interventi di questo tipo. Da Palazzo Chigi in giù, il lifting non è più un optional e magari fra poco entrerà nel paniere dell’Istat. Intanto il messaggio che passa è che rivolgersi al chirurgo per essere più aderenti ai modelli in voga non solo si può, ma si deve. Chi non lo fa è out. Bisturi è un paradosso, quasi un ossimoro: mai programma che voleva celebrare la bellezza era stato così brutto. Ci viene il sospetto che per cercarla, la bellezza, occorra scavare un po’ di più, non fermarsi in superficie, all’epidermide. Spesso risiede in un luogo riposto dell’anima dove nessun bisturi può intervenire. Per fortuna.

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