Birth io sono Sean

Anna, vedova ormai da dieci anni, è sconvolta dalla comparsa di un bambino pazzamente innamorato di lei e convinto di essere la reincarnazione del marito defunto. Si chiama Sean, come l’ex consorte, ha dieci anni ed è al corrente di particolari della vita di Anna che solo il marito potrebbe conoscere. Anna sta per risposarsi e la presenza di Sean riapre vecchie ferite e fa riemergere quel lutto che credeva ormai aver completamente elaborato. Così, dopo la diffidenza iniziale, crede davvero che questa storia inverosimile possa essere vera e i suoi sentimenti verso il bambino cominciano inevitabilmente a farsi ambivalenti, a metà tra l’affetto di una madre e l’amore di una moglie. Il colpo di scena finale spiegherà molte cose, ma non cancellerà del tutto l’ambiguità di quella relazione che ha cambiato per sempre il corso di due vite. Raccontare una storia come questa è risultato essere un compito superiore alle possibilità di Jonathan Glazer, regista e co-sceneggiatore del film. Non gli è stata sufficiente la raffina- tezza della messa in scena, né la splendida fotografia di Harris Savides e nemmeno l’inquieta e incantevole presenza della Kidman. Il suo è un film spento, racchiuso nello spazio tra due bellissime scene, quella iniziale della morte di Sean una sera d’inverno in Central Park e quella finale, con Anna vestita da sposa che piange su una spiaggia di Long Island al tramonto. Il resto è il dipanarsi un po’ ripetitivo di una trama che avrebbe avuto bisogno di più coraggio e meno conformismo per essere raccontata con la dovuta intensità. Invece si osa poco: le psicologie dei personaggi sono appena abbozzate e i temi portanti del film sono affrontati con superficialità. È difficile, così, capire cosa provino davvero i protagonisti, giustificarne i comportamenti, spiegarne le reazioni, e le atmosfere algide e rarefatte finiscono per soffocare storia e personaggi. C’è comunque da segnalare l’incredibile curiosità professionale di Nicole Kidman, instancabile sperimentatrice di ruoli estremi, anche se stavolta non è brava abbastanza da risollevare le sorti di questo deludente film. Regia di Jonathan Glazer; con Nicole Kidman, Cameron Bright, Danny Huston, Lauren Bacall, Arliss Howard.

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