Berlusconi torna a Porta a porta

L’ex cavaliere a 360 gradi nel talk show di Bruno Vespa, che lo riporta sulla scena mediatica dopo quattordici mesi, a pochi giorni dall’inizio dell’affidamento ai servizi sociali per lo sconto residuo di pena per la condanna definitiva per evasione fiscale.
Berlusconi

La rincorsa di Berlusconi.  Questo il titolo della trasmissione nota come “la terza Camera”. Berlusconi lo contesta subito: «Non faccio rincorse, ma guardo più in là. Non ho alcuna ambizione politica, sono entrato in politica nel ’94 per evitare che il Paese finisse nelle mani della sinistra».

Per chi si fosse perso la puntata, proviamo a riassumerla.

Sulla condanna definitiva.  Perché non si è dimesso dopo la condanna di terzo grado per evasione fiscale? «Perché la ritenevo ingiusta, e perché confido nei pronunciamenti sia della Corte di appello di Brescia che della Corte europea per i diritti dell’uomo».

Sullo sconto del residuo di pena.  Gli ospiti del centro residenziale Sacra Famiglia di Cesano Boscone, nell’hinterland milanese, sono anziani con problemi. Berlusconi non dovrà svolgervi attività di assistenza socio-sanitaria, ma altre iniziative di natura relazionale. Da lì, scrivono i giornali, partirà la sua campagna elettorale.

«Non sono affatto dispiaciuto di dover dedicare del tempo, a partire dalla prossima settimana, a persone che hanno bisogno (l’ho sempre fatto nella mia vita). Non so esattamente cosa dovrò fare in questa grande struttura: immagino che si tratti di momenti di dialogo politico, di ascolto, di apporto di sostegno relazionale». Tutte attività che i volontari impegnati in strutture simili non vivono certo come “pene da scontare” ma come attività oblative gratificanti.

Sul progetto di Forza Italia. Per Berlusconi, i club “Forza Silvio” hanno l’obbiettivo di dar vita a delle “comunità” territoriali sul modello americano, con un allargamento ad una partecipazione straordinaria da parte dei cittadini.

Le uscite di Alfano, di Bonaiuti, di Bondi, e di altri da Forza Italia? «Solo un dolore personale».

La partecipazione al governo Letta? «Siamo entrati con soli 5 ministri su 23, ponendo unicamente alcune condizioni programmatiche (l’abolizione dell’IMU, la riduzione dell’IVA, la modifica di Equitalia,…): tutti punti disattesi, in tutto o in parte, ed è per questo che siamo usciti dalla maggioranza».

Sull’Europa.«Occorre riscrivere tutti i trattati europei». Obiezione: ma tutti i vincoli introdotti (incluso quello della previsione in Costituzione del pareggio di bilancio) sono stati firmati dal suo ministro Tremonti e direttamente anche dallo stesso ex-premier? Come il Fiscal compact. Berlusconi risponde che lui aveva opposto il suo veto, e che comunque sarebbe stato approvato recependo alcuni emendamenti da lui proposti.

Vespa cita i sondaggi (di 4 diversi Istituti) per le elezioni europee, secondo cui il  PD viaggerebbe dal 32 al 34 percento, il M5S dal 22 al 27percento e FI dal 18 al 20 percento. Berlusconi prevede che «FI arriverà almeno al 25 percento alle europee e crescerà fino al 36 percento alle prossime nazionali (diventando il primo partito)».

No euro? «Si può continuare con l’euro se si cambia la politica monetaria. Se la Banca Europea può stampare moneta ed emettere eurobond».

La Tobin tax? «Una sciagura inutile. Siamo l’unico Paese ad averla introdotta, ed ha portato ad introiti assai ridotti rispetto alle previsioni». Ad onor del vero sarebbero 11 i Paesi europei ad avere introdotta questa tassazione delle transazioni finanziarie.

Gli immigrati? «Durante l’ultimo mio governo avevamo fatto degli accordi con l’Algeria, la Libia e la Tunisia per fermare le partenze dei migranti verso le nostre coste. Nel 2011 gli sbarchi furono di poche migliaia, a fronte dei 24.000 nei primi quattro mesi di quest’anno. I soldi necessari per l’accoglienza non devono pesare solo sul nostro Paese, ma deve farsene carico l’Europa». A chi gli chiede che giudizio esprima su Gheddafi e sul suo regime, glissa diplomaticamente.

Il PPE? «Mi è stato impedito di andare al Congresso europeo di questo partito, che quindi, senza di me, ha fatto delle scelte che oggi non condivido».

Sulla politica italiana.  «Il 50 percento degli italiani è deluso dalla politica e non va a votare.Il partito di Grillo è la rappresentazione dell’antipolitica da parte di quelli che vanno a votare». Secondo i sondaggi (non si capisce bene da dove tragga questi dati) – afferma Berlusconi – il 46 percento degli elettori di Grillo oggi sarebbe deluso.

«Se L’Europa di adesso non ci piace per nulla, anche l’Italia è un Paese ingovernabile, perché non si riesce a varare le riforme fondamentali (gli assetti istituzionali del Paese, il fisco, la burocrazia, la giustizia,…)».

Finanziamento ai partiti? «Assurdo il tetto di 100mila euro previsto per i finanziamenti ai partiti da parti dei privati. Con questa norma, non potrò più finanziare, con fondi personali, il mio partito come ho fatto finora».

Su Napolitano. Afferma che il capo dello Stato tramò contro di lui per la nascita del governo Monti, a seguito delle sue dimissioni nel novembre 2011. «Riceveva personalità che poi avrebbero fatto parte del nuovo esecutivo, mentre io ero ancora in carica. Un colpo di Stato».

Su Renzi.«E’ una persona simpatica, un grandissimo comunicatore, un rottamatore del vecchio…Ora però si sta poco a poco rappresentando come un ”simpatico tassatore”: gli 830 milioni al mese occorrenti per dare gli 80 euro promessi dovranno trovare le coperture introducendo nuove misure fiscali; per dare la quattordicesima ad alcuni toglierà la tredicesima ad altri». La spending review prevista dal governo Renzi dovrebbe portare ad un risparmio di 14 miliardi, e  far crescere la spesa pubblica (con un aumento dei consumi). Berlusconi ritiene invece che gli 80 euro andranno piuttosto nella direzione del risparmio piuttosto che nella crescita dei consumi, e che le coperture occorrenti saranno ricercate con un aumento delle accise.

Dove porta l’accordo raggiunto con Renzi? Per Berlusconi è frutto di un senso di responsabilità da parte di FI, nella convinzione che le riforme vadano fatte (perché erano proprio quelle che FI voleva).

L’Italicum?  «La legge elettorale è “spiaggiata” in Senato, e quand’anche andasse avanti troverà, così com’è, riferendosi ad un sistema monocamerale, ostacoli di natura costituzionale».

Il Senato? «Siamo d’accordo su alcune modifiche: diminuzione del numero dei componenti,    diverse competenze rispetto alla Camera (ad esempio votazione della fiducia al governo), essere composto da rappresentanti delle regioni e degli enti locali». E sulla elezione o meno dei senatori? Risponde che su questo punto non c’è stata intesa.

E comunque, precisa,  l’accordo prevedeva che prima si approvasse la legge elettorale e poi quella del Senato, mentre pare che  siano state capovolte dal governo le priorità e le scadenze.

Varie ed eventuali. Visto che si parla di tutto e di più, proprio a 360° (persino del buco dell’ozono confuso con l’effetto serra), c’é spazio pure per due argomenti di gossip.

Michele Santoro? «Il giornalista più intelligente che abbia mai calcato le scene». Pare che Berlusconi sarà suo ospite in una prossima trasmissione di Servizio Pubblico.

Il Milan? «Non si vende per soli 500 milioni.

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