Benvenuti al Sud

Prima la visita del papa a Palermo. Adesso la Settimana sociale a Reggio Calabria. Un Meridione vera risorsa per il Paese.
Giovani don Ciotti
Benvenuti al Sud. È il titolo di un film di Luca Miniero con Claudio Bisio che campeggia nei mega cartelloni pubblicitari delle città italiane. Nei tg fanno apparire in bella evidenza la scritta del manifesto con davanti un cumulo di immondizia, tanto per sottolineare uno degli stereotipi più diffusi dell’immaginario collettivo. Sud uguale illegalità, mafie, cattiva amministrazione pubblica, clientelismo, statalismo.

Anche nel film, come spesso nella realtà, chi si reca al Sud ci arriva con un bagaglio carico di pregiudizi e luoghi comuni, come il protagonista di Benvenuti al Sud, e nel momento del rientro a casa, oltre il Po padano, il rammarico e la nostalgia per ciò che si è scoperto prendono il posto di giudizi un po’ affrettati su una realtà meridionale molto più complessa di ciò che appare in superficie o di quanto impresso sulla pellicola cinematografica citata.

 

Questione meridionale

 

In questo periodo l’attenzione della Chiesa è rivolta al Sud per due importanti appuntamenti: la visita del papa a Palermo e la 46esima Settimana sociale dei cattolici che si aprirà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre. I due avvenimenti costringono a spostare l’attenzione verso il Meridione per riflettere su luci e ombre, sui mali congeniti e sui fermenti civili in atto.

Gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione giovanile ci forniscono cifre sconcertanti, il 27,9 per cento di media in Italia, con un picco del 40 per cento, sopratutto donne, nelle regioni del Sud. La logica conseguenza è la ripresa dell’emigrazione dei giovani italiani meridionali, la fuga dei cervelli migliori che altrove trovano un impiego e il conseguente impoverimento del tessuto sociale, economico e culturale locale. Per non parlare della crisi di fiducia in sé stessi che la mancanza di lavoro comporta e la rassegnazione fatalistica verso una crisi che sembra non passare.

Gli altri mali congeniti li conosciamo bene: una lotta alla mafia insufficiente che sfiora soltanto la sfera economica dei beni e degli interessi, una cattiva amministrazione della cosa pubblica con sperperi e risorse destinate non al bene comune, ma al clientelismo e al malaffare. Permane inoltre una concezione per molti versi neostatalista, in cui si aspetta passivamente l’intervento della politica per la risoluzione dei problemi.

 

Il Mezzogiorno e la Chiesa

 

Su tutto ciò si è interrogata la Chiesa italiana con un coraggioso documento, dello scorso febbraio, Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, in cui si sostiene che il «Paese non crescerà se non insieme». La questione meridionale, insomma, non riguarda solo un’appendice del Paese che si può recidere senza conseguenze, ma è parte integrante di ogni serio riscatto dell’impresa Italia. «Facciamo appello – scrivono i vescovi – alle non poche risorse presenti nella popolazioni e nelle comunità ecclesiali del Sud, a una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte le espressioni di solidarietà che devono provenire dall’Italia intera».

E che quella meridionale sia questione di tutta l’Italia lo dimostrano il livello di infiltrazione delle cosche malavitose che, ad esempio, nella provincia di Milano hanno la stessa penetrazione che in Calabria.

 

La Settimana sociale

 

Anche per questi motivi la Settimana sociale dei cattolici – dal titolo Un’agenda di speranza per il futuro del Paese – si rivolge a tutti gli italiani esaminando alcuni ambiti fondamentali, dal fare impresa all’immigrazione, dall’educazione alla riforma delle istituzioni. L’intento è elaborare una vera e propria agenda di speranza per il Paese, non compilata a tavolino ma «ascoltando e interpellando – ci racconta Edoardo Patriarca, segretario della Settimana sociale dei cattolici – comunità, movimenti e associazioni in giro per l’Italia. Sono proposte concrete, nate dai reali problemi, per trovare le risorse affinché questo Paese ritorni a crescere».

L’agenda (www.settimanesociali.it) non ha la pretesa di trovare tutte le soluzioni, soprattutto quelle politiche. È un incoraggiamento affinché, come scrive il papa nella Deus caritas est, «le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili».

E il Sud è il luogo da cui ripartire, la base su cui investire, «perché – continua Patriarca – possiede le energie, le competenze e tanti giovani che vogliono combattere per il bene comune».

 

Iniziative di speranza

 

A Gela, uno dei capoluoghi della “Stidda”, una costola della mafia siciliana, è nata la Casa del volontariato che riunisce 32 associazioni laiche e cattoliche. Nei locali di un’ex scuola abbandonata e inutilizzata è sorto un Centro per l’educazione permanente alla cittadinanza attiva e solidale. I giovani volontari operano in totale indipendenza da ogni baratto elettorale. Il Comune di Gela garantisce solo la fornitura di acqua e la luce. Della serie: la responsabilità che costruisce la polis.

Così a Palermo Rori Cigna, medico di lungo corso, si inventa, insieme ad altri colleghi di Umanità Nuova dei Focolari, una sorta di patto generazionale in cui trasmettere le competenze, professionali ed etiche, ai giovani studenti di medicina o dottori appena laureati. «È un’esperienza che dal Sud – ci spiega Lucia Fronza Crepaz, responsabile del Movimento Umanità Nuova, – è stata esportata al Centro e al Nord».

 

Reazione calabrese

 

La Calabria non è solo ’ndrangheta e malasanità. 40 mila persone sono scese in piazza il 25 settembre a Reggio Calabria, raccogliendo l’invito del direttore del Quotidiano della Calabria, Matteo Cosenza, per gridare forte il loro “No ’ndrangheta”, al di là di ogni appartenenza.  Una folla così non si era mai vista e c’erano proprio tutti: associazioni, movimenti, sindacati, ordini professionali, industriali, commercianti, chiese, scuole. La rivolta contro il malaffare continua dal basso. Speriamo salga fino ai piani alti.

Piaig sta per Pacchetti integrati di agevolazioni per le imprese giovanili. È un’iniziativa della Regione Calabria per evitare l’emorragia dei suoi giovani che lasciano la propria terra in cerca di lavoro. L’intervento promuove la nascita di nuove attività imprenditoriali giovanili, nella forma di microimprese. Per 24 mesi con dei sovvenzionamenti si accompagna con una sorta di “quoziente giovani” la nascita di imprese che si spera poi continuino a camminare sulle proprie gambe.

 

La città-città

 

Insomma, l’importante è scoprirsi cittadini e ciò può avvenire anche lungo il percorso di approfondimento dell’essere cristiani. «Conoscere la città – ci racconta ancora Lucia Fronza Crepaz –, percorrerla nelle sue piaghe, prendendo la misura sugli ultimi per costruire una città più vivibile». Il sociologo Zygmunt Bauman dice che un ingegnere verifica la stabilità di un ponte sul pilastro più debole. Se quello regge, tutto il ponte non crollerà. La capacità di tenuta di una città-comunità bisogna misurarla sul più debole. Questa è la città che va bene per tutti.

Aurelio Molè

 

Il papa a Palermo

Legalità, Vangelo e giovani

  

La Sicilia, terra di violenza e di morte, è oggi terra di cambiamento e di coraggio

 

Talvolta la Sicilia anticipa il cambiamento e i siciliani assumono la caratteristica di “pionieri”. Così è successo di nuovo. Ma questa volta sono state le Chiese di Sicilia ad aver voluto la vista del papa. La presenza di Benedetto XVI a Palermo ha così assunto questa lettura profetica. Intanto perché questa visita non è possibile leggerla senza pensare alla Settimana sociale dei cattolici che si svolgerà a Reggio Calabria. Da anni non si parlava più di “questione meridionale”, con un colpevole silenzio.

 

Questo lo sfondo su cui si è svolta la visita del papa. Ma Palermo e la Sicilia hanno voluto fare di più. Hanno posto sul tappeto due questioni cruciali per il futuro di tutto il Paese, interessanti per credenti e non credenti: la questione giovanile e quella della famiglia. La profezia sta nell’aver voluto intercettare, nell’occasione della visita del papa, tutti i segnali e le attese dei giovani e delle famiglie.

Su questi argomenti – altro aspetto profetico – i giovani siciliani hanno lavorato dal 2007: scuola, lavoro, legalità e giustizia. Sono alcuni dei temi che adesso verranno donati al papa sotto forma di pubblicazioni: gli atti del percorso intrapreso dai giovani, quelli del cammino vissuto dalle famiglie e quello con testimonianze di figure siciliane esemplari, come il giudice Rosario Livatino, di cui è da poco iniziato il processo di beatificazione.

 

Insomma, le Chiese siciliane hanno saputo porre, profeticamente, al loro interno la “questione educativa”, e non è un caso che la Cei abbia scelto il tema educativo come filo conduttore per il prossimo decennio pastorale.

«Mi auguro – ha detto don Ciotti – che Benedetto XVI dica parole chiare e ferme sulla incompatibilità tra mafia e Vangelo». La questione educativa, come si vede, interseca il tema della legalità: il sangue dei martiri sta fecondando questa terra. L’incontro con i giovani nel pomeriggio, ritenuto dallo stesso Ratzinger “centrale”, è stato un colpo d’occhio bellissimo. «La mafia – ha detto il papa – è incompatibile con il Vangelo»: una apoteosi! È il momento.

 

Infine ha fatto riferimento alla fortissima esperienza di Chiara Luce Badano, proprio nei giorni scorsi proclamata beata. Una santità, ha detto il papa, nata dalla sua scelta di Dio, ma anche dalla scelta di Dio della sua famiglia che era però dentro la grande famiglia del Movimento dei focolari. Un bel riferimento, proprio nella città che 12 anni fa conferì la cittadinanza onoraria a Chiara Lubich. Talvolta la Sicilia e Palermo anticipano il cambiamento: quest’oggi, grazie al papa, si sentiva forte che da questa terra, dove è partita la violenza e la morte, sta partendo il cambiamento e il coraggio.

Roberto Mazzarella, da Palermo

 

 

46.ma Settimana sociale

Un evento prezioso

per tutto il Sud

 

«Qui da noi ci sono molte aspettative per un’agenda che, come dice il programma della Settimana sociale, intende articolare la speranza», fa presente Salvatore Berlingò, rettore dell’Università per stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria.

 

Non c’è il rischio che sia liquidata come una faccenda per soli cattolici?

«Proprio il fatto che a tema è posta la speranza, la Settimana sociale sta suscitando qui un interesse che va al di là della cerchia propriamente cattolica. Per altro, le nostre popolazioni sono, sia pure tradizionalmente, molto religiose. In tutto l’ambiente, perciò, c’è grande attesa per quest’evento».

 

Che significato riveste una Settimana sociale al Sud e in una città emblematica come Reggio Calabria?

«Credo significhi la recuperata attenzione della Chiesa italiana alla necessità di una maggiore presenza e di un più qualificato impegno dei cattolici anche nell’ambito politico, inteso in senso ampio. È infatti importante incidere in concretezza, se si vuole poi proporre e sostenere una serie di ideali e di valori».

 

O c’è la concretezza di una testimonianza comunitaria, oppure restano chiacchiere per il Sud.

«Proprio così. In una realtà come la nostra se non si dà un contributo al reale superamento delle problematiche che ci affliggono, come l’emarginazione e la disoccupazione, è difficile poi fare un discorso sui valori e sugli ideali, e ancor più difficile sul piano culturale. La penetrazione nella società di stili irreprensibili e di comportamenti di carattere legale è il frutto di una formazione culturale. Ma è altrettanto vero che prima bisogna porre i presupposti di una vita possibile».

a cura di Paolo Lòriga

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