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Italia > Cinema

Benigni, non solo un giullare

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Il premio alla carriera per il grande Roberto Benigni accolto da tutti con entusiasmo. Un Leone meritato da un vero artista.

Lo show di Roberto questa volta non è stato saltare sulle poltrone come accadde all’Oscar. Ma un lungo, commosso e commovente ringraziamento alla compagna di una vita, la moglie Nicoletta, “un altro sole” nella vita dell’attore. Determinata e sicura, la moglie ha accolto l’allegria di Roberto che a 69 anni non ha perduto l’entusiasmo e soprattutto la capacità di stupirsi e di stupire che lo rende un meraviglioso bambino dell’arte e della vita. Nato da genitori analfabeti e poverissimi – «io vengo da un povertà meravigliosa – è arrivato da ragioniere a varie lauree ad honorem, all’Oscar per La vita è bella, a lavori singolari come Pinocchio diretto da Garrone, senza dimenticare le commedie burlesche degli anni giovanili con Massimo Troisi, quando anche Fellini si ricordò di lui come se ne ricordò Woody Allen e Almodòvar che in Parla con lei gli dedicò un omaggio.

Dopo 28 film da attore e 8 da regista il toscano innocente e sbarazzino all’apparenza sa dire cose di peso come «l’importante è amare e innamorarsi ogni giorno», si congeda addirittura con un «Dio vi benedica» ed ha il coraggio di dire al presidente Mattarella, che anche lui si alza in piedi per la standing ovation, di rimanere ancora in sella per qualche anno, come molti si augurano in questi tempi di politica che non è spesso a servizio dei cittadini ma di interessi particolari.

Fra scherzi, burle e giochi infantili, Benigni, che è uomo di letture meditate, ha scorso la Commedia dantesca riproponendola alla gente  con un vigore, una coerenza ed una fascinosità uniche.

Ma da dove nasce quest’allegria, quest’amore travolgente per la bellezza e la vita, per la parola stessa “amore”, che al di là dei lazzi da giullare, sa essere di una sconcertante profondità che colpisce anche chi ha la pelle dura alla verità?

Insomma, qual è il segreto di Benigni? Certo l’amore per Nicoletta a cui «appartiene questo premio», ma forse anche dal ricordo vivo di una infanzia gioiosa e povera, di un successo che certo ha avuto aiuti ma anche sospensioni e delusioni.

Benigni grade attore comico? Credo sia riduttivo. Roberto non è un giullare, anche se l o sa fare molto bene,  non è solo un merarviiglioso incantatore e comico, ma anche un uomo vero, che sa cosa sia la vita e per questo la ama e ne trasmette la luminosità. Come hanno capito tutti, ma proprio tutti in sala, da Mattarella ai colleghi Almodòvar, Penèlope Cruz e da Jane Campion. Complimenti, Roberto. E grazie.

 

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