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Persona e famiglia > Felicemente

Il benessere mentale e le sue dimensioni. Perché promuoverlo?

di Chiara Spatola

- Fonte: Città Nuova

La salute non coincide solamente con l’assenza di malattie, ma anche con una buona salute mentale, che ha varie dimensioni, sociali e professionali. Vediamo quali.

Foto: Pexels

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) già da tempo ha affermato con chiarezza che la salute non coincide semplicemente con l’assenza di malattia. Questo naturalmente vale per ciascuna delle dimensioni della salute, inclusa la salute mentale. Essa viene definita dall’OMS come «uno stato di benessere, nel quale una persona può realizzarsi, affrontare le tensioni della vita quotidiana, lavorare in modo produttivo e fruttuoso, e può dare un contributo alla vita della propria comunità». La salute mentale è dunque come un diamante a più facce. Ciascuna di esse è importante e contribuisce a creare quell’armonia che sta alla base del benessere.

Partendo da questa definizione, sono quattro gli aspetti fondamentali ai quali prestare attenzione.

Foto: Pexels

Un primo aspetto è la realizzazione. Essa coincide con la possibilità che ha la persona di esprimere il proprio potenziale, le proprie inclinazioni, di trovare il proprio scopo nel mondo e di perseguirlo. Non coincide necessariamente con l’aver raggiunto determinati obiettivi e traguardi: una persona può sentirsi realizzata anche nel momento in cui si impegna ad andare in una certa direzione, quando comprende cosa è veramente importante per lei e comincia a perseguirlo.

Un secondo aspetto della salute mentale sottolineato dall’OMS è la capacità di affrontare le normali tensioni a cui la vita quotidiana ci sottopone. Questo non vuol dire che una persona mentalmente sana non debba provare disagio o emozioni negative. La rabbia, la tristezza, o l’ansia fanno parte della normale esperienza umana. Ciò che mette a rischio la salute mentale è piuttosto il fatto di non riuscire ad accettare la presenza di queste emozioni e ad affrontarle. Quando facciamo di tutto per fuggire dal disagio emotivo, quando rinunciamo a qualcosa di importante pur di “spegnere” un’emozione difficile, allora non stiamo costruendo benessere mentale, ma al contrario lo stiamo mettendo a rischio.

La terza dimensione a cui si fa riferimento è la capacità di lavorare in modo produttivo e fruttuoso. Per lavoro naturalmente non si intende solo l’esercizio di un mestiere o di una professione, ma anche il fatto di studiare, di occuparsi della propria famiglia, o delle incombenze domestiche. Una persona che ha un buon livello di benessere mentale è generalmente più concentrata, più energica, più motivata, e ha maggiori possibilità di agire in modo costruttivo nel contesto in cui vive, studia e/o lavora. Questo aspetto chiaramente è influenzato anche da fattori ambientali, e non solo individuali.

Infine, l’OMS sottolinea che la salute mentale è connessa alla capacità di dare un contributo alla vita della propria comunità. Quest’ultimo punto ci aiuta a comprendere la dimensione comunitaria della salute. Se una persona sta bene, se è realizzata, se può esprimere le sue potenzialità, questo non è solo un fatto individuale. Quella persona infatti avrà la possibilità di partecipare in modo più attivo, propositivo, costruttivo alla vita della propria comunità, di coltivare le relazioni sociali, di prendersi cura degli altri e dei beni comuni.

Foto: Pexels

Io ritengo che questa relazione tra benessere mentale e vita di comunità sia reciproca. Più la persona partecipa, condivide, entra in relazione e dà il proprio contributo alla vita comunitaria, maggiore sarà il suo benessere. Non possiamo pensare al benessere dell’individuo senza metterlo in relazione con il suo contesto, con la/e comunità in cui vive, studia, lavora. Proviamo a pensare alle piccole comunità, come la scuola e la famiglia. Se anche solo uno dei membri della comunità ha un disagio o un problema a livello psicologico, le dinamiche relazionali cambiano, le tensioni aumentano, fino a diventare quotidiane. A soffrirne è l’intera comunità.

Perché allora non investire in prevenzione, perché aspettare che il disagio esploda, invece di mettere le basi per coltivare, sin da subito ed in maniera costante, il benessere in tutte le sue dimensioni? Per quanto riguarda la salute fisica abbiamo già fatto importanti passi avanti, con le campagne vaccinali e gli screening di prevenzione gratuiti. Perché non allargare questa prevenzione anche alla dimensione psicologica? Una società che investe risorse sul benessere mentale dei propri membri, a tutte le età, è una società più evoluta, più sana, una società che sa guardare al presente e al futuro con lungimiranza e fiducia.

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