Bene e male

«A livello psicologico come conciliare la presenza del bene con il male, considerato che il mondo con le sue tragedie è quello che è?». Donato - Bologna
Bene e male

Intanto per il nostro equilibrio psichico, il male  non andrebbe rifiutato a priori, anzi sarebbe utile confrontarsi con esso ogni tanto, almeno questa era l’idea di Jung.
Perciò chi desideri avere una risposta psicologica al problema del male, così come si presenta nel mondo o nella nostra vita, ha bisogno, per prima cosa, di conoscere sé stesso, e cioè della maggiore conoscenza possibile della sua totalità. Deve conoscere senza reticenze quanto bene egli può fare, e di quale infamia è capace, guardandosi dal considerare reale il primo e illusoria la seconda. Entrambi sono veri in potenza ed egli non sfuggirà interamente né all’uno né all’altra, se vuole vivere (come naturalmente dovrebbe) senza mentire a sé stesso e senza illudersi. Per cui incontreremo ovunque persone che si lamentano che il mondo è fatto male: e quanti dei fatti che avvengono ne sono la prova! Questa, però, è soltanto la loro opinione. Secondo Dio, il Tao, l’Intelligenza cosmica (o come volete chiamarlo), tutto è a posto, poiché Dio sa servirsi di tutto. Prendete come esempio un chimico: nel suo laboratorio può avere veleni, virus, o anche esplosivi, ma non se ne serve per avvelenare o distruggere gli esseri umani, bensì per trovare degli elementi utili e curativi. Allora, come si può pensare che Dio non sia in grado di fare ciò che fa un chimico? Dio, ha bisogno di tutti quei materiali, di tutti quegli elementi che noi giudichiamo cattivi; essi sono utili nell’economia universale. Se gli umani non sanno servirsene è colpa loro, ma ciò non significa che il mondo sia fatto male, anzi a questo proposito mi è sempre cara la frase dello scrittore francese Michel Quoist: «Dio scrive dritto su righe storte».

pasquale.ionata@alice.it

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