Béjart, Balanchine, Robbins

La direzione artistica di Micha van Hoecke, di formazione bejartiana, sembra aprire nuove strade (si spera aperte al contemporaneo) all’Opera di Roma.
Béjart

La direzione artistica di Micha van Hoecke, di formazione bejartiana, sembra aprire nuove strade (si spera aperte al contemporaneo) all’Opera di Roma, con una serata dal titolo magniloquente all’insegna di tre miti della danza del Novecento: Balanchine, Robbins, Béjart. Due i titoli del coreografo russo trapiantato negli Usa, una sintesi di purezza neoclassica e di matematica armonia: Walpurgisnacht Ballet e Tchaikovsky Pas de deux. Del primo Balanchine creò tre versioni differenti: dal Faust di Gounod per i Balletti Russi nel ’25, nel ’75 per l’Opéra di Parigi e nell’80 per il New York City Ballet. Il secondo titolo nasce su una composizione inedita di Ciaikovskij per Il lago dei Cigni, qui interpretato da Giuseppe Picone e Alessia Gay.

 

Puro stile accademico è In the Night di Robbins: sui Notturni di Chopin si alternano sullo sfondo di un cielo stellato tre diverse coppie dalle relazioni molto contrastate.

Infine di Béjart l’autobiografica Gaîte parisienne del 1978. Dal silenzioso ingresso dei singoli ballerini in una grande sala prove, si prosegue con sequenze intime, poi travolgenti e di massa, per raccontarci i sogni di un giovane che arriva a Parigi per studiare danza. Bacchettato da una maestra severissima, il ragazzo si ritrova a essere un ballerino. Sulla musica di Offenbach, è protagonista un appropriato, e divertito, Alessandro Riga.

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