Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria
Cinema, cinema e ancora cinema. Questa è la sola plausibile e possibile chiave di lettura per amare (e capire) l’ultimo film di Quentin Tarantino, il cinefilo capace di sdoganare un genere semisconosciuto, il macaroni-kombat, ispirandosi molto liberamente a un vecchio film di Enzo G. Castellari (Quel maledetto treno blindato), che probabilmente la maggior parte degli italiani (critici compresi) non ha visto o non ricorda, e riscrivere a suo modo la storia.

Che per Tarantino vuol dire immaginare un commando di ebrei americani paracadutati dietro le linee tedesche nella Francia occupata con la sola missione di uccidere e fan lo scalpo a quanti più nazisti possibile, salvo poi progettare un attentato per far fuori tutto lo stato maggiore del Reich riunito a una premiere cinematografica (guarda caso).

Da Sergio Leone ad Alfred Hitchcock, la cifra stilistica di Bastardi senza gloria è mutevole e poliedrica quanto il suo deus ex machina (da presa). Ci si salva dalla confusione solo grazie alla capacità del regista di trovare nella babele (il film è girato in inglese, tedesco, francese e italiano) un massimo comun denominatore, restituendo così a questo cocktail (spesso per stomaci forti) un suo equilibrio, dove suspense e ironia si alternano, e immensi dialoghi preludono a colpi di scena. Grande cast, con Cristoph Waltz – nei panni del cacciatore di ebrei – su tutti.

Questa volta la poetica del sottogenere assume un afflato liberatorio che fa riscoprire il gusto di un certo modo di fare cinema caro, ad esempio, a Hitchcock. Che affermava che i film sono pezzi di torta, belli da vedere, buoni da gustare. E di questo dolce non ci possiamo certo lamentare.

 

Regia di Quentin Tarantino; con Brad Pitt, Cristoph Waltz, Melanie Laurent, Daniel Brühl, Diane Kruger, Eli Roth, Mike Myers.

 

 

Valutazione della Commissione nazionale film: complesso, violento.

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