Bangkok tra alluvione e solidarietà

La capitale thailandese sommersa dall'acqua. C'è chi fugge e chi è costretto a rimanere perchè senza mezzi, mentre emerge un senso inatteso di condivisione e di reciprocità
Alluvione Thailandia

L’acqua si sta muovendo, lentamente ma anche inesorabilmente verso il mare. Solo che in mezzo c’è una capitale: Bangkok! Attualmente in città ci sono più di un miliardo e mezzo di metri cubi d’acqua, e nella parte nord c’è ne sono circa quattro miliardi e mezzo pronti ad irrompere. Si calcola una quantità d’acqua superiore di 30 volte quella che la capitale della Thailandia è in grado di assorbire: la portata dell’alluvione è inimmaginabile.

 

Intanto l’acqua viene trattenuta al nord con un sistema antico e laborioso di canali, che stanno, al momento, reggendo e alcuni sono vecchi di circa cento anni. Il resto, in queste settimane, l’ha fatto la gente, con milioni di sacchi di sabbia e nessuno è stato pagato per farlo!

 

Gli ospedali governativi hanno trasportato in altre strutture tutti i malati gravi e non possono più ricoverare altri fino a quando non finirà l’emergenza. Intanto una parte dell’acqua ha già superato alcune delle barriere del nord dirigendosi verso il vecchio aeroporto, dove ha sede il centro operativo d’emergenza nazionale (S.P.P.) e ora comincia a dirigersi verso il centro. E ogni volta viene bloccata, riprende a scorrere, viene nuovamente inseguito e incanalata verso canali di scolo dove sono in azione gigantesche pompe idrovore che dirigono il potente getto  verso il fiume Chaw Phraya e da lì verso il mare.

Intanto sono state già sloggiate circa duecentomila persone in diversi centri d’accoglienza, che verranno nuovamente spostati anche a trecento chilometri di distanza per sfuggire all’imminente tragedia. In questi giorni si lotta anche contro l’alta marea e le sponde dei fiumi sono troppo basse per reggere l’innalzamento improvviso. Con uno sforzo immenso di risorse umane e non solo, migliaia di barche si sono legate ai moli, con la prua rivolta verso il mare, per spingere l’acqua verso la foce del fiume, ed impedire, il più possibile che l’alta marea entri nei canali di Bangkok e porti ancora acqua. Questa è una settimana decisiva con acqua che arriva dal nord e che sale al contempo anche dal sud e dal mare, mentre neppure la pioggia da tregua. I thai sono abituati all’acqua, che fa di solito meno paura del fuoco, come dice un noto detto: ma quella arrivata in queste settimane è proprio tanta, troppa!

Tutta la popolazione è impegnata: non è possibile lasciare alcuno senza aiuto. L’acqua potabile scarseggia, come il riso, gli spaghetti liofilizzati, la carne in scatola e cibo a lunga conservazione.

Il governo ha chiesto alla popolazione di lasciare la città. E le scene a cui si assiste non sono quelle di un film, ma è la tragedia di una metropoli moderna. Chi può parte, ma si va insieme tutti, ci si aiuta, si sopportano la difficoltà. Il governo ha decretato vacanza obbligatorio fino al 31 Ottobre, sperando che dai primi di novembre la situazione migliori.

Pronti all’azione sono circa cinquantamila soldati chiamati a salvaguardare la sicurezza di case, palazzi, ospedali e di tutto quanto rimarrà incustodito. Tanti che si sono rifugiati negli alberghi distanti dalla capitale hanno trovato una sorpresa: gli albergatori, per aiutare chi fugge, hanno tutti abbassato i prezzi: bellissimo gesto! Rimangono in città poche persone: i poveri, chi non sa dove andare, chi deve rimanere e chi vuole restare. La comunità del movimento dei focolari ha scelto di restare per rendersi utile e aiutare chi è meno fortunato e affronterà l’emergenza in città. «In una situazione come questa, – dicono – la cosa più importante è avere nervi saldi ed un cuore caldo per interessarsi a chi ti sta accanto e sta male. È questa l’ora giusta, direbbe qualcuno, per amare concretamente!»

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