Bambini immigrati e tv

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«Lavoro in un doposcuola frequentato da molti bambini immigrati e mi accorgo che quando sono a casa passano molto tempo davanti alla tv (sia italiana che del loro Paese di provenienza). Può la tv aiutare questi bambini nel processo di integrazione?».

Rita

 

In nessun caso, nel processo di crescita e di integrazione di un bambino, la tv può sostituire la ricchezza che porta la relazione tra coetanei e con adulti. Detto questo, la tv può aiutare ad acquisire la lingua e a conoscere la società del Paese ospitante. D’altra parte essa va contro il desiderio dei genitori di preservare l’identità culturale del Paese d’origine.

Le ricerche indicano che, rispetto ai loro coetanei, i bambini immigrati passano più tempo davanti alla tv perché essa costituisce una fonte importante di educazione e di informazione sulla nuova società in cui vivono, specie nei primissimi anni successivi all’immigrazione, quando provano un forte senso di isolamento e distanza psicologica dagli altri bambini.

I bambini immigrati devono infatti affrontare grosse sfide personali e sociali, perché a loro, più che ai loro genitori, è chiesto di gestire due identità, parlare due lingue, e far coesistere due mondi culturali.

Se la loro cultura d’origine è molto diversa da quella del Paese ospitante, i bambini immigrati sono maggiormente convinti del realismo di persone ed eventi che la televisione propone. Ciò fa sì che assimilino più facilmente modelli negativi ed effimeri che rischiano di provocare in loro un senso di frustrazione o di inferiorità dai loro coetanei visti come “irraggiungibili”.

Secondo uno studio europeo i bambini coinvolti in vari processi migratori resistono spesso ai tentativi dei genitori di interessarli ai programmi televisivi del paese di origine perché quello che per i genitori immigrati è uno strumento di conservazione dell’identità originaria, è percepito dai figli come un ostacolo alla piena integrazione nel nuovo paese.

Poter fruire della tv del Paese di origine (ricevuta tramite appositi canali locali o via satellite) assolve invece per gli adulti il doppio ruolo di preservare l’eredità culturale e di rafforzare la solidarietà di gruppo, consentendo agli immigrati della stessa origine, sparsi in diversi Paesi, di mantenere dei legami fra di loro e con la madrepatria.

Per questi bambini e le loro famiglie la tv è molto più di un mezzo di intrattenimento e oggi più che mai ci sarebbe bisogno di programmi di alta qualità che sappiano anche promuovere il benessere psicologico e l’integrazione dei bambini immigrati e delle loro famiglie.

 

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