Bakhita

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Bakhita, cioè “fortunata”. Sembra quasi un paradosso che una piccola schiava sudanese venga ribattezzata così dai suoi terribili padroni arabi. Eppure, come spesso accade nella vita, gli avvenimenti acquistano un senso diverso mano a mano che si fanno storia. La fiction proposta da Raiuno, diretta da Giacomo Campiotti, racconta la storia intensa della santa africana, intrisa di violenza e dolore che, per intrecci misteriosi, ma non del tutto ignoti, sono l’occasione per lei della scoperta di un Dio al quale si donerà completamente, portandola a dare la vita per molti.

Gli addetti ai lavori l’avevano già dichiarato prima della messa in onda: Bakhita non sarebbe stato un documentario fedele alla biografia della santa, ma una finzione che avrebbe avuto il merito di passare un messaggio di speranza e di vita. E questo, proprio per i recenti fatti di attualità, con il terremoto in Abruzzo che si è intrecciato con la collocazione in palinsesto della fiction, non può che aver fatto del bene. «Non abbiamo tradito Bakhita – conferma la produttrice Ida Di Benedetto – perché abbiamo rispettato ciò che contava di più: il suo spirito».

 

Se la finalità è stata ammirevole, restano dei dubbi su alcuni punti deboli della sceneggiatura. C’è il solito flashback iniziale, in cui Aurora Manin, oramai adulta, racconta ai figli la sua vita bambina con Bakhita. Ci sono le contrapposizioni tra i cattivi e la “buona”, pronta a ravvedere e perdonare, minimizzando il grido di “perché” che invece, nella realtà, è stato elemento essenziale della sua conversione. Il fatto che tanti dei personaggi non siano mai esistiti conferma che la vita reale di Bakhita sia riconosciuta come quella di una santa per meriti ben maggiori che quello di aver dato coraggio a un parroco, o di aver sopportato le angherie di una bigotta comunità veneta. C’è una speranza che è già certezza, in una personalità eccezionale, che nella tragicità degli eventi riesce sempre a rialzarsi in piedi. Forse con un modo più attinente al vero di imbastire il racconto, si sarebbe ottenuto di più.

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