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Cultura > Arte e Spettacolo

Babilonia: cercando un linguaggio comune

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Il Terzo Paradiso di Ismael Ivo a Belluno il 20 maggio, Treviso il 21, Verona il 24 e Rovigo il 26

babilonia

Uno spazio vuoto e candido. Una stanza immersa in un paesaggio nebbioso. Poi luminoso. Alla musica tecno e ai suoni naturali si sovrappongono note celestiali. Prevale una musica barocca di voci bianche capace di innalzare l’umano al divino e di evocare un senso primigenio di sogno e di bellezza, ma anche di terrore. Ventuno giovani danzatori di diverse nazionalità (gli allievi del centro di perfezionamento dell’Arsenale della Danza) danno anima e gesti alla ricerca di un vocabolario comune, di un linguaggio che unisca. Corrono in circolo, in gruppo. Emergono singole individualità. Si fugge, si combatte, ci si afferra.

 

In Babilonia – Il terzo paradiso, coreografia di Ismael Ivo, che ha aperto la Biennale Danza (di cui è direttore artistico dal 2005), c’è un senso disperato di non appartenenza a nessun luogo, espresso nel vocabolario del conflitto corpo a corpo. Se in The Waste Land, spettacolo dal forte impatto visivo, il coreografo e danzatore brasiliano esprimeva la desolazione della terra minacciata dalla devastazione dell’uomo; se in Oxygen parlava della capacità di sopravvivenza dell’uomo e, con le sue trascinanti onde cinetiche, riverberava le scosse fisiche ed emotive dell’attività più naturale e necessaria all’uomo, il respiro; nella nuova creazione riecheggia, invece, l’idea della mescolanza di lingue, culture, arti che attraversa il mondo di oggi e che ne costituisce la vera ricchezza e l’attesa di un futuro migliore. 

 

Quale idea di corpo c’è in questa sua nuova creazione, più astratta rispetto alle precedenti?

«È un corpo che molto spesso è determinato da un contesto dove il pensiero è aggressivo e crea divisioni. Un pensiero basato sul dualismo tra potere e sottomissione, su un sistema di oppressione del debole da parte del più forte». 

 

Da questo conflitto, che sembra inevitabile, cosa scaturisce?

«Nasce la possibilità di liberare il proprio corpo e di conseguenza di collaborare per liberare quello dell’altro. Si comincia cercando soluzione diverse e nuovi contesti».

 

E la danza a cosa può servire?

«L’arte della danza serve per ricordarci che mancano totalmente alcuni valori naturali a cui non siamo più abituati, come la condivisione, l’amicizia e la familiarità. L’essere umano, nonostante i progressi tecnologici, rischia di dover affrontare il pericolo di uno stato vicino all’estinzione. Noi, come nuovi dinosauri, siamo prigionieri della confusione e ci troviamo a lottare costantemente per ritrovare la capacità di comunicare».

 

Babilonia – Il terzo paradiso, ideazione e coreografia Ismael Ivo, scenografia e costumi Marcel Kaskeline.  A Belluno il 20 maggio, Treviso (21), Verona (24) e Rovigo (26), San Paolo del Brasile (1 e 2 giugno) e Santos (4).

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