Autunno caldo per la scuola

L’anno scolastico è iniziato con lo sciopero degli studenti. Il 12 ottobre migliaia di studenti hanno manifestato nelle principali città italiane per esprimere la loro protesta nei confronti delle nuove misure economiche prese da parte del governo nei confronti delle politiche scolastiche
Studenti in piazza per protestare "contro razzismo, finto governo del cambiamento e disuguaglianze", Torino, 12 ottobre 2018

“Diritto allo studio, diritti al futuro” è lo slogan dei manifestanti che hanno partecipato allo sciopero indetto in 30 città italiane, attraverso cortei, sit in, comizi e flash-mob, e che ha visto gli studenti delle scuole superiori e dell’università protagonisti della protesta.

Gli organizzatori della manifestazione, l’Unione degli Studenti, Link Coordinamento universitario, la Rete della Conoscenza, la Rete degli Studenti Medi e altre associazioni, hanno dichiarato che è urgente che il governo cambi linea riguardo i tagli previsti nella nuova finanziaria e, in caso di risposta negativa, si preannuncia uno sciopero ad oltranza nelle scuole di tutto il Paese per i prossimi mesi.

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Garantire il diritto allo studio non è soltanto uno slogan, ma andare incontro alle esigenze e ai bisogni di chi non ce la fa a studiare per motivi economici,  attuando politiche concrete, riducendo la spesa delle famiglie che sono costrette a sborsare ogni anno sempre di più in libri, tasse, materiale didattico e trasporti.

L’università è un altro campo dove le risorse economiche sono al ribasso. Gli studenti chiedono garanzie per un effettivo aumento delle borse di studio, l’estensione della no-tax area e l’aumento dei posti alloggio per gli studenti fuori sede. Ricordiamo che l’Italia è penultima in classifica in Europa per il numero dei giovani laureati: soltanto un giovane su sei riesce a raggiungere il traguardo.

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A Roma, alla fine del corteo, una delegazione di studenti ha chiesto di incontrare, davanti al ministero, Bussetti per un confronto, ma il ministro ha rifiutato. «Il ministro Di Maio risponde ai 70 mila studenti scesi in piazza oggi con un post su Facebook, ma non siamo per niente soddisfatti. Il ministro dell’Istruzione Bussetti scappa dal confronto con gli studenti mentre anche Di Maio non dà alcuna garanzia sull’aumento dei finanziamenti al diritto allo studio. Lanceremo occupazioni e autogestioni di scuole e università nelle prossime settimane, finché le nostre richieste non verranno accolte», così è stato dichiarato sulla pagina ufficiale face book degli organizzatori.

Le ultime uscite sulla scuola di alcuni ministri di certo non hanno agevolato il dialogo con il mondo della scuola. Il 26 ottobre è previsto lo sciopero generale di tutti i comparti e scenderanno in piazza anche gli insegnanti e il personale non docente, anche loro sul piede di guerra per i tagli agli stipendi e alla scuola.

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