Aumento dei carburanti, la protesta degli autotrasportatori

I trasportatori stanno protestando contro il caro carburanti: aumenti salatissimi, destinati a peggiorare a causa del conflitto in Ucraina. Il blocco dei trasporti, però, sta aumentando le sofferenze degli agricoltori del Centro-Sud, che vedono i propri prodotti marcire. Serve un intervento del governo.
Una protesta di autotrasportatori, foto LaPresse.

Il costo del carburante per il «servito» supera i 2 euro al litro. Il prezzo alla pompa è schizzato in alto in maniera vertiginosa nell’arco di pochi mesi e il conflitto che è scoppiato in Ucraina, dopo l’attacco della Russia, rischia di aggravare ulteriormente e in maniera esponenziale la situazione. Costi che gravano su famiglie ed imprese, che faranno lievitare i costi per il riscaldamento, ma anche i costi vivi delle aziende che vedranno assottigliare i loro guadagni.

Chi soffre di più è il settore dell’autotrasporto che, nel costo del carburante, ha la sua voce di spesa più consistente. In poche settimane, la spesa da affrontare per il trasporto della merce è sempre più alto.

Il problema riguarda soprattutto le regioni Meridionali, che affidano quasi interamente al “gommato” il trasporto delle merci, soprattutto di quelle agricole. Dalla Puglia alla Sicilia è scattata la protesta con il blocco dell’autotrasporto e sempre più Tir parcheggiati lungo le autostrade. I camionisti del Sud sono arrabbiati: la crisi economica sta diventando sempre più asfissiante.

In Puglia, da Bari a Taranto, è stato proclamato il blocco per otto giorni. In Sicilia ci sono dei sit-in in varie zone e, tra l’altro, anche al casello di San Gregorio, vicino Catania. In altre zone, si sta procedendo con il blocco delle operazioni di carico e scarico.

In Sicilia, la protesta è promossa dall’Unatras e dall’Aias, già altre volte protagonista di blocchi che hanno lasciato il segno. Le prime trattative , avviate al ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili con la viceministra Teresa Bellanova, si sono concluse con un nulla di fatto. «Nessun risultato tangibile», fanno sapere dall’Unatras.

In Italia l’80 per cento della merce viaggia su gomma. La protesta rischia di avere conseguenze pesanti sul mondo agricolo, quello che, più di altri, è legato al «fattore tempo». Le merci agricole si deteriorano e devono essere buttate, se non raccolte rischiano di compromettere la salute della pianta e la produzione successiva.

Il mercato ortofrutticolo di Vittoria, in provincia di Ragusa, Sicilia, punto di riferimento per la commercializzazione dei primaticci della cosidetta «fascia trasformata», è deserto da ieri. le merci agricole non arrivano, i camion che dovrebbero caricare la merce e trasportarla verso il Nord Italia non entrano. Cinque sindaci del ragusano (Maria Rita Schembari di Comiso, Giovanni Barone, di Santa Croce camerina, Giovanni Di Natale, di Acate, Francesco Aiello, di Vittoria e Peppe Cassì, di Ragusa) sostengono la battaglia dei produttori che, pur solidali con gli autotrasportatori, segnalano le conseguenze devastanti che il blocco dei trasporti ha per il cosiddetto «comparto primario» ed hanno avviato le interlocuzioni con i governi nazionale e regionale a sostegno della vertenza, segnalando soprattutto i gravi danni per l’agricoltura, principale fonte di reddito per il sud est siciliano.

Lanciano l’allarme anche i mugnai italiani e le aziende produttrici di pasta. Una tra queste, in Molise, ha fermato la produzione. Il rischio, a breve, potrebbe riguardare anche l’approvvigionamento dagli scaffali dei supermercati. Altri settori sono in allarme e le conseguenze si potrebbero avere nelle prossime ore.

Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ha chiesto un incontro urgente al ministro dei Trasporti Giovannini. Musumeci ha assicurato il sostegno agli autotrasportatori, con lo stanziamento di 10 milioni a sostegno del comparto, ma ha chiesto anche di «allentare la morsa della protesta» per evitare di danneggiare altri settori trainanti dell’economia siciliana. Il mondo politico, in Puglia, in Sicilia, in altre regioni, sostiene le ragioni delle proteste: quelle degli autotrasportatori e quelle degli agricoltori e degli altri settori collegati. Le associazioni di categoria, la Coldiretti ed altre sigle sindacali, hanno chiesto un intervento del governo per cercare una soluzione possibile. Che non è facile né immediata. Ma a questa vertenza sono legate le sorti di alcuni settori importanti dell’economia italiana e, con essi, di centinaia di migliaia di famiglie.

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