Aufwiedersehen, Gen Rosso Até logo, Gen Verde

Due viaggi particolarmente impegnativi, quelli dei noti complessi musicali. Da Manaus nel cuore della foresta amazzonica, a Recife nel Nord Est, toccando Brasilia, San Paolo e Rio de Janeiro, sino a Porto Alegre, al confine con l’Argentina: in tutto 28 spettacoli del Gen Verde in Brasile, con la presenza di oltre 50 mila persone. Senza contare gli incontri, le giornate di dialogo, i workshop, che per un’intera giornata di lavoro, raccolgono ragazzi armati di strumenti musicali e di tanta voglia di suonare e cantare insieme. Il Gen Rosso, invece, si è recato in Germania nel giugno scorso, inserito in una serie di manifestazioni denominate “Rock gegen Gewalt” (rock contro la violenza). E quale miglior inizio, con un simile programma, di uno spettacolo nel più grande carcere minorile delle regioni del Nord? Ma lasciamo ai protagonisti di raccontarci quanto hanno vissuto,attraverso qualche brano dei loro carnet de route. Così come li hanno scritti. Prime pagine parla brasiliano Hanno percorso 33 mila chilometri, toccando ben 15 dei 26 stati di cui è composta questa grande nazione. L’impatto in Brasile della storia delle “ragazze di Trento”. 5 marzo. Nel cuore dell’Amazzonia. Dopo 20 ore di volo, atterriamo a Manaus, la capitale. Ci aspetta un programma fitto di impegni: incontri, interviste. Soprattutto, incontreremo per la prima volta un pubblico nuovo, che ha la musica ed i ritmi nel sangue. Come reagiranno a Prime pagine? “Complimenti per l’ottimospettacolo e l’eccellente traduzione nella nostra lingua. Sicuramente avrete provato molte ore per parlare così bene”, ci diranno in tanti dopo aver assistito ai due spettacoli. 20 marzo. Un trio elétrico: che roba è? Ripartiamo per due nuove destinazioni: Belém e Teresina, capitali rispettivamente dello stato del Parà, vasto da solo quanto mezza Europa, e del Piauí. Ciò che le parole non possono descrivere è l’accoglienza che ci viene riservata: fiori (alcuni mai visti), striscioni, canzoni di gruppi folcloristici locali, petardi e fiochi d’artificio, carovane di macchine tappezzate di manifesti e… il trio elétrico, un tipo di corriera con otto altoparlanti che usano per il carnevale. Stavolta amplificava le nostre canzoni. 2 aprile. A sud dell’equatore. Con l’atterraggio a Fortaleza, capitale del Cearà, ci è stato subito chiaro che avevamo cambiato clima e paesaggio: ci attendeva il nord est brasiliano. Un gruppo locale, formato da insegnanti e studenti di una scuola di musica, ci ha offerto una serata di canzoni e danze locali. Questi appuntamenti di scambio culturale con artisti del posto, di città in città, ci fanno penetrare di più nell’anima del popolo brasiliano, giovane, ricco di vitalità, esuberante e insieme profondo. Di fronte a persone così, dal pubblico al palco e viceversa, scorre un’intesa incredibile. Coiquattromila del Palazzetto dello Sport, coi seimila dei tre spettacoli di Recife, coi giovani di entrambe le città nel workshop e nella giornata di dialogo “dietro le quinte”. 29 aprile. Nel “più profondo” Brasile. Di nuovo in volo, destinazione Salvador, nello stato di Bahia. Città storica, prima capitale del Brasile. Patria di artisti. Ma ci avevano detto che qui soprattutto avremmo conosciuto un altro volto del Brasile: il 70 per cento della popolazione è infatti di discendenza africana. Ancora oggi la discriminazione, pur abolita, di fatto taglia in due la popolazione. La violenza è di casa. Finito lo spettacolo, una ragazzina di 13 anni è venuta a raccontarci che la sera prima, nel suo barrio, nella lotta tra due bande, era rimasto ucciso un bambino. Voleva sapessimo che era entrata nel giro della droga, che aveva subìto violenza e, se prima non le importava molto, ora veniva a chiedere aiuto. Il primo passo per uscire dal giro… 15 maggio. A Brasilia, la capitale futurista. Strade, quartieri, giardini, monumenti: tutto è stato disegnato a tavolino da Oscar Niemeyer, l’architetto che ha progettato la città. Siamo accolte da un folto gruppo di persone di ogni età – i nostri amici dei Focolari – che ci salutano e ci invitano a prendere posto in un’ala dell’aeroporto. Ancora non capiamo. Poi, le note purissime di un sax soprano ci fanno guardare in cima alla scalinata da cui provengono. Carlos Mauricio, giovane e famoso artista, nativo di Brasilia, è venuto apposta per darci il benvenuto e suonare per noi. Al gruppo di amici si aggiungo- no curiosi e viaggiatori… e ben presto la città di cemento si si anima, e palpita di vita e calore. Seguono giorni intensi, con una visita ufficiale al palazzo del governo dal vicepresidente Marcos Maciel, in un incontro che perde ben presto il timbro dell’ufficialità. E finalmente i due spettacoli al Teatro Nacional. Con i 2.500 partecipanti e in una giornata “dietro le quinte”, con le 900 persone, alcune provenienti dagli stati vicini del Tarantins e del Mato Grosso, che avevano fatto anche 22 ore di viaggio. 22 maggio. Rio de Janeiro, la cidade maravilhosa. È l’impressione che si ricava nel visitare questa davvero meravigliosa città. Tanta bellezza non nasconde però una realtà fatta di emarginazione, miseria, violenza. Arrampicate su ogni collina di Rio, le favela ci hanno ricordato che uguaglianza e dignità umana sono per molti un traguardo ancora lontano. Per questo abbiamo apprezzato ed ammirano in modo speciale gli amici che vivono lì, testimoniando giorno dopo giorno che il mondo unito è possibile. Sono numericamente pochi, se pensiamo ai 5 milioni di abitanti, ma tenaci, lungimiranti. 27 maggio. In ottomila alla Portuguesa. Nei due spettacoli al Palasport “Portuguesa” di San Paolo sono venute 8 mila persone. L’attesa era quella tipica dei megaconcerti: megaconcerti: fischi, onda su e giù. Ci avrebbero seguito dentro la storia di Prime Pagine? Dopo le prime battute, un silenzio incredibile, che ha stupito il pubblico stesso. In platea e sugli spalti notavi tutti i tipi: giovani e famiglie, pastori di altre chiese cristiani e membri di altre religioni, ebrei, musulmani e buddhisti di origine coreana e giapponese… Insomma, anche questa metropoli ci ha rivelato il suo volto brasiliano, di gente aperta, generosa. 3 giugno. Nella punta estrema. E chi se la dimenticherà l’accoglienza a Curitiba, la capitale del Paranà, dove il Brasile si affaccia sull’Argentina ed il Paraguay? Siamo arrivate in pullman, e man mano che si entrava in città, nelle piazze o vie caratteristiche, salivano a coppie nei costumi tipici tedeschi, arabi, giapponesi, ucraini, italiani… Discendenti degli immigrati che man mano vi si sono stabiliti. Un caleidoscopio di culture che si sono armonizzate, senza perdere le proprie radici. Nel prestigioso teatro Guaira (2.200 posti) abbiamo registrato il tutto esaurito con giorni di anticipo. Inseriamo un terzo spettacolo con un solo giorno di tempo per la preparazione. Poi, in aereo a Porto Alegre, terra in cui certe abitudini richiamano la vicina Argentina. Allestiamo Prime pagine nel teatro più prestigioso. Alle 3.400 persone venute per gli spettacoli vogliamo dare il massimo, con tutto lo sprint e la novità che avevamo all’arrivo. Tanti ci hanno scritto: “La mia vita non sarà più come prima”. Ma nemmeno noi saremo più le stesse dopo il Brasile. La sua gente è entrata nella nostra vita, con la sua ricchezza di umanità. Un fatto non certo casuale. All’arrivo a Porto Alegre, siamo state accolte ufficialmente dai militari con il loro comandante. Ci hanno consegnato la bandiera brasiliana. Un miglior complimento non potevano farlo. “Streetlight” alla tedesca Dal primo al 20 giugno un tour ricco di incontri. Mentre si svolgono i Mondiali di calcio, il Gen Rosso torna in Germania: diciotto tournée già effettuate e nove album sono un biglietto da visita di tutto rispetto per questo ritorno che ha riservato molte sorprese. 1° giugno: All’Expo Revival di Hannover. Su invito del pastore Fritz Baltruweit, in occasione dell’anniversario del grande Expo del 2000, appuntamento in piazza, fra vari numeri di folclore e di musica operistica e classica. È il primo incontro con il pubblico tedesco dopo sei anni. Una piccola folla si accalca sotto il palco per vedere e sentire i nostri brani. C’è interesse e curiosità intorno a questo gruppo internazionale così fuori da ogni etichetta. E allora è più che naturale darsi appuntamento al 7 giugno ad Hannover. 5 giugno: Streetlight dietro le sbarre. Per la prima volta ci siamo trovati a rappresentare il musical in un carcere, quello minorile di Hameln. È una vera sfida raccontare la storia di Charles a dei ragazzi che hanno vissuto la vita de “la fossa” da protagonisti veri. Alle ore 15, alla presenza di alcuni giornalisti invitati, il ministro regionale di Grazia e Giustizia ha presentato il Gen Rosso. Alle 16 nella palestra c’erano 280 persone di cui 100 giovani detenuti. Qualcuno in situazioni di vendetta e di omicidio ci si era trovato davvero… Lo si capisce da certe reazioni in vari momenti dello spettacolo, come quando Jordan sta per sparare a Charles. Abbiamo avuto la straordinaria opportunità di conoscere “dal di dentro” il carcere minorile più grande in Germania (670 detenuti). Rimaniamo sorpresi dell’ordine che vi regna, sia nei laboratori dove lavorano i ragazzi (officina meccanica, falegnameria, ecc.) come nelle abitazioni. Abbiamo occasione di mescolarci fra loro. Parliamo, ma soprattutto ascoltiamo molto. E non sarà facile dimenticare. 7 giugno. Nella Kuppelsaal di Hannover. Ieri sera i 1900 che si trovavano alla Kuppelsaal di Hannover hanno “vissuto” Streetlight dalla prima all’ultima battuta. Guardando il pubblico entusiasta, veniva da dire: abbiamo fatto gol (nonostante gli impegni, riusciamo a non perderci i mondiali!). Eppure la serata non era particolarmente diversa da qualsiasi altra serata di spettacolo nostro: Streetlight sta ormai “compiendo” il suo terzo anno di vita e la Germania è il sesto paese dove mette piede. Ma c’è sempre da stupirsi che un pubblico eterogeneo, prevalentemente giovane, al quale il nome Gen Rosso dice poco o niente, abbia reagito così positivamente di fronte alla vita (e la morte) di Charles Moats. 11-18 giugno. Prosegue il tour. L’11 abbiamo portato Streetlight ad Osnabruk, il 14 a Varburgh, il 18 a Leverkusen, con l’alternanza di workshop a Solingen e ad Hannover. Sono bastate cinque rappresentazioni e due workshop per ritrovare il calore del pubblico tedesco, quello che nei primi tempi della nostra attività quasi ci costringeva a tornare in Germania ogni anno. È stato un continuo meravigliarsi di fronte alla cordialità, generosità ed entusiasmo contagioso di questa gente che sconfessano tutti gli stereotipi che ci possono essere sui compassati teutonici. È grazie a tanti di loro, infatti, che ci è stato possibile realizzare questa tournée. Ora, sulla via del ritorno, si ricorda e si parla dei tanti amici che abbiamo trovato lì. Pensiamo a Böbi, per la sua pazienza; a Mathias, che tanto ci ha sostenuto nelle difficoltà incontrate. A Franz Joseph e Maike di Neue Stadt, che hanno fatto tutto il tour con noi. E grazie anche a Manuel, Christian e Bruno che hanno sudato, montando e smontando le attrezzature, con una volontà di ferro. E come non pensare a Marika, che ci ha seguito con il cuore dalla clinica, e l’abbiamo sentita sempre accanto a noi? E agli incontri con i ragazzi del carcere, quelli con i media, giornalisti della tv, della radio e della carta stampata, per ciò che hanno scritto e detto di noi? E come non essere grati agli oltre 7.500 spettatori che nei 5 spettacoli ci hanno stimolato a dare il meglio. È questa l’eredità più preziosa che ci portiamo dietro, che fa parte della storia e della vita di ciascuno di noi.

I più letti della settimana

Io, chef per la mia terra

Pfas e Covid: binomio mortale

Europa

9 maggio, festa dell’Europa

Simple Share Buttons