Attorno a Chiara

In un clima di gioia le oltre seicento iniziative religiose, culturali e politiche svolte nel mondo per ricordare la fondatrice dei Focolari.
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Vengo a messa non a pregare per Chiara, ma a pregare Chiara per la nostra diocesi e la Chiesa tutta, confida una componente della Consulta nazionale dei laici; Grazie per avermi invitato alla celebrazione eucaristica nella quale abbiamo ringraziato il Signore per aver donato alla sua Chiesa Chiara e il suo carisma, scrive un presidente diocesano di Azione cattolica.

Echi del 14 marzo e dei giorni successivi che hanno visto svolgersi nel mondo oltre seicento eventi tra messe, iniziative culturali, cerimonie religiose, convegni. Così a Trento, città natale di Chiara Lubich, a Torino, Varese, Frosinone, Bruxelles, Tokyo, Parigi, Zagabria, Il Cairo, Kinshasa, Singapore…

Alcuni dati sono comuni: chiese e sale gremite; partecipazione di autorità politiche e religiose, di rappresentanti del mondo della cultura; pubblico variopinto e attento; presenza di amici di altri movimenti, associazioni e gruppi laicali, esponenti del mondo ecumenico e interreligioso, persone che condividono l’impegno per la fraternità. Se c’è qualcosa che manca in tutte queste manifestazioni è la nostalgia. Tutto ciò che è stato detto Chiara non l’ha vissuto da sola, afferma nella chiesa evangelica di Monaco Thomas Römer dell’Ymca, alla fine di una commemorazione ecumenica. E avanza una richiesta: Vivete questo amore scambievole tra di voi nella vostra Opera. Solo così possiamo anche noi avere la speranza che il carisma di Chiara andrà avanti.

La strada è tracciata: anzi consolidata – ha detto a Genova il card. Bagnasco nell’omelia -. Il te- stimone è nel cuore di tutti gli appartenenti all’Opera di Maria. Da arcivescovo del capoluogo ligure ha espresso gratitudine a Dio, a Chiara e a voi tutti per la vostra presenza nella Chiesa locale, presenza di affetto, di fede, di collaborazione viva, convinta e cordiale; da presidente delle Cei, ha ringraziato per la presenza viva e partecipe in tutta la Chiesa che è in Italia. I vescovi vi sono vicini, come ben sapete e con il loro cuore di padri e pastori si affiancano a voi e contano su di voi.

Non meno vibranti le affermazioni dell’arcivescovo di Palermo. Bisogna che si crei il buio per poter vedere brillare una stella – ha affermato mons. Romeo -. Dico questo per poter capire la stella che è stata nella vita della Chiesa Chiara Lubich. Una stella che riflette la luce di Dio e continua a camminare per guidare i destini dell’uomo fino alla realizzazione della preghiera di Gesù che siano una sola cosa.

Nella Chiesa, Chiara è stata capace di evidenziare, in maniera efficace e costruttiva, il profilo mariano , ha ricordato Tettamanzi. E ha augurato che l’Opera che lo Spirito ha suscitato e iniziato in lei possa continuare a inondare con la luce del Risorto le varie discipline e crei rapporti nuovi nella Chiesa, tra le varie confessioni cristiane, nel dialogo interreligioso e con tutti gli uomini di buona volontà.

Credo che questo carisma sia molto importante non solo per voi e per la vostra identità, ma per la Chiesa stessa: il dono dell’unità che voi sperimentate, diventa un dono per tutta la Chiesa ed edifica tutti, orientandoli verso quello che è il centro del Vangelo, il mistero dell’amore, ha confidato da parte sua mons. Betori in un momento di incontro alla fine della messa da lui presieduta a Firenze. Nel capoluogo toscano come altrove succede spesso così: il clima solenne e raccolto delle celebrazioni cede il posto al clima di famiglia nei momenti successivi, magari durante un semplice rinfresco. E qui tornano alla mente le parole di Chiara lasciate come uno dei suoi testamenti: Non anteponete mai qualsiasi attività di qualsiasi genere, né spirituale, né apostolica, allo spirito di famiglia con quei fratelli con i quali vivete… Niente farete di meglio che cercare di crearlo con discrezione, con prudenza, ma con decisione. L’oramai riconosciuta mitezza e fortezza di Chiara.

UN DIALOGO CHE CONTINUA

Il biografo inglese Jim Gallagher, i cardinali Tarcisio Bertone e Stanislaw Dziwisz, la giornalista della Bbc Sandra Hogget e di Famiglia Cristiana Franca Zambonini, ed ancora i primi compagni e compagne della Lubich, Maria Voce, nipoti e pronipoti della zia Chiara. In tre ore di brani artistici, testimonianze, canzoni, video e interviste si è cercato, davanti a duemila persone, al Centro Mariapoli di Castelgandolfo, di ripercorre la vicenda umana e spirituale della fondatrice dei Focolari ad un anno dalla sua dipartita. Il titolo: Con Chiara, un dialogo che continua.

Oggi siamo qui – sottolinea il giornalista Gianni Bianco, conduttore della serata – per continuare un dialogo con lei. Dialogo che si è snodato attraverso la storia del movimento, nato in mezzo ai bombardamenti. Deve essere stato così forte il contrasto, così trasparente la luce, che molti, subito, la seguirono. Le testimonianze di Marco Tecilla, il primo focolarino, ieri operaio elettromeccanico e capotreno, e di Angela Vigolo, infermiera ed una delle ultime arrivate in focolare, chiudono il cerchio tra storia e presente, mostrandoci la continuità e il futuro di un’opera di Dio. Tra il Vangelo e i santi – ci dice il card. Paul Poupard, presente in sala – c’è la stessa differenza tra partitura scritta e cantata. Con Chiara questa musica è cantata dall’amore e supera ogni barriera perché canta nei cuori.

Da Trento a Roma, al mondo il passo è breve, con un’apertura a 360 gradi su nazioni, lingue, culture, religioni, tradizioni, nessuno escluso. Molti i rappresentanti di altre denominazioni cristiane e di altre religioni. C’è un detto – ci riferisce l’imam Izzidine Elzir, giunto per l’occasione da Firenze – che dice: Chi ha fatto un figlio non è morto. Chiara ha avuto tanti figli di diverse religioni e quindi non è mai morta. Siamo qui oggi per seguire la sua strada. Anche con piccoli miracoli del quotidiano come nella famiglia Gerbotto di Torino, dove una figlia con un grave disturbo psicomotorio, causato da un vaccino, diviene la misura senza misura dell’amore.

Come la conclusione della vita di Chiara. I suoi ultimi istanti sono ricordati con commozione da Eli Folonari che le è stata accanto per decenni. La sua casa è stata sempre aperta, per tutti, fino all’ultimo, anche quando tanti sono sfilati al suo capezzale per salutarla perché avendoli amati, li amò sino alla fine. E questa misura le ha permesso di aprirsi e includere anche chi la fede non ce l’ha. Piero Taiti ricorda che con Chiara ci siamo sentiti non ospiti sopportati, ma presenze accettate e sollecitate nell’amore a condividere valori in comune. Sulle strade di Castelgandolfo si riversa il suo popolo, giunto da ogni parte d’Italia e con rappresentanze del mondo che ha raccolto il testimone. Per me resta un maggiore senso di responsabilità – racconta un giovane -. Prima c’era lei come locomotiva che tirava, ora dobbiamo essere tutti locomotive. Aggiunge una signora: Dentro mi rimane tutto come prima, forse anche meglio perché il dialogo con lei è migliorato. E penso – commenta il card. Jaime Lucas Ortega y Alamino, arcivescovo dell’Avana, – che la spiritualità dei focolarini sia il cammino della Chiesa del futuro, non solo a Cuba, dove c’è una particolare recettività, ma in tutto il mondo.

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