Assemblea Euromediterranea un segnale incoraggiante

L’infelice esordio del semestre italiano alla guida dell’Unione europea, con lo scontro verbale fra il nostro presidente del Consiglio e un eurodeputato tedesco, che tanto polverone ha sollevato dentro e fuori del nostro paese, pare almeno ufficialmente superato. Anche se si continuerà di certo a parlarne a lungo. Ci hanno rimesso un po’ tutti: chi ha provocato, chi ha reagito fuori misura, chi non ha saputo nascondere la soddisfazione perché l’infortunio è capitato alla parte a lui avversa. Resta certo che, nonostante tutto, il semestre italiano alla guida dell’Unione europea può offrire al nostro paese l’opportunità di condurre in porto il grande progetto della nuova Costituzione, migliorando ulteriormente, per quanto possibile, il testo della Convenzione. “Vi è ancora molto da fare – ha ricordato a questo proposito il presidente Ciampi, riferendosi a quanto può essere completato – soprattutto con un ampliamento dei campi di applicazione del voto a maggioranza, cioè in politica estera e di difesa, come pure in certi aspetti della politica economica”. E ha sottolineato quanto grande sia l’attesa in coloro che, per tutta la vita, hanno creduto e lavorato per l’idea di un’Europa unita. Ad essa si aggiunge, per quanti hanno a cuore il bene del nostro paese, la mai sopita speranza che il semestre offra l’occasione di convergere sul bene comune al di sopra delle contrapposizioni spesso preconcette che ancora ci frenano in grande misura. Ci si può ben chiedere se, dopo tanti buoni propositi traditi, ci sia ancora una possibilità di recupero in questo senso. Una mozione presentata in questo frangente all’ordine del giorno della Camera sembra confermare che una simile attesa ha ancora un fondamento. Si tratta della mozione che impegna il governo a favorire la nascita dell’Assemblea parlamentare euromediterranea, cioè di quell’istituzione democratica che mira a favorire rapporti più stretti fra l’Ue e i paesi rivieraschi di quell’unico mare che è stato il grembo fecondo della nostra civiltà. Per secoli esso ha unito i popoli dei tre continenti che vi si affacciano consentendone l’integrazione e lo sviluppo, ma ha finito per divenire un solco di confine e un vallo di difesa fra realtà sempre più diversificate, spesso ostili fra loro. Ora che sulle rive settentrionali di questo mare si va compattando in forma nuova e originale l’Unione dei paesi europei, è quanto mai urgente por mente a questo confine meridionale, non solo per mantenere, ma per incrementare quei rapporti che ciascun paese già intrattiene con quelli dell’altra sponda. Dare vita ad un organismo istituzionale come quello di un’Assemblea permanente di parlamentari euromediterranei (già proposta a Barcellona nel ’95), concorrerebbe a “rafforzare la democrazia e la cooperazione e ad avviare un nuovo cammino di pace e di sviluppo”. Lo ha affermato l’onorevole Massimo Grillo (Udc) primo firmatario della mozione insieme a – e qui va segnalata l’interessante trasversalità – Giovanni Kessler (Ds), Maria Burani Procaccini (Fi), Giuseppe Gambale della Margherita e Nino Lo Presti di Alleanza Nazionale. “L’Italia – ha aggiunto l’onorevole Grillo – per la sua storia e per la sua posizione geografica può avere un ruolo decisivo. Le stesse diversità di ordine culturale, politico, religioso, potremo superarle e farle divenire una ricchezza se, oltre alla libertà e all’uguaglianza, traguardi sufficientemente raggiunti, ma sui quali occorre lavorare molto, ci impegneremo a far crescere anche la fraternità come una nuova categoria di vita”. Intervenendo nella medesima circostanza, l’onorevole Gambale, rappresentante dell’opposizione, nella propria dichiarazione di voto, ha espresso la speranza che la risoluzione possa trovare uniti i diversi schieramenti parlamentari. “Il Mediterraneo – ha concluso – rappresenta sicuramente una grande opportunità politica e di sviluppo, ma è anche luogo di conflitti e tensioni. L’impegno per una pace stabile e duratura passa anche attraverso il ruolo che istituzioni vecchie e nuove possono svolgere. Ecco perché mi auguro che al di là delle nostre differenze possiamo sostenere insieme la risoluzione”. Col parere favorevole espresso dal ministro degli Esteri Frattini la risoluzione è stata ampiamente condivisa con 434 voti a favore, 13 contrari e 25 astenuti. Non serve aggiungere quanto tutto ciò appaia costruttivo e promettente soprattutto a chi, come noi di Città nuova, indica da sempre questi obiettivi.

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