Assemblea Cei, una Chiesa in cammino nella storia

Si è conclusa ieri 25 maggio la  77esima Assemblea generale della Cei per una Chiesa più presente, più concreta, più in ascolto
Assemblea Cei
I partecipanti alla 77a assemblea generale della Conferenza partecipano alla messa celebrata dal capo della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, giovedì 25 maggio 2023. (AP Photo/Gregorio Borgia) Associated Press/LaPresse Solo Italia e Spagna

Una Chiesa che offra risposte concrete, che dia ulteriore spazio all’ascolto e recuperi il legame tra ecumenismo e sinodalità è il desiderio dei vescovi italiani riuniti per la 77ª Assemblea generale della Cei, svoltasi sul tema: In ascolto di ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Passi verso il discernimento. «Non c’è infatti bisogno di un’altra Chiesa, ma di una Chiesa diversa, desiderosa di ascoltare piuttosto che di farsi ascoltare, capace di farsi presente nei luoghi ineludibili della povertà, dove manca la pace, dove la gente vive», riferisce il comunicato finale dell’Assemblea.

Al centro della riflessione dei giorni scorsi, il cammino sinodale che è passato dalla fase narrativa a quella sapienziale. La prima fase ha evidenziato la ricchezza della rete di referenti diocesani, l’acquisizione del metodo della «conversazione spirituale» come stile sinodale permanente e dei «cantieri» come esperienza laboratoriale da proseguire.

Per accompagnare la nuova tappa del cammino che si sta avviando papa Francesco, nel coso dell’Udienza ai referenti diocesani del cammino sinodale, ha indicato quattro tracce. In primo luogo, l’invito a continuare a camminare: «La vita cristiana è un cammino. Continuate a camminare, lasciandovi guidare dallo Spirito», ha detto il papa.

Poi,  fare Chiesa insieme, «mai senza l’Altro con la “A” maiuscola, mai senza gli altri con cui condividere il cammino», ha sottolineato Francesco.

La terza consegna è quella di essere una Chiesa aperta. «Riscoprirsi corresponsabili nella Chiesa non equivale a mettere in atto logiche mondane di distribuzione dei poteri, ma significa coltivare il desiderio di riconoscere l’altro nella ricchezza dei suoi carismi e della sua singolarità».

Infine, essere una Chiesa “inquieta” nelle inquietudini del nostro tempo. «Siamo chiamati a raccogliere le inquietudini della storia e a lasciarcene interrogare, a portarle davanti a Dio, a immergerle nella Pasqua di Cristo».

Nel corso dei lavori, i vescovi hanno sottolineato l’importanza di recuperare la dimensione della missionarietà e sviluppare un itinerario formativo per i laici. L’orizzonte missionario, infatti, deve essere il faro del cammino sinodale altrimenti si rischia di ripiegarsi su sé stessi. Attraverso il lavoro dei gruppi sinodali, poi, sono state individuate alcune piste operative emerse nel corso di questi due anni: la missione nello stile della prossimità; il linguaggio dell’annuncio, della liturgia e della comunicazione; la formazione e l’iniziazione alla vita cristiana; la corresponsabilità nella guida delle comunità; la revisione e la valorizzazione delle strutture.

È stato anche affrontato il tema della pace, alla cui edificazione si vuole contribuire attraverso un impegno nella linea espressa dagli incontri di spiritualità sul Mediterraneo e con un maggiore coinvolgimento della Cei sui temi della riconciliazione e della legalità.

Si è avvertita, inoltre, la necessità «di passare dalla logica della contrapposizione a quella della composizione, anche sulle questioni che riguardano la famiglia, il gender e l’educazione all’affettività», riporta il comunicato finale. Occorre anche intraprendere azioni di salvaguardia della Casa comune ed educare a gesti di solidarietà concreta nei confronti delle famiglie, che troppo spesso sono in difficoltà a causa della mancanza di lavoro e di casa. Tale solidarietà, si legge nel comunicato, «deve essere manifestata pure verso i migranti provenienti da tutte le rotte, compresa quella balcanica, per i quali si chiedono accoglienza, protezione, promozione e integrazione insieme a tutele sia sul piano della cittadinanza sia del lavoro, volte ad assicurare, tra l’altro, l’accesso alle scuole ai bambini e ad evitare forme di caporalato».

Un’altra urgenza messa a fuoco dai vescovi è stata quella relativa ai giovani che, «pur manifestando una forte ricerca di spiritualità, fanno fatica a trovare nella Chiesa ascolto e risposte alle domande esistenziali, di senso e di ragioni per vivere». Preoccupa il fenomeno del gioco d’azzardo, causa di patologie e di drammi economici, e quello della denatalità che deve essere affrontato dal punto di visa del welfare ma anche dal punto di vista culturale.

A concludere i lavori, la celebrazione della S. Messa nella Basilica di S. Pietro presieduta dal card. Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei e l’invito, pronunciato nel corso dell’omelia, a camminare con coraggio e unità. «Il coraggio che solo l’amore può generare in noi, per ascoltare, discernere e decidere per Dio e per il bene della Chiesa», ha detto il cardinale, e «l’unità ha sempre al centro Gesù, dietro cui camminare e da amare nella comunità e nei suoi membri di diritto che sono i suoi fratelli più piccoli, i poveri, i sofferenti, i forestieri, i nudi, gli assetati di vita e di speranza, figli affamati di amore e di pane».

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