Articolo 3. L’eguaglianza che fa passare all’altra riva

La condizione di disabilità svela la radice della Repubblica nella fraternità.
Un ragazzo disabile

Quando si parla di disabili, si oscilla tra l’umanitarismo compassionevole e il senso di fastidio e di ingombro che il dolore degli altri genera spesso nelle nostre vite.
La Costituzione italiana dice che «l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro», indicando così che tutti i cittadini, nessuno escluso, devono partecipare al lavoro comune.

All’art. 3 recita ancora: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
L’art. 3 riconosce la piena eguaglianza e dignità sociale di tutti i cittadini, di tutte le persone, con una garanzia speciale per le persone disabili. Una eguaglianza e una dignità che nascono dall’essere fratelli: una fraternità non secondo il sangue, ma secondo il diritto, una fraternità che non esclude ma include, non contro qualcuno ma per tutti, partendo dai “minores”, dai minorati.

Lo sguardo della Costituzione sulle persone disabili rappresenta per la politica e la cultura un appello alla conversione. Troppe barriere culturali e materiali ancora ci sono. Troppi scalini bisogna salire e scendere. Troppi disabili psichici vengono abbandonati nella loro solitudine. La Costituzione ci chiede di cambiare passo.
Non si tratta di dare assistenza ma di condividere la vita, i diritti e le possibilità. Se saremo chiamati a scegliere tra il diritto allo studio di un ragazzo disabile e un pullman per i trasporti pubblici, ricordiamoci che la Costituzione ci chiama a scegliere quel ragazzo, non solo per dignità, ma anche per convenienza. Un ragazzo disabile che studia e poi lavora non è un peso ma partecipa del lavoro comune, per costruire insieme la Repubblica, per renderla più forte economicamente e culturalmente. Di questo abbiamo bisogno.

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