Arrivederci, Alessandro!

È scomparso a 68 anni Alessandro D’Alatri, uno dei migliori registi italiani. Autore di film bellissimi, da Casomai a Senza pelle, da I giardini dell’Eden a La febbre.
Nella foto Alessandro D'Alatri riceve il Premio "Alabarda d'oro". Di www.ilportaleditrieste.it - www.ilportaleditrieste.it, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15149626

Me lo ricordo, una notte. Da Terni a Roma in macchina scoperta, guidava lui a una velocità folle, come fosse un Niki Lauda. Correre gli piaceva molto. «Hai paura?», mi chiese, sapendo che tanti con lui ce l’avevano. Io, sorpreso, dissi di no. Era vero. Conversammo su tutto. Con lui era piacevole: misurato, ascoltava e interveniva, il dialogo era facile. Bonario, spiritoso, furbo, profondo. E buono, aperto ai giovani che lanciava come fece con Kim Rossi Stuart in La pelle, storia di un giovane nevrotico scritta con cura amorosa, e con l’ex dj Fabio Volo in Casomai, altra storia di giovani che si vogliono sposare.

Soprattutto parlò del film a cui teneva di più e per il quale aveva sofferto l’incomprensione della critica “schierata”, non del pubblico: I giardini dell’Eden. Affascinante, forse uno dei migliori film sul Cristo, a raccontarne gli anni privati, prima della vita pubblica, ancora con un perfetto Rossi Stuart.

«Un film di cui vado orgoglioso – mi disse -, mi ha dato molto. A 40 anni mi sono messo a studiare per la prima volta le Scritture, qui c’è tutto sull’uomo. È un film dalla forte carica spirituale, ma credo che non esista un film senza spiritualità».

Con Alessandro ci siamo rivisti altre volte, era un inguaribile ottimista. «Non so nemmeno io come faccio», diceva con disarmante semplicità. Colto senza farlo pesare, sensibile e misurato, garbato e fine, profondo senza retorica, Alessandro ha raccontato la vita, specie dei giovani, con rara umanità e scorci di autentica poesia. Si era dedicato alla regia teatrale e delle fiction come Il Professore (2021), poi la malattia ce l’ha portato via, troppo presto. Rimane l’umanità della sua opera, finalmente da riscoprire e far conoscere come una delle voci più pure della regia italiana.

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