Arresto di Messina Denaro, intervista a Manfredi Borsellino

Nel giorno previsto per la fiaccolata, processione e traslazione della salma di fratel Biagio Conte in Cattedrale, è avvenuta la cattura del numero uno di Cosa Nostra. Intervista a Manfredi Borsellino, dirigente del Commissariato “Libertà” e figlio del magistrato che il 19 luglio 1992 perse la vita nella strage di via D’Amelio a Palermo assieme agli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina
Foto Alberto Lo Bianco - LaPresse cronaca 16-01-2023 Palermo Arresto Matteo Messina Denaro,

Lunedì 16 gennaio 2023 la città di Palermo si preparava alla fiaccolata, processione e traslazione della salma di fratel Biagio Conte – fondatore di comunità per i poveri a Palermo –, alla cattedrale del capoluogo siciliano. Si organizzavano i turni per chi avrebbe portato la bara, le testimonianze in Chiesa. Tutto ciò s’intrecciava con un’altra notizia: a trent’anni esatti dalla cattura del capo-mafia Totò Riina (registrata il 15/01/1993), è avvenuta quella del boss di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro (latitante proprio dal ’93).

Un regalo enorme, un risultato storico alla lotta alla mafia” ha commentato l’ex procuratore capo di Palermo, insieme a tutte le persone, d’ogni ordine e grado, che si sono espresse sull’arresto dell’ultima “primula rossa” (ossia dell’ultimo “pezzo grosso” ricercato dalla polizia che, con grande abilità, ha sempre fatto perdere le sue tracce), il depositario di tutti i grandi misteri di Cosa Nostra, insieme ai fratelli Graviano.

Manfredi Borsellino

Increduli, presso la clinica Maddalena di Palermo, dove Messina Denaro si era recato (in regime di day hospital sotto il nome di Andrea Bonafede) per una seduta di chemioterapia, anche i cittadini presenti, che hanno battuto con forza le mani per l’arresto. Abbiamo commentato queste notizie col dirigente del commissariato “Libertà”, Manfredi Borsellino.

Manfredi Borsellino, è di oggi la cattura di Matteo Messina Denaro. Che idea si è fatto: occorre esultare? O 30 anni, per la sua cattura, sono troppi, vista la frequentazione del boss di luoghi pubblici?
30 anni non sono pochi, tenuto conto che interi reparti delle forze di Polizia e tante risorse economiche sono destinati stabilmente alla cattura di latitanti come lui; tuttavia, comprendo le enormi difficoltà di assicurare alla giustizia chi, per tantissimi anni, ha goduto e beneficiato di coperture, talune delle quali insospettabili. Per il resto non so dire se occorre esultare o meno; personalmente, non è nella mia indole lasciarmi andare ad esultanze particolari, ma comprendo i tanti cittadini onesti e perbene che spontaneamente gioiscono per una cattura come questa.

Resta, sempre, un arresto importante. Con Messina Denaro, può, considerarsi, chiusa l’epoca nefasta di Cosa Nostra?
Non è chiusa, o meglio si è chiusa sostanzialmente una stagione (almeno spero), quella “stragista”, ma Cosa Nostra purtroppo è cangiante e camaleontica, in questi anni ha già dato prova di sapersi (ri)organizzare.

 Per lei, soprattutto, che ha vissuto il dramma delle stragi del ‘92, dove ha perso la vita anche suo padre, che valore assume comprendere che il male non ha la vittoria eterna e lo Stato partecipa in questa buona riuscita? Oppure, niente si salva: e non è mai cessata la terribile trattativa Stato-Mafia, com’ha affermato, anche in un’intervista choc il pentito Baiardo al giornalista Massimo Giletti, riferendosi proprio alla presunta, possibile “consegna” di Denaro?
Sono un semplice dirigente di Commissariato e sebbene sia figlio di una vittima della mafia mi guardo bene dal “pontificare” sull’esistenza o meno di una trattativa tra lo Stato e la mafia e sull’ipotesi che detta trattativa continui ancora oggi. Analogamente non mi è dato sapere cosa possa esserci dietro questa cattura. Prendo atto solamente che, seppure dopo molti anni, una persona che ha fatto del male ad un numero imprecisato di persone e famiglie possa finalmente pagare il suo debito con la giustizia.

 I fedeli, infatti, oggi, in parte gioiscono: da una parte, vedono il loro san Francesco palermitano portato in processione in cattedrale, dall’altra apprendono dell’incarcerazione di un uomo che ha arrecato sofferenze terribili a tanti. E chissà, magari, un giorno, riusciranno a dire che la Sicilia non è “bellissima ma disgraziata”, come usava dire Paolo Borsellino, ma solo “bellissima” …
Sono un inguaribile ottimista, come d’altra parte si professò fino all’ultimo nostro padre, per cui già adesso mi piace considerare la mia terra solo “bellissima” per averci regalato umili servitori dello Stato come Paolo Borsellino e dispensatori di amore e speranza come Biagio Conte.

 

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