Armeni nella laguna

Una grande mostra celebra il 500° anniversario del primo libro a stampa in lingua armena a Venezia.
L'isolotto di San Lazzaro

«Venezia è l’unica città d’Italia dove tutti sanno chi sono gli armeni, avendo stabilito con questo popolo un rapporto anche di simpatia che denota una frequentazione secolare». A ricordarlo è Antonia Arslan, la scrittrice padovana di origini armene resa famosa da La fattoria delle allodole. In omaggio a questo rapporto, intensificatosi grazie ai contatti e accordi commerciali stabiliti con l’antico Regno di Cilicia a partire dal XII secolo, la città lagunare ospita la più grande rassegna finora dedicata sul nostro suolo a questo popolo: “Armenia. Impronte di una civiltà”. Mostra che è la conferma, sempre per la Arslan, «di una maturazione della recezione in Italia della questione armena, rispetto ad anni anche recenti».
Stordito quasi dalla bellezza, dalla preziosità degli oggetti esposti al Museo Correr, all’Archeologico e alla Biblioteca Marciana, sto ammirando una stupenda tenda liturgica in lino del 1689, la cui apertura e chiusura enfatizzava i momenti salienti delle sacre celebrazioni. In sottofondo si ascoltano canti che costituivano parte integrante della liturgia armena. Persino le statue pagane di questa sala dedicata a “Rito e musica” si direbbero in religioso ascolto di tali suggestive melodie. Ad esse d’un tratto si sovrappone lo scampanio del vicino campanile di San Marco. È la preghiera dell’Occidente che si unisce a quella dell’Oriente, quasi a ribadire il fruttuoso e consolidato scambio avvenuto nella laguna tra due diverse culture.
 
La mostra prende spunto dalle celebrazioni del quinto centenario della stampa a Venezia del primo libro in lingua armena, che sfruttava la nuova tecnologia a caratteri mobili: un vero evento epocale per la storia culturale armena. Nel ricco e affascinante percorso cronologico e tematico proposto, oltre duecento opere provenienti dai principali musei dell’Armenia e dell’Europa documentano gli alti traguardi raggiunti dalla civiltà armena nel campo spirituale, artistico, architettonico, economico e del pensiero.
Le antiche stele con croce incisa (i famosi khachkar), alcuni rarissimi manoscritti, le miniature dai vividi colori, tappeti, i documenti e modelli di architettura sacra e i preziosi reliquiari custoditi per secoli nella Santa Sede della Chiesa armena apostolica a Echmiadzin guidano il visitatore alla scoperta di una grande civiltà, in un arco temporale che dagli albori del cristianesimo (l’Armenia si vanta di essere stata la prima nazione ad aderire alla nuova religione, nel 301) giunge fino al XIX secolo.
Una curiosità: uno dei reliquiari in argento dorato si dice contenga un frammento dell’Arca di Noè, proveniente dall’Ararat, dove secondo la tradizione approdò dopo il diluvio. Quel massiccio sacro agli armeni, la cui cima dalla caratteristica forma di cono è stata fonte costante di ispirazione per la millenaria architettura di questo popolo.
Una rilevante attenzione è rivolta ai lunghi e proficui rapporti degli armeni con le diverse culture dell’Europa e dell’Estremo Oriente. In particolare, la speciale e secolare relazione con la Serenissima viene illustrata da documenti storici, manoscritti e opere d’arte e anche teatrali (si pensi a certe commedie di Goldoni) che raccontano come si sia sviluppata la presenza armena nella città lagunare e quali fossero i rapporti politici, economici e culturali con essa.
 
Nell’ultima parte, preziosi manoscritti aprono scorci sulla scienza, la teologia, la filosofia, la storiografia e la letteratura. In una sezione speciale, dedicata alla pratica armena della stampa, vengono presentati i migliori risultati dell’arte tipografica prodotti nella fitta rete delle colonie armene sparse in tutto il mondo. Come quella che, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, prosperò in India, a Madras, dove  fu dato alle stampe il primo periodico armeno, il Monitore (Azdarar).
Particolare enfasi è posta sulla gloriosa tradizione tipografica armeno-veneziana, portata all’apice della sua qualità dalla laboriosa e illuminata tradizione dei padri mechitaristi, presenti fin dai primi anni del 1700 nell’isolotto lagunare di San Lazzaro. La visita a questo, che può considerarsi un autentico lembo di Armenia in Italia, è indispensabile complemento alla mostra.
 
Armenia. Impronte di una civiltà. Venezia, Museo Correr, Museo Archeologico Nazionale, Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana. Fino al 12/4/2012. (Catalogo Skira)

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