Antonio Maria Claret: nelle mani di Maria

Un grande missionario che ha avuto in Maria la sua maestra. L'azione di Maria nei missionari. I tratti di una mistica mariana dell’apostolato.
Antonio Maria Claret

Antonio Maria nasce nel 1807 a Sallent (Barcelona), nei pressi di Manresa. Ordinato sacerdote nel 1835, a 28 anni, dopo varie tappe fonda nel 1849 la Congregazione dei Figli dell’Immacolato Cuore di Maria, conosciuta come Missionari Clarettiani, presente oggi in 65 paesi dei cinque continenti.

Nello stesso anno viene nominato arcivescovo di Santiago di Cuba. In ambito ecclesiale, favorisce nella sua diocesi il potenziamento del seminario e la formazione del clero. In ambito sociale, promuove l’agricoltura con varie pubblicazioni e creando una fattoria-modello a Camagüey; inoltre fonda in ogni parrocchia una cassa di risparmio, opera pionieristica in America Latina.

Insieme a Maria Antonia Paris fonda nel 1855 la Congregazione delle Religiose di Maria Immacolata Missionarie Clarettiane. La sua difesa dei diritti della Chiesa e dei diritti umani lo porta a subire minacce e attentati. Nel 1857 la regina Elisabetta lo richiama a Madrid come suo confessore.

Esiliato in Francia nel 1868 arriva con la regina a Parigi, dove prosegue la sua attività missionaria. Partecipa al Concilio Vaticano I. Perseguitato, si rifugia nel monastero di Fontfroide presso Narbona, dove muore il 24 ottobre 1870. Sulla tomba vengono scolpite le parole di papa Gregorio VII: “Ho amato la giustizia e odiato l’iniquità, per questo muoio in esilio”. L’8 maggio 1950 è proclamato santo da Pio XII.

Nel cuore di Maria

Claret considerava che Maria avesse nelle sue mani la sua vocazione missionaria e quella della sua Congregazione. Così scriveva in un opuscolo: “Maria è tutta carità. Dove c’è Maria lì c’è la carità… Maria, dunque, è il cuore della Chiesa. Per questo germogliano da essa tutte le opere di carità. È risaputo che il cuore ha due movimenti che i medici chiamano sistole e diastole. Col primo, il cuore si stringe ed assorbe il sangue; col secondo si dilata e lo versa nelle arterie. Così anche Maria esercita continuamente questi due movimenti: assorbe la grazia del suo amato figlio e la riversa sui peccatori”1.

Il Concilio Vaticano II ha proclamato Maria, Madre della Chiesa. Un titolo molto vicino all’esperienza di Claret. Maria come cuore della Chiesa è un’immagine compresa e desiderata nel nostro tempo. Il Cuore di Maria è come il sacramento dell’interiorizzazione di Maria. Il segno sensibile e comprensibile che lei vive sempre “dentro”, senza poggiarsi su posizioni esterne, come spesso noi facciamo, nell’affrontare la vita.

Maria è impegnata totalmente in quell’atto di unificazione interiore, in cui Dio è il Signore e lei la schiava. Solo Lui. Forse per questo Dio si è innamorato di lei, e per questo ora la vediamo così grande come Madre di Dio. Questo è il cuore di Maria che richiama tante risonanze bibliche!

C’è un bellissimo, recente testo di Benedetto XVI che coincide teologicamente con il precedente scritto di Claret. Il Papa afferma che il Cuore di Maria è il cuore della Chiesa: “Lo Spirito Santo, che fece presente il Figlio di Dio nella carne di Maria, dilatò il suo Cuore alle dimensioni del Cuore di Dio e la mosse nel cammino della Carità. Meditando questo mistero, vediamo bene cosa significa che la carità cristiana è una virtù ‘teologale’.

Vediamo che il Cuore di Maria è visitato dalla grazia di Dio Padre, permeato dalla forza dello Spirito Santo, stimolato interiormente dal Figlio; vediamo, cioè, un cuore umano perfettamente inserito nel dinamismo della Santissima Trinità. Questo movimento è la carità, che in Maria è perfetta e arriva ad essere modello della carità della Chiesa, come manifestazione dell’amore trinitario”2. 

Vivere “dentro” come Maria 

Che significato ha oggi, tutto questo? Stiamo vivendo un momento in cui si sente la necessità di una nuova presenza di Maria, “causa esemplare” della nostra fede. “Causa esemplare” non solo nel senso di imitare, ma anche di ripetere: dobbiamo e possiamo rivivere Maria ogni volta che siamo capaci di vivere “dentro”, rinunciando ad ogni altra sicurezza che non sia quella della fede nell’amore di Dio.

Lei è sempre stata il silenzio che permette di ascoltare la voce di suo Figlio, Gesù, il più bello dei figli degli uomini. È questo un grande valore apprezzato nel nostro mondo in cui c’è tanta apparenza, tanto desiderio di protagonismo, di fama, di un brillare che fa notizia, di una vuota notorietà. La bellezza di Maria è, al contrario, tutta carità, servizio, mansuetudine… La Madre giusta per suo Figlio che ci vuole tutti suoi fratelli.

Ci piace ora, vederla come l’unica creatura capace di portare il divino sulla terra, come un celestiale piano inclinato che dal cielo discende fino all’infinita piccolezza della creatura. Gesù si è fatto per sé una Madre unica, degna della sua Incarnazione.

Vogliamo conoscerla secondo il cuore di Dio, che sa come oggi i suoi figli sulla terra la possono apprezzare, perché siamo bisognosi della sua maternità, così come lo fu Gesù quando la scelse per Madre. Egli accettò che fosse lei a darlo alla luce, che gli insegnasse a parlare, lo educasse a essere uomo, lo vedesse crescere.

Perché non può fare altrettanto con noi, che siamo i figli più piccoli, i fratelli di Gesù? Non lo raccomandò a lei, quando dalla Croce le indicò Giovanni come figlio suo? Non disse a Giovanni che lei era nostra Madre? 

Una maternità nuova 

Certamente la Chiesa attuale è sensibile a queste proposte che non escludono la devozione tradizionale che di generazione in generazione è fiorita nei suoi confronti, per secoli, nel cuore dei suoi figli. Tocca a noi rendere reale la sua profezia: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 2, 48).

“Rivivere” Maria significa far sì che il suo Cuore Immacolato, in cui ella conservava i sentimenti e le esperienze del suo Figlio, torni a battere per noi.

Quando Paolo VI proclamò Maria “Madre della Chiesa”, non fece altro che esprimere il sentimento della fede del nostro tempo nei suoi confronti. La Chiesa sente il desiderio della sua maternità attiva e nuova.

Potremmo allora domandarci: come rapportarci con lei secondo la volontà di Dio? Potremmo pensare, e non ci sarebbe nulla di strano, che Egli voglia fare di noi un’altra Maria. Come il Figlio che somiglia alla madre. A Gesù piacerebbe vedere in ognuno di noi un’altra lei. Riviverla. Lei è già con lui in cielo in corpo ed anima. Dunque, come in cielo, così in terra. E se Maria tornasse a noi, vorrebbe continuare ad esercitare la sua maternità.

Come sulla terra, quando piena d’amore generò suo Figlio e lo dette alla luce, lo allevò, gli insegnò la nostra vita; così ora noi siamo chiamati a ripetere la missione di Maria, a ripetere la sua maternità tra noi tramite la carità. È la comunità, due o più riuniti nel nome di Cristo, che lo fa nascere in mezzo a noi. È il Gesù di allora, è il Gesù di oggi. Dare alla luce Gesù nel mondo tramite la carità. È il cristiano-missionario che genera continuamente nuovi figli alla fede.

 Uno strumento nelle mani di Maria 

Claret si è sempre considerato uno strumento nelle mani della Vergine. Lo racconta lui stesso nella sua autobiografia: “Il giorno dell’Ascensione del Signore dell’anno 1870, un’anima si trovava davanti all’altare di Maria Santissima dalle undici alle dodici, contemplando la festa, e capì che i figli della Congregazione sono come le braccia di Maria, che con il loro impegno dovranno portare tutti a Maria: i giusti affinché perseverino nella grazia e i peccatori, perché si convertano. Gesù è il capo della Chiesa, la Vergine ne è il collo, le braccia sono i missionari della sua Congregazione. Essi sapranno lavorare sapranno abbracciare il mondo intero, sapranno pregare Gesù e Maria.

La Madonna si servirà di loro come delle sue braccia e del suo petto a generare e nutrire figli. I missionari sono come delle nutrici che con sapienza e con amore rigenerano i peccatori. È necessario per questo che essi come buone nutrici, sappiano alimentarsi con la preghiera vocale e mentale, con la lettura spirituale, lo studio della teologia e l’esercizio del ministero”3.

All’inizio l’immagine a lui familiare era quella della freccia scagliata dalle mani di Maria per colpire il cuore dei peccatori e convertirli a Dio.

Alla fine della sua vita l’immagine è più intima e riguarda l’identificazione con la Madonna: l’azione materna si rende visibile nel lavoro apostolico suo e dei suoi missionari. Si delineano i tratti di una mistica mariana dell’apostolato.

Uno dei suoi ultimi scritti riguarda la visione che egli aveva dei Figli del Cuore Immacolato di Maria, suoi missionari: “Dica ai miei amatissimi missionari che siano animati e lavorino a ritmo pieno aspettando da Gesù e da Maria la loro ricompensa. Io amo tanto i sacerdoti missionari che darei per loro il mio sangue e la mia vita, laverei e bacerei loro mille volte i loro piedi , mi toglierei il boccone di bocca per sostentarli. Li amo tanto che impazzisco e non so cosa vorrei fare per loro.

Se penso che il loro lavoro è tutto teso a far conoscere ed amare Dio, a salvare gli uomini dalla morte, non posso descrivere quello che mi succede in cuore. Adesso mentre scrivo ho dovuto lasciare la penna e asciugarmi gli occhi. O Figli del Cuore Immacolato di Maria, vorrei scrivervi e non posso perché gli occhi mi si gonfiano di lacrime! Predicate e pregate per me”4.

 

 NOTE

1 A.M. Claret, Maria cuore della Chiesa, in Scritti spirituali, BAC, pp. 493-495.

2 Benedetto XVI, Discorso in occasione della celebrazione mariana per la conclusione del mese di maggio (31.05.2007). Cf. Deus caritas est, 19.

3 A.M. Claret, Scritti autobiografici, BAC, p. 665.

4 Id., Lettera a padre Xifré (La Granja, 20 agosto 1861), in La mia vita, Città Nuova, Roma 1980, p. 241. 

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