Angkor

Maurice Glaize e Suzanne Held - Jaca Book
M. Glaize e S. Held "Angkor".
Ci sono luoghi che, una volta visitati, mi “abitano”, ritornano alla memoria, talvolta fisicamente ne avverto la vicinanza. I templi di Angkor sono tra questi luoghi privilegiati. Nelle forme impossibili da ripetere, nelle compenetrazioni tra natura e manufatto, nelle straordinare invenzioni, Angkor fa rivivere un intero popolo, quello khmer, dagli antenati più remoti agli attuali cambogiani feriti dal genocidio. Indimenticabile visita, indimenticabile comunione inattesa con la bellezza che non può morire e che è sopravvissuta persino a un genocidio.

 

Sfogliando il magnifico volume di Maurice Glaize – uno dei massimi archeologi francesi –, corredato dalle foto di Suzanne Held, riconosco sentimenti provati nella realtà ma ai quali finora non avevo saputo dare consistenza.

 

Una delle massime civiltà mai esistite, a cavallo tra IX e XV secolo, quella khmer, ha saputo fondere magistralmente culto e potere, sacro e profano, induismo e buddhismo. Preziosa l’inconografia e perfette le piantine, a corredo di un testo che è “poesia archeologica”, elaborata sulla base di una conoscenza forse ineguagliata.

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