Angela eterna

Le elezioni del 24 settembre, pur provocando un terremoto politico, hanno dimostrato una costante della democrazia tedesca: cambia il governo non se vince un nuovo candidato, ma solo se perde il cancelliere in carica: i tedeschi tradizionalmente tendono alla stabilità e alla sicurezza

Le elezioni del 24 settembre, pur provocando un terremoto politico, hanno dimostrato una costante della democrazia tedesca: cambia il governo non se vince un nuovo candidato, ma solo se perde il cancelliere in carica: i tedeschi tradizionalmente tendono alla stabilità e alla sicurezza. Negli ultimi mesi Angela Merkel ha dovuto concentrarsi solo nel non commettere errori: dopo un primo exploit del candidato socialdemocratico Martin Schulz all’inizio della campagna, è stata soprattutto l’insicurezza in Europa (Brexit, ad esempio) e in tutto il mondo (elezione di Donald Trump) a ricordare ai tedeschi di avere con la Merkel un “porto sicuro”. Sarà allora – dopo Helmut Kohl – un’altra cancelliera eterna? Fatto sta, però, che i tedeschi hanno dato un forte schiaffo al governo attuale. Il grande successo della nuova destra (Afd) – in parte populista, nazionalista e razzista – sembra dovuto soprattutto a un effetto di protesta. I socialdemocratici hanno dichiarato di non voler far parte di una nuova “grande coalizione”, e quindi resta solo la possibilità di un governo tra Cdu, liberali e verdi. Mettere in piedi questa coalizione, chiamata per i colori dei tre partiti (nero-verde-giallo) anche “coalizione Giamaica”, sarà impresa non facile, date le differenze in economia, ambiente e immigrazione.

Ci vorranno le qualità “materne” di una mutti-Merkel (mamma-Merkel) per mettere insieme un tale governo. Qualità necessarie per varare un governo in grado di fare una “politica di qualità”, la ricetta più sicura contro i populismi. Se mutti-Merkel riuscirà nell’impresa, le elezioni potranno segnare un passo in avanti per tutta la Germania, ma ancora di più per un’Europa più forte, più solidale.

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