Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Arte e Spettacolo

Andy Warhol

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


Dall’apparenza alla trascendenza: il mondo di un artista divenuto icona dell'arte mercificata

Marylin Monroe

Icona dell’arte mercificata, esibita, Warhol è artista difficile da decifrare. Al di là dell’aspetto esterno eccentrico e della vita da divo della contemporaneità, come amava far passare – e cinicamente ci è riuscito –, questo piccolo uomo slovacco, nato negli Usa in povertà e morto a 58 anni nel 1987, rimane ancora un enigma. Cosa c’è davvero di lui nelle immagini provocanti, ripetitive, alienanti di volti e di cose?
 
Warhol certo ha compreso come pochi l’anima del Novecento capitalistico, quell’America del dopoguerra terrorizzata dal comunismo, custode della pace nel mondo; e al suo interno ferocemente attaccata alla voglia di emergere, di consumare, di far denaro. Tutto si compra, anche l’arte, anche l’anima.
 
Così gli eroi del cinema, come Marylin Monroe, Liz Taylor, o della politica – Kennedy, Mao – diventano icone mercificate, immagini di vuota apparenza. Non simboli, ma ossessive ripetizioni che appunto si svuotano da sé stesse, col loro solo apparire e rinnovarsi. Perciò l’uso dissonante del colore, elettrico e di una totale freddezza – la freddezza asettica delle vernici – diventa il mezzo espressivo di una nullità esistenziale e sociale. Quella che il mondo capitalistico non esorcizza, ma lancia e rilancia.
 
Warhol però approfitta di questo mondo, lo fa suo, vi si compiace, inventandosi immagini sempre più ardite, provocatorie, ambigue. Lui è anche tutto questo. Nonostante tante dichiarazioni, Andy vive dentro questo mondo figurativo raffinato fino all’esaurimento, fino a farsi glacialità. I fiori che disegna, con quelle tinte delicate, precise, “mentali”, si sposano con le lattine di Coca, i dollari, le scarpe, che, accostate ai volti, ai corpi, fanno tutto appiattire.
 
Tutto è piatto, informe nell’universo di Warhol. L’arte, la spiritualità dell’arte, è stata uccisa dall’immanenza assoluta, da quella apparenza – tu sei ciò che appari – che fa della falsità la verità. Forse mai come in quest’epoca il falso è diventato il vero, la menzogna, verità. Warhol, che è filosofo nell’intimo, lo sa, lo dice. Ma non lo esorcizza. Se ne approfitta, apertamente. Per stupire, prima sé stesso e poi il mondo, in un neo-barocchismo da robot. Ma è ciò che la società consumistica vuole, e Andy glielo dà.
 
Solo che Warhol non è tutto qui. Anche se la Madonna Sistina di Raffaello è raffigurata come merce e Ingrid Bergman come una monaca, e quindi in apparenza sono immagini ridotte a puro commercio, Andy non riesce a nascondere del tutto una tensione alla trascendenza. Personalmente credente, nella sua vita segreta, timido e pauroso, l’artista cerca il divino. Paradossalmente, proprio la sua produzione eccentrica, eccessiva, ossessiva di “cose”, di “nulla”, svela un’altra faccia della sua personalità. Vi si può leggere, oltre la piattezza, nella ripetitività, anche un disgusto, una mancanza di respiro che è anelito a salire di livello. Le lattine, le facce, i fiori cosa celano al di là? Cosa c’è dopo la loro sfilata che riempie la tela? Il Nulla? O, forse, la trascendenza vera. Quella che la corsa dei volti e degli oggetti copre, come un paravento. Ma sta in attesa di mostrarsi.
 
Ad Aosta, Centro Saint-Bénin. Fino all’11/3 catalogo Sala editori.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876