Ancora sul piacere

«Prendendo spunto da un suo articolo sul piacere, vorrei farle una domanda ulteriore: il piacere in cosa si distingue dalla gioia o dalla felicità?».

Riccardo – Treviso

 

Un benessere fisico, psicologico e spirituale costituisce un’esperienza di godimento globale, e diventa irrilevante nella quotidianità preoccuparsi delle sfumature fra i termini “piacere”, “gioia” e “felicità”. Quando proviamo piacere lo sentiamo ovunque: nel cuore, nella sensibilità, nei muscoli, nell’aspetto, nei comportamenti. Però nel rispondere alla domanda del lettore, va detto che il significato dei termini è legato in gran parte a una determinata epoca e nell’attenerci all’uso oggi più corrente dei termini “felicità”, “gioia” e “piacere”, possiamo dire che:

1) il termine “felicità” indica la pienezza a tutti i livelli della persona. È il piacere pieno e completo;

2) il termine “gioia” indica piuttosto il piacere causato dalla soddisfazione dei desideri più profondi, i “desideri dell’anima”;

3) il termine “piacere” viene usato maggiormente in relazione al campo fisico o sensoriale. Di qui certamente l’attuale tendenza a ridurlo ai campi sensuale e sessuale; ma esso comporta anche il riferimento al piacere intellettuale o morale, perché se è utile sapere che queste distinzioni hanno un certo valore, è altrettanto utile sapere che il vero piacere nell’uomo rispetta e promuove la sua dignità spirituale.

Infatti, la vera euforia del nostro corpo è possibile solo nell’euforia del nostro cuore e del nostro spirito. Non possiamo, cioè, gustare l’euforia fisica reale, autentica, senza che essa si ripercuota nel cuore e nello spirito. Ecco perché un godimento fisico derivante da un’esperienza che non rispetta la nostra dignità spirituale non può procurarci un piacere autentico, neppure a livello fisico.

Ma nel corso dei secoli si è presa gradualmente l’abitudine più o meno cosciente di contrapporre piacere e gioia. La gioia sarebbe molto più spirituale e il piacere molto più sensuale. In realtà, basta consultare qualsiasi buon dizionario per costatare che i due termini hanno molti elementi in comune. Per esempio, si parla di “piacere di leggere”. Ma questo piacere non è definito anzitutto dal fisico bensì dallo spirituale. Anche la felicità, definita “una perfetta soddisfazione interiore”, non è comprensibile senza riferimento al piacere.

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