Amate sovversive

Jane Austen e le sorelle Brönte, spiriti liberi i cui personaggi femminili non cessano di affascinare.
Sono figlie di parroci e trascorrono la loro esistenza in remoti villaggi della provincia inglese, perfettamente calate negli schemi che la cultura di quella prima metà del secolo XIX prevede per ragazze della loro classe sociale, cui è necessario saper dipingere, disegnare, ricamare, occuparsi della casa, conversare con proprietà.

 

Una educazione alla virtù, all’integrità morale e ai valori cristiani. Monotonia di una vita quasi segregata, con poche occasioni di rapporti sociali. Giovani di non comune intelligenza e sensibilità, sanno osservare con sguardo penetrante, ora divertito, ora spietato, ora comprensivo e compassionevole, pregi e difetti dell’umanità che capita loro a tiro.

A creature del genere, da sempre inclini agli studi e alla lettura, quale altra prospettiva resta se non intraprendere quella carriera di scrittrici che le condurrà ad occupare un giorno un posto assolutamente di rilievo nella letteratura inglese dell’Ottocento?

È quanto accade appunto prima a Jane Austen e successivamente ad Anne, Charlotte ed Emily Brönte, i cui romanzi godono tuttora di una invidiabile popolarità, grazie anche alle innumerevoli trasposizioni per il grande e piccolo schermo. Tra le più recenti riproposte, le pregevoli raccolte in un unico volume realizzate dalla Newton Compton per la Austen (L’abbazia di Northanger, Ragione e sentimento, Orgoglio e pregiudizio, Mansfield Park, Emma e Persuasione) e dalla Bur per le sorelle Brönte (Agnes Grey, Jane Eyre e Cime tempestose, rispettivamente di Anne, Charlotte ed Emily).

 

Celebre per la sua ironia e autoironia, che rende così vivaci e briosi i suoi romanzi, maestra nei dialoghi, umilmente conscia dei suoi limiti, Jane Austen fa da ponte tra il romanzo domestico settecentesco e quello di costumi vittoriano.

Personalità che non manca di sorprendere, di volta in volta ritenuta dai critici schiva o eccentrica, conformista o trasgressiva, nella sua opera non si trovano accenni alla politica, alle sanguinose campagne napoleoniche o ai problemi sociali che si dibattono nelle grandi città come Londra, ciò che è invece prerogativa di scrittori come Dickens e Thackeray. Sa invece tesaurizzare come pochi le limitate esperienze umane del suo piccolo mondo provinciale, e ricavarne un affresco vivido e palpitante di vita.

Lo stesso si può dire delle sorelle Brönte, pur così diverse tra loro: la gentile e mite Anne, la passionale e romantica Charlotte, la ribelle e impetuosa Emily. Una diversità che si rispecchia nei loro romanzi più famosi, usciti nello stesso anno 1847, trent’anni dopo la morte della Austen.

Né l’autrice di Orgoglio e pregiudizio né le altre si sono proposte di rinnovare la struttura del romanzo, ciò che invece riuscirà a Virginia Woolf; ma seguendo i modelli letterari del tempo e senza dissentire apertamente dalle convenzioni della loro epoca, ad esempio quelle che incoraggiano i matrimoni per denaro e per posizione sociale e vogliono la donna come l’angelo del focolare, disseminano qua e là delle mine capaci di far saltare in aria questi stereotipi. E lo fanno in modo intelligente, sorridente ed equilibrato (un caso a sé è Cime tempestose, che non manca ancora oggi di stupire per la violenza selvaggia dei sentimenti), soprattutto attraverso personaggi femminili magistralmente disegnati.

 

Jane, Charlotte, Emily e Anne

 

Jane Austen (1775-1817). Nasce a Steventon nello Hampshire, settimogenita di sei maschi e due femmine. Una vita serena, ma breve (muore a 42 anni), trascorsa sempre nell’ambito familiare. Nel 1811 la pubblicazione del suo primo romanzo, Ragione e sentimento. Quasi ignorata dai contemporanei, lascia sei romanzi completi (tutti a lieto fine) ed uno interrotto.

 

Charlotte, Emily e Anne Brönte (1816-1855; 1818-1848; 1820-1849). La loro esistenza trascorre ad Haworth, remoto villaggio dello Yorkshire, insieme ad un fratello che morirà per abuso di alcol e stupefacenti (altre due sorelle erano morte di tisi) e al padre, pastore metodista. Per sostenere economicamente la famiglia, si adattano a fare, Anne e Charlotte, il mestiere di governante, ed Emily quello di insegnante. Scrivono i loro capolavori sotto la cappa della tragedia del fratello, delle ristrettezze economiche per i debiti da lui contratti, e delle malattie: di qui lo spessore umano delle pagine che vanno componendo, e che comunque mai hanno la precedenza davanti ai doveri e agli affetti familiari.

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