Amare questo nostro tempo

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Questo di cui riportiamo ampi stralci è un editoriale che Spartaco Lu-carini – direttore responsabile di “Cit-tà nuova” dal 1957 al 1975 – scrisse nel primo numero di settembre del 1958. Esso conteneva già in sé quella visione delle cose che poi lo guidò in tut-ta la sua missione di giornalista. Un giorno a quel grande cattolico francese che fu il Montalembert fu domandato, a lui storico, in quale tempo avrebbe voluto vivere. «Ai miei tempi», rispose. Forse sarebbe difficile ottenere oggi questa risposta da mi-lioni di uomini, sognatori di epoche passate o di miti futuri. C’è in quasi tutti un’evasione dal presente, perché non si conosce o non si vuole cono-scere il proprio tempo. Paragonato a periodi storici di profonde trasforma-zioni e di rinnovamenti sociali, il no-stro tempo ha questo di caratteristico: che assomma i segni di più crisi stori-che, quasi termine di un ciclo mille-nario e inizio di un’era nuova. A ben guardare, tra i vari aspetti della crisi odierna non ve n’è uno che non abbia riscontro nel passato; è come se oggi tutti i motivi dei tempi trascorsi si smorzassero, simili ad onde nate nu-merose dal riflusso del mare e tutte infrangenti contro uno scoglio invali-cabile. Lo scoglio è là: questo nostro tempo. Dio l’ha segnato per la sua opera di domani. Da questo scoglio prenderà avvio una nuova convivenza. Prima di tante crisi, si dice, vi è la crisi. È una crisi di gestazione. Una mamma, prima che la creatura nasca, non sa quali siano i lineamenti, la forma, il colore dei capelli, non ne può prevedere l’intelligenza e la per-fezione fisica. La gestazione dura me-si, durante i quali la creatura si forma, cresce, sviluppa tutti i suoi organi. Viene alla luce solo quando può af-frontare la luce. Così è del mondo d’oggi: matura-no nei sotterranei del suo essere tra-sformazioni profonde, rivelate alla superficie da urti violenti, da guizzi geniali di scoperte e di applicazioni, da insofferenze di popoli. Tutto quel-lo che è stato raccolto fino ad oggi sembra si sia impastato per fare il mondo di domani. Il nostro tempo: scoglio per l’edificazione di un edificio nuovo; gestazione di una creatura nuova. Come non amarlo? Come non viver-ne tutti gli attimi religiosi, sociali, po-litici, economici, scientifici, tecnici, quando sappiamo che di questi attimi si compone la vita di milioni di crea-ture umane? Nessun periodo storico è parago-nabile al nostro; e nessun periodo sto-rico può essere amato come il nostro in tutti i suoi cambiamenti e in tutti i suoi attimi che si succedono in ogni campo. Tutti questi attimi hanno una ca-ratteristica comune: l’insofferenza del limitato, del chiuso, il timbro dell’universale, che è quanto dire tut-to l’opposto delle strutture chiuse, anguste, nazionalistiche, protezioni-stiche, che abbiamo ereditato dai se-coli scorsi. La gestazione dell’umanità di domani ha dimensioni universali. L’animo, dell’umanità di domani non potrà non essere universale. Spartaco Lucarini

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