Altre armi? No grazie!

In Parlamento una legge delega che attenua il controllo sul commercio di armi. Intervista a don Sacco.
jsf35

Renato Sacco, parroco a Verbania in Piemonte, lo incontriamo a piazza Navona, dato che la polizia ha avuto l’ordine di impedire l’accesso al Senato al gruppo di esponenti di Tavola della pace e Rete disarmo che hanno esposto bandiere arcobaleno e  slogan contro la decisione imminente delle Camere di approvare una legge delega che, di fatto, attenua il controllo sulla produzione e commercio di armi.

 

Il padre comboniano Alex Zanotelli non usa mezzi termini e parla di strapotere delle lobby armiere, di «pazzia totale» dell’unico Paese europeo, l’Italia, che non ha diminuito le spese militari pur davanti alle esigenze pressanti che vengono, ad esempio, «dalla scuola che è a pezzi». Francesco Vignarca, portavoce nazionale di Rete disarmo, afferma che col costo di due caccia bombardieri  si potrebbe coprire il buco del 5 per mille negato alle organizzazioni di volontariato sociale.  

Esplicito è anche don Sacco, intervistato dalla trasmissione televisiva di rai 3 Report sul progetto di sviluppo dei caccia bombardieri Jsf35 della Lockeed Martin, il cui assemblaggio è previsto nell’aeroporto di Cameri, in provincia di Novara. Come esponente di Pax Christi, in questi anni ha
sempre mantenuto un ponte con la comunità cristiana in Iraq che, più di tutte, ha subito gli effetti collaterali della “guerra giusta”.

Don Sacco, i documenti della commissione giustizia e pace della diocesi di Novara sono molto chiari nella obiezione al programma dei caccia bombardieri predisposti anche per attacchi nucleari. Ma quale seguito hanno davvero?  

«Le prese di posizione hanno un solido fondamento nel cammino di riflessione ecclesiale. I mezzi di informazione ci ripetono continuamente che i caccia Jsf35 sono una grande occasione di sviluppo produttivo. Un treno che passa da prendere al volo… di diecimila posti di lavoro, davanti ai quali cade ogni obiezione di carattere etico anche da parte di chi ha compiti educativi»

Quindi una grande occasione per il rilancio dell’economia di tutta l’area?  

«Ma non è così. Lo sanno tutti e i nostri documenti lo dimostrano ampiamente. Non ci sarà alcuna ricaduta occupazionale nei termini previsti dalla propaganda»

E i sindacati cosa dicono ?

«Sono prudenti. Non si sbilanciano anche se a Novara è venuto Gianni Alioti, della Cisl internazionale, per dimostrare come la produzione di armi non assicuri affatto la crescita dell’occupazione. Che è invece la “gran balla” sostenuta dalle amministrazioni di centrodestra e centrosinistra. Quando si renderanno conto delle conseguenze del loro silenzio interessato sarà troppo tardi».


Una situazione difficile…

«È diffusa una condizione di afasia, di incapacità di prendere posizione pur conoscendo la realtà delle cose. Magari molti a parole sono contrari al progetto dei bombardieri,  ma non lo esprimono e agiscono di conseguenza. Noi invece, a cominciare dal nostro vescovo, abbiamo adottato un criterio di giudizio chiaro, che non seleziona e separa i “beni non negoziabili”, ma li mette assieme: dalla difesa della vita nascente all’opposizione contro il mercato delle armi. “Tu non uccidere” non diventa negoziabile solo perché fa guadagnare qualcuno».

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