Altolà, popolo della notte

Non toccategli la notte. Ogni notte. Ma soprattutto quella del venerdì e del sabato. Sono le più attese dai giovani in ogni momento dell’anno, ma in estate ancora di più. Ritrovarsi e divertirsi, ballare e sballare fino alle luci dell’alba, sino alla mattina. Perché la notte del popolo della notte è una notte prolungata negli orari, sterminata nelle emozioni, sconfinata nelle destinazioni. Ma anche infinita per chi aspetta a casa il ritorno dei figli. Adesso un provvedimento governativo vorrebbe troncarla a metà con la chiusura delle discoteche e dei locali alle tre del mattino. “Sono arrabbiatissimi i giovani qui a Riccione. Un amico dj è furioso”, ci riferisce Maruska, laurea in psicologia e frequentatrice per anni delle discoteche della riviera romagnola. “È stata la reazione immediata all’annuncio della chiusura anticipata “. La rabbia, ad un mese dalla notizia, è tutt’altro che sbollita, perché la notte è il tempo vitale per molti giovani. E guai a toccarla. Ma la pressione congiunta di genitori preoccupati e di un’opinione pubblica allarmata ha spinto la compagine governativa ad affrontare la complessa questione del divertimento notturno e dei suoi elevati rischi. Il Consiglio dei ministri ha così varato nella seconda metà di giugno un disegno di legge, che, oltre alla chiusura dei locali alle tre, fa scattare alle due il divieto di vendere superalcolici e alcolici, obbliga ad attenuare l’intensità della musica e proibisce l’uso di luci ad intermittenza. L’intento è prevenire quei fenomeni di stordimento e stanchezza causati dal violento impatto di musica e luci unito all’assunzione di alcol, che minano seriamente le condizioni psicofisiche dei giovani, che usciti dai locali si metteranno alla guida della propria auto. In tutti gli altri locali è vietata la vendita di alcolici dalle tre alle cinque. Gli incidenti mortali notturni sulle strade sono infatti il movente del contestato provvedimento. L’agghiacciante contabilità dei fine settimana non lascia spazio a dubbi. Dal 1992 sono morti quasi 6 mila ragazzi tra i 18 e i 25 anni. Una cifra pazzesca, che rimanda al dolore abissale di altrettante famiglie distrutte in un attimo dalla perdita traumatica di chi è più caro. I dati più recenti, forniti dalla polizia stradale, indicano le dimensioni di una vera e propria strage: nel 2001 sono morti 909 giovani, mentre i feriti sono stati 31.093, con invalidità permanenti per molti di loro. Gli incidenti notturni nel solo fine settimana rappresentano quasi la metà del totale degli scontri stradali notturni. Le cause sono legate soprattutto allo stato psicofisico alterato del conducente. Drammaticamente indicative due cifre: il 35 per cento delle oltre 55 mila persone sottoposte dalla polizia stradale nel 2001 al controllo con l’etilometro guidava in stato di ebbrezza; il 65 per cento di giovani transitati nello stesso anno nei reparti di pronto soccorso degli ospedali italiani a seguito di incidenti stradali presentava effetti legati al consumo di alcol. Si ridurranno gli incidenti? “All’inizio penso di sì – sostiene Massimiliano, “Inno” per gli amici, 29 anni, imbianchino riccionese con la passione delle discoteche – ma poi non so. Usciranno alle tre dalle disco ma saranno già sballati e provocheranno scontri. Sabato scorso, alle cinque del mattino, c’era ancora un sacco di gente in giro. Erano in auto e in moto. Molti di loro erano “cotti”. Gira tanta droga, anche a me in discoteca hanno offerto delle “paste”, delle pasticche”. I maggiori controlli della polizia in seguito al varo della patente a punti stanno mettendo in riga anche i più scriteriati. “Sono state ritirate tantissime patenti ai giovani – riferisce Inno -. Può essere un buon deterrente per dire a tutto il popolo delle discoteche di imparare a controllarsi nel bere e nello sballare”. Già nel 1991, l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Nino Cristofori, parlò di chiusura anticipata delle discoteche. Da quel tempo, governo dopo governo, centrodestra e centrosinistra, provvedimenti restrittivi sono stati solennemente annunciati ma mai attuati. E adesso? Staremo a vedere. Questa estate, comunque, non cambia nulla. Il testo del disegno di legge dovrà infatti passare all’esame delle Camere, e non sono state chieste corsie preferenziali. Laconico il ministro Carlo Giovanardi: “Bene che vada se ne parla in autunno”. All’estero le regole sono assai diversificate. In Gran Bretagna le discoteche sono aperte fin dopo le 4 e gli alcolici sono serviti fino alle 2, mentre in Francia si può ballare sino alle 4 o alle 5; in alcuni locali vengono ritirate all’ingresso le chiavi dell’auto e restituite ai proprietari dopo la prova del palloncino. In Germania, invece, non ci sono limiti agli orari ma sono state avviate campagne di sensibilizzazione per lasciare l’auto a casa. “Il mio Paolo è morto. Era mio figlio. Aveva 21 anni. Dopo una sagra al nostro paese, vicino a Milano, lui e i suoi amici sono andati a fare un giro in macchina. L’appello è semplice: ragazzi divertitevi, ma alzate il piede dall’acceleratore prima che il peggio accada”. Germano Rossi, il papà, ha denunciato i ministri di Lavori pubblici, Istruzione, Interno e Trasporti per “non aver imposto, come recita l’articolo 230 delle norme di attuazione del Codice della strada, “l’obbligatorietà dell’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado della formazione dei giovani in materia di comportamento stradale e della sicurezza del traffico””. Al di là del ricorso alla denuncia, resta cruciale il tema dell’educazione delle nuove generazioni. Educazione stradale, ma anche al divertimento e alla vita. Sulla riviera romagnola, regno incontrastato delle discoteche, dove si riversano nei fine settimana circa 170 mila giovani in cerca di svago, esiste un “Punto giovani”, nei pressi di Riccione, un centro animato da una piccola comunità aperta alla condivisione cui convergono giovani anche dalle disco. “C’è infatti in giro – precisa Laura, trentenne – un gran bisogno di entrare in relazione, di essere accolti, di essere ascoltati anche da persone adulte”. L’apice del divertimento vacanziero notturno resta nella settimana di Ferragosto e tutto ferve a Rimini, come a Misano Adriatica, come a Cattolica. Arriveranno ragazzi da tante parti d’Italia per ballare di notte e poi dormire in macchina o sulla spiaggia. A loro si rivolgeranno oltre 250 coetanei di gruppi ecclesiali provenienti da varie parti d’Italia con iniziative musicali e visite in alcune discoteche per condividere il desiderio di divertimento ma ancorarlo ai valori della vita, dell’altruismo, dell’interiorità. Don Mazzi PIÙ CONTROLLI E NUOVI “ORATORI” Chiusura anticipata delle discoteche per ridurre le vittime notturne della strada. Don Antonio Mazzi, molti disapprovano il provvedimento. “La patente a punti è già una misura che può ridurre le morti. Purtroppo in Italia le norme durano pochi giorni, anche perché esigono, tra l’altro, una presenza massiccia di polizia e carabinieri quasi da militarizzare l’Italia.A mio avviso, il provvedimento di chiusura delle discoteche alle tre del mattino non risolve niente, perché chi vuol “farsi” si “fa” anche fuori dai locali notturni. Il tema è la velocità e non siamo educati ad una guida sicura. Spero perciò in un più massiccio controllo dell’alcol e della velocità”. Cosa consiglia ai tanti giovani che incontra? “Per divertirsi non è necessario sballare. Ma perché possano capirlo sono necessarie tante cose: l’educazione da piccoli, la scuola, la presenza dei genitori in famiglia, una comunicazione più autentica tra padri e figli, tra marito e moglie. “È il grande tema dell’educazione, con i suoi tempi lunghi. Ma bisogna parlarne, proprio perché c’è il problema delle morti sulle strade, dell’alcol e della droga. E non si tratta solo di discoteca, ma anche delle feste di compleanno sottocasa. I genitori non possono far finta di non vedere niente. Tutti dobbiamo mettere la mano sulla coscienza e capire non solo come ridurre i morti, ma anche come insegnare ai nostri figli a divertirsi senza dover rischiare la vita. Abbiamo impiegato molto tempo per diventare ricchi, adesso dobbiamo impiegarne altrettanto per diventare migliori”. Adulti e istituzioni sembrano capaci solo di divieti verso i giovani. “Vietare è più comodo.Adesso la società è diventata così complessa che i problemi non si risolvono più con un “sì” o con un “no”. Insegniamo piuttosto ai nostri giovani che dentro l’educazione alla salute c’è anche l’educazione alla felicità. I padri devono dare l’esempio di cosa significano regole di vita, rispetto di sé, rispetto degli altri. E noi educatori non stiamo a guardare: inventiamo nuovi oratori”.

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