Alti e bassi delle commedie

Criminali come noi di  Sebastiàn  Borensztein. Un film argentino ricco di colpi di scena, con un ritmo piacevolmente scaltro, un sorriso ironico ed una freschezza interpretativa unica, da cui c'è molto da imparare: un gioiello. L’ultimo lavoro di Fausto Brizzi La mia banda suona il pop. Un film romano-centrico, dalle battute pesanti: una delusione.

Il genere commedia tira. Questo lo sappiamo.  Da noi, molto. In Francia – una maestra di finezza – , parecchio. Ed anche in Argentina che ci presenta un lavoro sorridente ma non troppo in  Criminali come noi di  Sebastiàn  Borensztein. Ci si diverte a vedere un vera armata Brancaleone in un paese sperduto dalle parti di Buenos Aires che vorrebbe fondare una cooperativa, acquistando dei silos abbandonati. Con fatica racimolano i soldi e li depositano in una banca di fiducia, il cui direttore sorridente sembra un amico. Solo che è un ladro. Infatti, quando la crisi economica investe la nazione, egli nasconde il denaro in un luogo segreto e il gruppo resta spiazzato. Qui comincia la caccia dei gatti – il gruppo – al topo (il direttore) con appostamenti, inseguimenti, fughe.

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Non sveliamo il finale, ovviamente, di un film ricco di colpi di scena, con un ritmo piacevolmente scaltro, un sorriso ironico ed una freschezza interpretativa unica in attori come Ricardo Darìn, Chino Darìn e Luis Brandoni. Si sorride di tutto, di politica certo tra il peronista e l’anarchico, ma l’amicizia è sopra tutto e aiuta a superare i lutti familiari.  Naturalmente il film è argentino e la problematica sociale dei diritti calpestati è evidente, però resa senza lacrime o retorica, bensì con sana ironia e un risvolto umano raccontato con intelligenza. Una commedia-gioiello da cui l’Italia dovrebbe imparare, vedendo l’ultimo lavoro di Fausto Brizzi La mia banda suona il pop.

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Un film romano-centrico, dalle battute pesanti, dai cliché ormai noti del gruppo Christian De Sica, Diego Abatantuono, Paolo Rossi (il migliore, perché misurato), Massimo Ghini, Angela Finocchiaro. Sono gli ex componenti della band I Popcorn, un furore negli anni Settanta ed ora in disarmo artistico ed esistenziale, ma che il magnate russo Ivanov vuole riunire per il suo compleanno a San Pietroburgo. Tocca al vecchio manager Abatantuono convincere il gruppo, zeppo di antichi rancori, a partecipare all’impresa.

Ma c’è un trucco, sotto: il manager e la segretaria di Ivanov tentano un colpo basso, cioè rubare l’oro del riccone approfittando della festa. Da qui  un ritmo che vorrebbe giocare alla 007, divertire tutti – il film  esce  in 400 copie – e proporre le gag dei noti attori, impegnati a rifare sé stessi. I tempi sono cambiati, forse  il pubblico vorrebbe  maggior finezza o almeno proporgliela senza riciclare il passato. Peccato.

 

 

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