Alternanza scuola lavoro: la protesta degli studenti

Venerdì 13 ottobre migliaia di ragazzi sono scesi in piazza in più di 70 città italiane per protestare contro  una delle innovazioni della legge 107 del 2015 (La Buona Scuola)

In alcune città gli studenti hanno manifestato indossando una tuta blu, per sottolineare lo sfruttamento che tanti ragazzi hanno dovuto subire da parte di alcune aziende convenzionate con le scuole e il Ministero, già lo scorso anno scolastico. Si parla di circa 1 milione e mezzo di studenti, a partire da quest’anno, che saranno impegnati nel percorso formativo educativo dell’alternanza scuola lavoro.

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Ma come funziona? Tutti gli studenti frequentanti l’ultimo triennio della scuola secondaria superiore hanno l’obbligo di effettuare il percorso di alternanza scuola lavoro per un totale di 400 ore per gli istituti tecnici e professionali e 200 ore per i licei, presso non solo imprese e aziende, ma anche federazioni sportive, associazioni di volontariato, istituzioni varie, enti culturali e ordini professionali.

 

Chiara, 17 anni, che ha iniziato l’alternanza lo scorso anno nella sua scuola, un liceo scientifico, racconta: «Certamente è un bel traguardo soprattutto nei licei mettersi alla prova con il mondo del lavoro, capire i meccanismi, uscire dalla scuola stessa e sperimentarsi, ma bisogna che le scuole si organizzino bene, rispettando i vari corsi di studio. All’esame di maturità lo studente dovrebbe relazionare sull’esperienza dell’alternanza ma a volte è davvero difficile conciliare il proprio progetto di studi con quello che realisticamente riesce a fare. Cosa andremo a raccontare? Alcuni miei compagni stanno in ufficio a fare fotocopie e sono veramente un po’ frustrati e anche per me poi non è stato tanto diverso».

Non meno amareggiata è Annamaria, una mamma davvero delusa di quello che sta avvenendo nel mondo della scuola: «È proprio assurdo che i nostri figli debbano andare a lavorare gratuitamente da Mac Donald o presso qualche altra azienda. Quasi sempre siamo noi genitori che dobbiamo cercare le ditte o suggerire alternative consone al percorso di studio dei nostri figli perché spesso la scuola non fornisce alcun supporto organizzativo e logistico».

Una indagine rivela che il 40% dei ragazzi non ripeterebbe l’esperienza. Insomma, regna la disorganizzazione nelle scuole, impreparate a questa novità e tanta confusione e malcontento fra i genitori e gli studenti. Anche gli insegnanti si sono trovati ad arrampicarsi sugli specchi per trovare una giustificazione ad un certo tipo di impegno lavorativo che gli studenti devono affrontare e che magari non ha nessuna attinenza con il percorso scolastico.

Il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha rilanciato il dialogo con le associazioni studentesche proponendo gli Stati generali sulla scuola il 16 dicembre e lanciando due strumenti per monitorare il progetto, una piattaforma e la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza: «Lavoriamo per elevare ulteriormente la qualità dei percorsi offerti, mettendo al centro, come ho ribadito il 10 ottobre in audizione in Parlamento, le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Su questo punto garantiamo il massimo impegno e anche la massima fermezza di intervento in caso di situazioni in cui il patto formativo che sta alla base dell’alternanza sia violato, impedendo a studentesse e studenti di fare un percorso significativo, innovativo e di qualità». Ce lo auguriamo davvero.

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