Alle radici del popolo della vita

Il Movimento per la vita italiano deve rendere una sua bella testimonianza. Senza l’amicizia di Chiara probabilmente esso non ci sarebbe o, comunque, sarebbe stato condannato alla marginalità di qualche piccolo gruppo. Fu nell’autunno del 1977 che conoscemmo la forza del Movimento dei focolari. La legge sull’aborto non era ancora stata approvata. Noi discutevamo da tempo su come arrestare la deriva che ormai sembrava inarrestabile. Nel primo Convegno ecclesiale su Evangelizzazione e promozione umana del 1976 presentammo l’idea di una proposta di legge popolare alternativa al testo abortista che si stava elaborando. Trovammo una risposta sfiduciata e distante: Troppo tardi – ci dissero. In seguito anche le associazione cattoliche ci dettero risposte equivoche o poco convinte. Poi, ormai a ridosso del voto finale in Parlamento, venne Chiara e fu straordinario, quasi incredibile come in pochi giorni una rete molecolare di focolarini stese una organizzazione su tutto il territorio nazionale. Con la loro consueta umiltà non pretesero primati associativi. Anzi la rete divenne Movimento per la vita e questo apparve improvvisamente all’opinione pubblica, una organizzazione vasta e credibile. Addirittura stupefacente: in poco più di 40 giorni, dall’8 dicembre 1977 al 20 gennaio 1978 furono raccolte 1.089.000 firme, tutte autenticate, tutte corredate dai necessari certificati. La prima proposta popolare della storia repubblicana ottenne una adesione almeno quattro volte più grande di qualsiasi altra proposta popolare fino ad oggi presentata da forze politiche ben più forti ed organizzate del neonato Movimento per la vita. L’amicizia con i focolarini e con Chiara, presente anche prima, si consolidò in via permanente nel lavoro silenzioso dei centri di aiuto alla vita, crescenti in numero ed efficienza proprio per l’apporto dei Focolari. Poi, di nuovo, nel 1980 e 1981, l’esplosione dell’amore di Chiara per la vita nascente: 2.350.000 firme raccolte tra il luglio e il settembre 1980 per chiedere un referendum sulla legge 194 alternativo a quello gravemente peggiorativo dei radicali. E poi la lunga campagna referendaria del 1981, ancora con i focolarini in prima linea. Che commozione vedere giovani, ragazze e ragazzi, che per la prima volta parlavano nelle piazze, vincendo la timidezza, loro che prima erano stati chiamati soltanto alla preghiera e agli incontri privi di polemiche e contestazioni tipici di chi aveva per divisa l’unità con tutti, l’ottimismo nella valutazione degli altri, la fiducia nell’azione spirituale di Gesù in mezzo! Emerse un altro straordinario carisma trasmesso da Chiara al suo popolo: la capacità di farsi tessuto connettivo tra movimenti ed associazioni diverse, in quel tempo spesso in contrasto tra loro. Ai focolarini, come militanti di prima linea, si aggiunsero gli associati di altri movimenti. Particolarmente rilevante fu l’apporto di Comunione e liberazione. Fui tante volte ammirato nel constatare la perfetta sintonia tra raggruppamenti dalla spiritualità così diversa. Quella azione pubblica abituò molti, forse per primo lo stesso Movimento dei focolari, ad una continuità di impegno tra il rapporto con Dio, la gratificazione delle relazioni educative interne e l’azione esterna per il bene comune. Forse è indebita presunzione, ma credo che in questa direzione lo stimolo del Movimento per la vita abbia giocato un ruolo non secondario. Oggi il vario mondo dell’associazionismo cattolico italiano attraversa una nuova stagione di unità spirituale e civile. Il referendum del 2005 sulla legge 40, il successivo Family day, e anche – soprattutto – i coordinamenti permanenti sotto le sigle di Forum delle famiglie, Scienza & vita, Forum degli operatori sanitari, Retinopera hanno una radice anche in quell’impegno del 1980- 1981, che è stato, secondo me, un cominciamento. In questo la funzione di tessuto connettivo dei focolarini è stata decisiva. La vocazione a costruire l’unità, propria di Chiara, si è dispiegata nella Chiesa cattolica, nei rapporti con le religioni, tra le nazioni, ma anche, in Italia, nel movimento cattolico. Con mia moglie, di cui Chiara mi domandava sempre, ho avuto con lei vari incontri, talvolta diretti ad ottenere nuovi aiuti per le iniziative del Movimento per la vita. Sempre ho avuto risposte positive. Memorabile resta la grande manifestazione fiorentina del 17 maggio 1986, anniversario del referendum di 5 anni prima. Era l’anno in cui il capoluogo toscano era proclamato capitale europea della cultura. Proponemmo il tema Prima di tutto la vita come ricordo dell’umanesimo che, fiorito a Firenze, aveva dato alla città un indiscutibile primato culturale. In un Palasport gremito fino all’inverosimile i focolarini, con il Gen verde e il balletto di Liliana Cosi, rallegrarono la serata. Poi ci furono gli interventi di Chiara e quello di Madre Teresa di Calcutta. Infine le due straordinarie donne firmarono l’Appello all’Europa affinché le istituzioni di Strasburgo e Bruxelles adottassero una Carta dei diritti dei bambini nati e non ancora nati. Nacque allora l’idea del Concorso europeo: il primo era diretto a far conoscere a tutti i giovani italiani ciò che Chiara e Teresa dissero quel giorno. Poi l’iniziativa si è ripetuta ogni anno fino ad oggi, costantemente appoggiata, in modo particolare, dal contributo focolarino, il cui Gen verde, ha talora resa più festosa la manifestazione conclusiva con i premiati a Strasburgo. Di Chiara il Movimento per la vita conserverà sempre la memoria. Con Madre Teresa, Giovanni Paolo II, La Pira, Don Oreste Benzi, Don Zeno essa ci assicura che la santità ha accompagnato e benedetto la nostra fatica. È una memoria che vince ogni stanchezza e che esige uno stile di azione espressivo di speranza, fiducia, ottimismo, convinzione dell’unità di tutti gli uomini anche riguardo alla vita, oltre incomprensioni e polemiche.

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