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Persona e famiglia > Famiglia

Alla scoperta di due popoli

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova

Il viaggio in Terra Santa dei Giovani per un mondo unito di Emilia Romagna e Marche, tra turismo e incontro.

giovani terra santa

«Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma di sicuro mi aspettavo tutto». È significativo questa sorta di ossimoro uscito dalle labbra di Francesca, una delle partecipanti al viaggio in Terra Santa dei Giovani per un mondo unito di Emilia Romagna e Marche. Dieci giorni per incontrare e conoscere chi, nella vita di tutti i giorni, mette il proprio tassello di dialogo e speranza in questa regione travagliata.

 

Un viaggio iniziato quasi un anno prima della partenza, prevista per la metà di agosto 2010. Di fronte ai costi non indifferenti, i giovani si sono dovuti rimboccare le maniche per autofinzanziarsi: dalle magliette, alle torte, ai tornei sportivi. Alcuni di loro, che potevano permettersi di pagare la quota per intero, hanno scelto di rinunciarvi a favore di chi non ce l’avrebbe fatta nemmeno grazie a questo contributo. «E sono addirittura avanzati soldi – riferisce Alessandro – che abbiamo poi lasciato sul posto, dove molte persone mancano del necessario».

 

I primi due giorni sono stati dedicati a Betlemme, in zona palestinese: «La prima notte – racconta Gianmaria – sono stato svegliato dal grido del muezzin, che chiamava i fedeli musulmani alla preghiera. Ho spontaneamente risposto con alcune preghiere cristiane, e mi sono riaddormentato riscoprendo la mia fede». Da subito c’è stata l’occasione di incontrare giovani sia cristiani che musulmani, tra cui un architetto che ha scelto di rinunciare alla professione e fare il contadino pur di rimanere in patria: «Ci ha raccontato di averlo fatto perché Betlemme, tanto più dopo la costruzione del muro, rischia di spopolarsi soprattutto di cristiani – spiega Stefano – e quindi non ha voluto lasciare la sua terra».

 

La seconda tappa è stata Gerusalemme, con la guida di ragazzi cristiani della città, dove tra sinagoghe, chiese e moschee sono nate amicizie. Una città che rivela forti contrasti: «A Betlemme – fa notare Stefano – per alcune ore al giorno viene sospesa l’erogazione dell’acqua, perché non ce n’è a sufficienza. A Gerusalemme, invece, si vedono ville con piscina». Il viaggio è poi proseguito a Nazaret.

 

Momento cardine è stato la partecipazione alla Mariapoli di Nes Ammim, dove si sono incontrati 250 ebrei e musulmani, di cui alcuni dalla Striscia di Gaza che avevano ottenuto il visto la mattina stessa. Tre giorni improntati sul dialogo e sull’ascolto, al di là delle differenze di lingua prontamente risolte dagli interpreti. «Se dovessi esprimere il concetto con una citazione cinematografica – prosegue Gianmaria – direi “Abbiamo visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”». Storie di persone che si impegnano a portare avanti la loro vita nel migliore dei modi, districandosi tra la miriade di permessi necessari per muoversi e le incomprensioni che dividono i due popoli. «Un padre palestinese – riferisce Alessandro – ci ha raccontato che continua a ripetere alla sua famiglia che deve farsi forza e rimanere, senza cedere come tanti altri alla tentazione di andarsene». «Ho particolarmente apprezzato il fatto di aver incontrato entrambi i popoli – prosegue Stefano –, perché altrimenti avrei avuto una visione soltanto parziale della situazione. Dispiace percepire, anche da parte di molti giovani, una certa ostilità al dialogo. Ma per noi è stato un farsi carico della realtà sia israeliana che palestinese».

 

Un viaggio speciale e da rifare a detta di tutti, nonostante le incertezze iniziali: «Le terre in cui stavamo andando mi mettevano un po’ di paura – ammette Marianna – ma poi mi sono sentita accolta da ciascuna delle persone che abbiamo incontrato». «Se avessi fatto il solito turismo – aggiunge Elisa – sarei tornata a casa con poco più di quello che avevo. Invece ora ho in me tante storie, tanti volti. E se da un lato c’è la tristezza di aver toccato con mano tutte le difficoltà di un popolo diviso, dall’altra c’è la speranza nel vedere tante persone che si impegnano ogni giorno perché il dialogo sia possibile».

Riproduzione riservata ©

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