Alida Valli: cento anni di eleganza e bellezza

Il 31 maggio del 1921 nasceva l'attice simbolo del 900 cinematografico Alida Valli. Una professionista che non si sentiva minimamente una diva ma solo una donna che amava tanto il suo lavoro
Alida Valli (da flickr)

Cent’anni fa, il 31 maggio 1921, nasceva, a Pola, Alida Valli: donna forte, straordinaria e fondamentale attrice del 900 cinematografico. Italiano e non solo. Bellissima, slanciata, con una voce profonda, gli occhi verdi luminosi, quasi di ghiaccio, un’energia rara, limpida, abbondante.

Iniziò giovanissima, sedicenne, dopo l’infanzia sul lago di Como e dopo un’esperienza breve al Centro Sperimentale di Cinematografia, con un film di Mario Bonnard: Il feroce saladino. Era il 1937, e fu subito successo. Ne seguirono immediatamente altri, sempre leggeri, sempre della stagione dei telefoni bianchi: tra questi Mille lire al mese di Max Neufeld, anno 1938. Il primo ruolo “vero”, però, nel senso di importante, nel senso di personaggio robusto, drammatico, fu per lei quello in Piccolo mondo antico di Mario Soldati, anno 1941, tratto da Fogazzaro.

Diceva che il lavoro era un gioco, che l’amore era vivere, e di amore visse, anche soffrendo per legami finiti a volte in modo tragico, come quello con Carlo Cugnasca, aviatore, che morì in un incidente aereo in Libia, nel 1941. Sposò più tardi Oscar De Mejo, col quale fece due figli: Carlo e Larry, mentre il suo fascino e il suo talento varcavano l’Atlantico e si univano a quello di maestri come Hitchcock (Il caso Paradine) o Carol Reed (Il terzo uomo).

Con Rossano Brazzi nel film Noi vivi di Goffredo Alessandrini (da Wikipedia)

Ma l’America, e soprattutto Hollywood, le provocarono presto claustrofobia, e il suo ritorno in patria fu volontario, felice e segnato dalla grande collaborazione con Visconti per Senso, 1954 – tra le sue interpretazioni più importanti – e Antonioni, Il grido, 1957. Oltre a quella con altri importanti autori come Pasolini,  Edipo Re, e Bernardo Bertolucci per Strategia del ragno e Novecento.

La lista di grandi registi con i quali Alida Valli ha lavorato è davvero molto lunga: da Zurlini a Clement a Chabrol, tra i vari, fino a Marco Tullio Giordana che la diresse in La caduta degli angeli ribelli, del 1981, film col quale vinse il David di Donatello come migliore attrice non protagonista.

Recitò sempre con la sua eleganza, con la sua luce e quello sguardo intenso, catturante, aristocratico, mescolato però al carattere di una donna facilmente ironica, leggera, diretta nei modi, curiosa e coraggiosa nell’accettare i personaggi. Mai, altrimenti, avrebbe potuto interpretare la mamma di Roberto Benigni in Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci, nel 1977.

Ha attraversato gran parte del secolo breve con tanti ruoli assai diversi tra loro e con la sua personalità spiccata, col suo essere sempre moderna e un po’ ribelle. Ha amato la libertà, l’indipendenza, ma anche tanto le persone. Ci lascia un patrimonio enorme, prezioso, con una cascata di film meravigliosi, centinaia, con le sue donne complesse, moderne, belle, ricche di vita. Rimane un dono permanente, infinito, Alida Valli, che non si sentiva minimamente una diva ma solo una donna che amava tanto il suo lavoro. Da questo appassionatamente, profondamente ricambiata. Giustamente, doverosamente Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia.

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