Alezio è un piccolo Comune della provincia di Lecce, nel versante occidentale del Salento, a pochi chilometri da Gallipoli. Qui, durante le mie vacanze, ho incontrato una storia capace di raccontare molto più di un evento: il desiderio di alcuni giovani di abitare il proprio paese, riempire gli spazi pubblici e trasformarli in luoghi di incontro per ragazzi, cittadini e comunità.
Una generazione che non si lascia scoraggiare dalle difficoltà, ma cerca occasioni per restare, costruire e far nascere nuove possibilità nel proprio territorio. L’idea è semplice e potente: se mancano luoghi capaci di accogliere i giovani, allora bisogna crearli insieme. È nato così Aletium Festival.
Vincenzo Quarta, 24 anni, studente universitario, è tra gli ideatori del Festival. Lui, come il gruppo di promotori che lo accompagna nello sviluppo del progetto, porta con sé una convinzione: non aspettare che le cose cambino, ma contribuire a cambiarle.
Vincenzo, com’è Alezio oggi dal punto di vista della vita giovanile e culturale?
«Alezio oggi non offre grandi possibilità, specialmente per i giovani. È probabilmente una delle problematiche che accomunano tutti i paesini simili. A livello di associazioni siamo molto attivi, con iniziative ed eventi che si svolgono con buona frequenza, soprattutto durante l’estate. Ciò che manca è proprio la partecipazione giovanile, c’è un problema legato al non accorgersi che i ragazzi hanno bisogno di stimoli differenti, più al passo con i tempi, e soprattutto di un coinvolgimento reale».

Calcetto. Credit: Dinamo Alezio.
Com’è nata l’idea di organizzare questo Festival?
«Sicuramente l’idea nasce dalla necessità di utilizzare e recuperare gli spazi di cui il nostro paese dispone. Quest’idea si è evoluta sulla base di un concetto che abbiamo cercato di fare nostro: tentare di mettere insieme le passioni dei singoli individui per creare un evento capace di generare valore per tutta la comunità. Ognuno di noi ha aggiunto il proprio tassello, dando vita a un evento che ha realmente coinvolto il paese intero».
Come si è svolto il Festival e quali attività avete proposto?
«Il Festival si è svolto in due giorni, 20 e 21 agosto 2026, a partire dal tardo pomeriggio., con un torneo di basket, uno di calcetto, oltre alla realizzazione del murales. Il torneo di calcetto ha visto partecipare le squadre rappresentative dei rioni storici del paese, dando in questo modo una forte caratterizzazione storica e sociale al festival. Il primo giorno un collettivo di amici, che si occupano di musica unita a temi come l’arte e la salute mentale, ha realizzato una jam session aperta a tutti; due amiche hanno invece esposto la loro mostra fotografica. Il secondo giorno abbiamo organizzato un cypher di break dance e un contest di freestyle rap, a cui hanno partecipato ragazzi da tutta la regione e anche alcuni venuti da Roma».

Break dance. Credit: Dinamo Alezio
Cosa vi ha spinto a dedicarvi a questo progetto?
«La volontà di dimostrare che i giovani possono essere protagonisti della vita del paese. Doveva essere un modo per farci sentire, un modo per dire: “Ci siamo anche noi!”».
Come vi siete divisi i compiti e in che modo avete lavorato in squadra? Avete coinvolto anche associazioni o istituzioni del territorio?
«La suddivisione dei compiti è stata fatta basandosi sulle predisposizioni dei singoli e lasciando carta bianca alla loro creatività e visione dei vari ambiti, dalla parte artistica a quella social, fino a quella sportiva, favorendo così la possibilità per ciascuno di lasciare la propria impronta. L’organizzazione ha coinvolto circa 30 ragazzi. Credo che la cosa più bella sia stata vedere, nel corso degli ultimi mesi, questi giovani e quasi tutti alla prima esperienza del genere, incontrarsi e dedicare il proprio tempo alla creazione di qualcosa di nuovo, guardando tutti nella stessa direzione. Come ho detto prima, c’è stato un vero coinvolgimento del paese, con associazioni e istituzioni che hanno contribuito attivamente alla riuscita del Festival. Penso sia fondamentale, anche se non è scontato che chi ha già maturato esperienza in ambiti simili si metta al servizio di giovani che mostrano voglia e impegno nel cercare di migliorare il proprio paese; devo dire che, in questo senso, la risposta è stata estremamente positiva».
Che cosa significava realizzare un evento pensato dai giovani per i giovani?
«Volevamo lasciare un segno, concreto e permanente: il murales realizzato è ormai lì a testimoniare la riuscita dell’evento. Volevamo però, soprattutto, dimostrare a tutti i giovani del paese che è possibile fare, che la logica del “il paese non ha nulla da offrirci” deve cambiare in “il paese non ha nulla da offrirci, quindi, creiamo ciò che vorremmo ci venisse offerto”».

Il murales in costruzione. Credit: Dinamo Alezio
Come ha risposto il pubblico a questo evento?
«Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dal numero di persone che hanno partecipato, tra cui tantissimi giovani di ogni fascia d’età. I feedback ricevuti ci hanno confermato che l’idea ha funzionato».
Se dovessi raccontare questi due giorni in una sola frase, quale sceglieresti?
«Mi è stato detto che, durante quei due giorni, non sembrava neanche di essere ad Alezio. Considerando l’accezione positiva dell’affermazione e conoscendo la situazione del paese, non posso che essere d’accordo: credo che per due giorni siamo riusciti a mostrare un volto diverso, alternativo, di Alezio. “È stata una manifestazione bellissima, davvero entusiasmante” – ha detto il sindaco Andrea Barone, intervenendo al Festival – “Non era semplice organizzare tanti eventi insieme in due sole serate, e i nostri ragazzi ci sono riusciti in maniera eccellente, impeccabile e con grande rigore. Lo spazio occupato è stato sempre gestito bene, organizzato e pulito: non è una cosa semplice. Davvero complimenti a questi ragazzi e a questi giovani. Come amministrazione comunale siamo orgogliosi che ci siano ragazzi che vogliono impegnarsi per promuovere la nostra Alezio e renderla più bella”».

Mostra fotografica. Credit: Dinamo Alezio
Link del progetto Aletium Festival: DINAMO ALEZIO (@dinamo_alezio) • Foto e video di Instagram